La festa de Sumarḷng

Rimini - Notizie Borgo San Giovanni - mer 24 mar 2010

Un conoscente del Borgo Sant'Andrea mi ha chiesto di scrivere i miei ricordi sulla vecchia tradizione riminese del “somaro lungo” (e sumarlòng, secondo il Dizionario di G. Quondamatteo) ed io, confidando nella memoria, mi accingo ad accontentarlo chiedendo però venia se, dato il tanto tempo trascorso, incorrerò in qualche imprecisione o dimenticanza.

Nella giornata del Lunedì di Pasqua, tempo permettendolo, fin dal mattino c'era una processione ininterrotta di gente, a piedi o in bicicletta quella meno abbiente ed in carrozza (e fiacre) quella benestante, che, partendo dal centro storico, percorreva le vie Garibaldi (la cuntrèda di magnèn), Saffi, Covignano (la pulvrèra) per raggiungere i dolci pendii di Covignano, nei paraggi della grande croce, punto di partenza della suggestiva “via crucis” che arriva alla sovrastante Chiesa delle Grazie. (…)

Chi era arrivato in carrozza, nella condizione cioè di portarsi dietro il peso, scaricava le ceste contenenti una robusta provvista di cose mangerecce (pane, formaggi, salumi, pollo arrosto con patate, filoni di ciambella, frutta e fiaschi di vino). Chi invece era arrivato a piedi o in bicicletta si accontentava di tirar fuori dalle tasche un piccolo cartoccio che conteneva uno sfilatino di pane con prosciutto e mortadella. Le famiglie con una nidiata di bambini avevano un bel da fare per farli giocare senza che si scalmanassero troppo, qualche coppia anziana si faceva una devota via crucis, prima di mangiare, mentre noi ragazzi cercavamo di abbordare le ragazze col proposito di trascorrere assieme quelle piacevoli ore di scampagnata collinare. Se l'approccio era garbato, tale cioè da non far subito trasparire un nascosto intento pomiciatorio, si riusciva a fare brigata, organizzando giochi – del tipo “domande con penitenza” se le risposte erano sbagliate – che, sovente, rendevano stuzzicante e redditizio il loro svolgimento. (…) Sia nell'andata che nel ritorno era tutto un allegro vociare; canti da solista se nel gruppo c'era chi sapeva cantare bene, o rumorosi cori se i partecipanti erano poco versati per il vocalizzo singolo. Questa bella giornata di svago collettivo (…) è durata finché il primo novembre 1943, l'inizio dei bombardamenti sulla città, ha tolto ai riminesi la possibilità e la voglia di festeggiare il Lunedì di Pasqua. C'è stata un'interruzione per un paio d'anni poi l'usanza ha ripreso vita, nella scia della volontà dei cittadini di riprendere un'esistenza quasi normale, dopo tanto patire. Certo non c'era più lo spirito allegro e godereccio delle edizioni precedenti – rovine, lutti, miseria avevano non poco intristito lo spiritaccio dei riminesi – e le non molte edizioni postbelliche non palesavano la vivacità del tempo passato. Per noi ragazzi c'era poi la non gradevole constatazione del mutamento dei costumi che mortificava non poco il nostro spirito di galletti gelosi del pollaio! Non poche famiglie con ragazze, a piedi o in carrozza, avevano come ospiti soldati dell'esercito alleato, talvolta anche di colore (che essendo in grado di fornire vettovaglie prelibate, in quel tempo di miseria nera, venivano ricevuti volentieri in non poche case) e questo, inutile negarlo, feriva non poco il nostro amor proprio di galletti indigeni a cui spettava, secondo il convincimento del tempo, la frequentazione delle gallinelle presenti sulla piazza!

Non ricordo bene (…) quando è andata in disuso questa festosa scampagnata collettiva, ma ritengo comunque che si sia gradualmente esaurita nel giro di pochi anni dal termine della guerra, fino alla totale cessazione.

Paolo Crescentini

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - Rimini - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Programmazione: Studio Web 2.0 Copyright ©2012  - Progetto grafico: Inèditart