Intervista a Nina Zilli

RIMINI - Notizie spettacoli - gio 08 apr 2010
di Carlotta Frenquellucci

 

Una cantante retrò che guarda sempre lontano

In tour dopo l’esperienza sanremese

Se il Festival di Sanremo da poco conclusosi ha un merito è quello di aver finalmente consacrato nel panorama musicale italiano la sorprendente voce di Nina Zilli. Nina come Nina Simone, suo incrollabile idolo. Cresciuta tra Irlanda e Stati Uniti, compone, suona piano e chitarra, canta, arrangia, si ispira alla musica americana anni ‘50 e ‘60, rilegge lo ska, il rocksteady, il reggae e il beat italiano. Gli appassionati del genere in realtà già la conoscevano, ma l’ultimo film di Ozpetek Mine vaganti (di cui Nina firma la colonna sonora col singolo 50mila cantato con Giuliano Palma) e la vittoria del premio della critica “Mia Martini” a Sanremo hanno fatto sì che, dopo anni di gavetta e senza la spinta del reality di turno, Nina sia oggi conosciuta ed apprezzata anche dal grande pubblico. E infatti ha pubblicato il suo primo album, intitolato Sempre lontano, un re-packaging del suo EP con l’aggiunta di diversi inediti ed è instancabile protagonista di un’ intensa tournèe in tutta Italia. I più fortunati avevano già assistito a una sua eccellente performance lo scorso novembre al Satellite MusiClub, ma per tutti gli altri Nina avrebbe dovuto tornare in Romagna il 15 aprile al Teatro Petrella di Longiano, ma la data è stata cancellata. L’occasione è ottima per fare con lei, simpatica e splendidamente abbigliata, quattro chiacchiere post Sanremo.

Dopo i grandi palchi, cosa ci dobbiamo aspettare dai tuoi prossimi live?

«Il live rappresenta quello che è il disco ma in versione più verace, più spinta. Ci sarà un’esplosione di rhythm & blues e di musica jamaicana, generi a cui sono molto legata. Nel disco sono stata supportata da un’orchestra di cinquanta strumenti come si faceva una volta, chiaramente alcuni live prevedono sette persone, una formazione minima ma super black».

Come hai vissuto Sanremo e come stai vivendo il post eventum?

«Sanremo è stata una bella esperienza, sono andata senza compromessi e con dignità. A me piaceva il Sanremo dei tempi di Mina e Tenco, poi ammetto che la sua qualità si sia andata deteriorando ma l’importante è essere fedeli a se stessi e poi vedere mia mamma e mia nonna sedute all’Ariston mentre canto un mio brano è stata la vittoria più grande. Certo, Sanremo è destabilizzante, non ci si ferma mai e provoca una sorta di psicosi per cui chiunque ti chiede un autografo anche se non sa che sei. La fortuna è che, essendo partita subito per la tournèe sono ancora nella centrifuga e ci resterò fino a settembre poi chi lo sa…»

Cosa c’è di nuovo nel disco rispetto all’EP?

«L’EP era sostanzialmente un mezzo disco, una Nina Zilli dalla A alla L, in Sempre lontano c’è una Nina Zilli dalla A alla Z con omaggi al beat italiano e al maestro Ennio Morricone».

Come sei riuscita a conciliare con originalità la tua musica alle melodie degli anni ’50?

«Sembra un paradosso, ma la musica anni ‘50 ha la caratteristica di non scadere. Il suono della Motown rappresentò il primo pop a livello mondiale, le melodie soul di allora restano indimenticabili. Devo ringraziare Amy Winehouse per aver riportato l’attenzione su questa epoca artistica e per aver risvegliato l’interesse della discografia e del pubblico».

La stessa originalità traspare nel tuo stile efficace e impeccabile, a chi ti ispiri?

«Ho dei grandissimi amori: Alton Ellis, Otis Redding, Rafael Saadiq, Caterina Caselli e tutta la musica nera. Sono stili molto connotati che mi rispecchiano anche nell’abbigliamento e così, oltre ai dischi, colleziono anche abiti vintage. Qualche volta mi sento una Mami giamaicana, altre volte una vulcanica Martha Reeves».

 

 

 

 

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