Per tre anni non si vota più...

RIMINI - Notizie primo piano - gio 08 apr 2010
di Stefano Cicchetti

Scenari poco allegri dopo il risultato delle regionali
Però Rimini nel 2011 deve scegliere il sindaco

Per tre anni non si vota e a Roma, volenti o nolenti, ci si apparecchia a una placida "stagione di riforme". La crisi divora tutto, dai redditi ai posti di lavoro. Solo l'inflazione continua miracolosamente a crescere, trainata dai prezzi di un petrolio di cui neppure Obama può fare a meno. Ma ormai la crisi è come il riscaldamento globale: anche se c'è non ci possiamo fare niente, non facciamolo e occupiamoci d'altro. Del presidenzialismo da fare e delle intercettazioni da non pubblicare, meno quelle di calciopoli.
Ciò succede al centro. Poi c'è la "provincia". Una parola, questa, che ha un senso solo in Francia e in Inghiletrra. Non si adatta a paesi come la Germania e l'Italia, dove non esiste una capitale delle dimensioni e dell'importanza di Parigi e Londra, attorno cui hanno ruotato non solo tutte le città della nazione ma, fino a pochi decenni fa, sterminati imperi.
Da noi non è così, non lo è mai stato dalla caduta di Roma in poi. Le ultime elezioni regionali hanno fornito l'ennesima prova di quanto conti da noi "la provincia". A Roma, Torino, Venezia, perfino l'Aquila, il capoluogo ha votato per il centrosinistra, il resto per il centrodestra. E dappertutto ha vinto quel "resto" tanto snobbato quanto sconosciuto. La Voghera della casalinga, la Viggiù dei pompieri da caricatura. L'avanzata della Lega ovunque procede dalle periferie, dai paesini di montagna sbigottiti dall'immigrazione. Le Cinque Stelle di Grillo si nutrono delle voci degli inascoltati.
Ma per tre anni non si vota. Salvo che per il sindaco di qualche città di provincia. Come a Rimini fra un anno. Dunque mentre a Roma come a Bologna tutti stanno andando alla ricerca di un nuovo clima, da noi si andrà arroventando quello elettorale. Partendo proprio dall'ultimo responso delle urne.
A ogni schieramento le sue croci. Il centrodestra, ormai maggioritario in città in ogni elezione salvo la più decisiva, dovrà rimettere insieme i cocci di una guerra intestina che negli anni è divampata sempre più virulenta. A Lombardi e Pizzolante servirebbe ben altro che "i delusi del Pd" - Vichi e Gambini - per compensare i danni di un'eventuale lista civica di Gioenzo Renzi. Senza contare la cronica mancanza di un candidato forte.
Nel centrosinistra, dove di lotte fratricide si è sempre campato, alle tante emorragie si è aggiunta, pesantissima, anche quella in direzione di Beppe Grillo, che qui ha segnato il record nazionale. Fra l'altro mettendo la pietra tombale su quella che una volta era la "sinistra alternativa".
Basterà un anno per sistemare tutto ciò?
Ma per prima cosa i partiti dovranno sudare sette camice per portare la gente a votare. L'elezione del sindaco ha certo più appeal di quella del governatore, ma non c'è bisogno di essere politologi per avvertire quanto sia ormai feroce il disgusto per la politica, perfino presso coloro che ancora votano. Chiunque vincerà a Rimini, quindi, probabilmente lo farà al ribasso, perdendo meno dell'altro. Una prospettiva già poco allettante, perché se così fosse i cittadini a riconoscersi nel loro sindaco sarebbero ancora meno. Ancor più sconsolante, per quanto paradossale, è quanto si intravede da quanto fin qui prospettato dai due blocchi principali. Il centrodestra finora non ha manifestato nessuna idea nuova di città, se non il semplice ricambio ai posti di comando. Invece il centrosinistra periodicamente proclama di voler cambiare pagina, azzerando cioè quel che esso stesso ha fatto finora. Ma in provincia succedono queste e altre stranezze. Tanto a Roma per tre anni non si vota.

 

commenti

Quadretto desolante..

scritto da danillo
ven 16 apr 2010 ore 18:45:44
ma realistico. Anzi, direi ottimistico. E' molto probabile, invece, che prima della scadenza del mandato elettorale, ci ricada sulla testa la montagna di debito che stiamo accumulando. E allora, se così fosse, le elezioni non serviranno più. E' stupefacente come non esista consapevolezza della catastrofe finanziaria che ci travolgerà. Probabilmente, si aspettano i suoi primi effetti prima di correre a i ripari. Ma poi sarà troppo tardi, temo..
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