Tragedia di Otranto 13 anni dopo...
Furono più di cento le persone, donne, uomini, molti bambini, cittadini albanesi che perirono per l'affondamento della piccola imbarcazione che li avrebbe dovuti portare verso un futuro migliore
Domenica, 28 marzo è stato il tredicesimo anniversario della Tragedia di Otranto, il fatale incidente in cui persero la vita decine persone. Una vera strage di albanesi che tentavano la fuga dall'Albania; oltre cento, bambini, uomini e donne. La piccola nave da pesca "Kater I Rades", che aveva a bordo 142 persone, si "schiantò" la notte del 28 marzo 1997, a circa 35 miglia dalla costa pugliese, contro la nave della marina militare "Sibilla". Le ricerche portarono al ritrovamento di 57 corpi. Solo 37 i superstiti. Ancora oggi i corpi di 28 persone tra cui donne e neonati non si sono ancora ritrovati. Per verificare le responsabilità della marina militare venne aperto un processo che nel corso di questi anni è stato rinviato e ritardato e che come denunciano i famigliari delle vittime rischia di non tenersi mai più. Il clima politico di allora non era molto diverso da quello attuale, il Governo aveva imboccato la stessa strada di tolleranza zero nei confronti degli arrivi di profughi in Italia dall'Albania. L' intervento della nave della Marina Militare Sibilla - che secondo le testimonianza dei superstiti speronò la Kater - fu un chiaro segnale della mancanza di disponibilità all'accoglienza, mentre la mancanza di verità e chiarezza ha dimostrato in tutti questi anni una tendenza a nascondere le ragioni di quella tragedia. I familiari delle vittime e le autorità albanesi hanno chiesto diverse volte che il processo si svolga senza ulteriori rinvii, insabbiamenti, per non perdere la memoria e la dignità.
I familiari delle vittime di Otranto non hanno voluto accettare i risarcimenti offerti nel 2003 dallo Stato italiano, rifiutando così la proposta di indennizzare i parenti con una somma che ammontava in totale a circa 5 milioni di euro. I rappresentanti dell'associazione delle vittime della strage di Otranto hanno ribadito che "è una somma ridicola se si pensa che in cambio si chiede la sospensione del processo giudiziario, che invece a nostro avviso deve andare avanti in modo che emerga la verità su cosa è accaduto nel golfo di Otranto. Non accettiamo soldi ma giustizia, la condanna dei responsabili della tragedia che portò alla morte di tanti innocenti. Il dolore per la scomparsa dei nostri cari non può estinguersi semplicemente con alcuni indennizzi sborsati dal Sstato Italiano ma solo facendo giustizia!"
Mentre il dolore dei parenti divora la loro anima, un altro fatto sconcertante è venuto fuori da pochi giorni; la nave da pesca "Kater i Rades" si trova attualmente in totale stato d'abbandono nella zona di Forte a Mare, diventata oggetto di ladri e vandali. Nessuno si è preso l'iniziativa di trasformarlo in un monumento in onore delle vittime, un oggetto, un simbolo per ricordare le tragedie dell'immigrazione. Come ogni anno, i familiari delle vittime di questa tragedia si sono riunite il 28 marzo in riva all'Adriatico, dall'altra parte, a Valona e hanno buttato in mare i fiori in ricordo dei loro cari.
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