La vita l’è tota na cumedia… anzi, 44

Rimini - Notizie Borgo San Giovanni - mer 24 mar 2010
di Lorella Barlaam

Guido Lucchini, il commediografo della Barafonda, compie 85 anni

Un teatro della memoria per la nostra città

Parlare con Guido Lucchini è aprire il sipario di un teatro che è Rimini, con i suoi personaggi e interpreti, le sue storie. Un teatro della memoria, che va in scena anche nelle prose di “Raconta Rèmin, raconta” e in raffinate poesie dialettali, raccolte in “Barafonda” e “Vecia palèda” (Capitani ed.). Un universo di parole macinate da sempre sulla macchina da scrivere, «che il computer non gli fa manco vento» ci ha raccontato, «prima però scrivo tutto a mano in grandi quaderni dove tiro giù gli appunti che ho in mente, mi vengono a volte le idee di notte, mi alzo e scarabocchio, ho tante di quelle carte…»

Guido Lucchini, il due aprile compie 85 anni. Come festeggerà?

«Come sempre, con figli e nipoti. Si va a mangiar fuori, ci sono i regali, i soliti tutti gli anni… Il fatto di essere attorniato da parenti e amici mi dà la fiducia che la vita vale la pena di viverla, che l’amore che diamo viene ricambiato. Intanto seguo il mio teatro: ho scritto 43 commedie, che sono come 43 figlie, sto scrivendo la 44esima, ma per scaramanzia non voglio dire su quale argomento, fino a che non è completa. Nelle commedie ho raccontato la mia vita e la città, con i suoi personaggi realmente esistiti, e modi di dire altrimenti perduti. Come il Barbanti di “Tè sòn Barbanti?”. Sembrano niente, ma ogni “detto” ha la sua storia.»

Qual è la commedia che ama di più?

«Forse “La butega ad Pitron”, dal nome dell’officina di un fabbro, dove ne succedevano di tutti i colori. Protagonista, il Borgo San Giuliano: i personaggi di una volta, il parroco, la chiesa dove ho fatto la prima comunione e mi sono sposato… c’è tutta una serie di amici che avevo al Borgo che ora sono scomparsi, che avevano il loro modo di fare e un cuore grande così, e questo è un modo per richiamarli alla memoria. Il Borgo fa parte della mia vita, vive nelle mie commedie, con i suoi tipi particolari, magari allora guardati con un po’ di pena ma se ci si pensa erano loro a insegnarci come vivere…»

Rimini com’era e adesso com’è?

«Rimini è molto cambiata. Non nei luoghi, almeno in centro, dove si può ritrovare l’angolo di una strada, un campanile... Sono cambiate le persone, invece. Una volta c’era una fraternità proverbiale, una parola valeva più di un contratto, adesso sono subentrati discorsi d’interesse. E’ vero, una volta la miseria si faceva sentire, ma si dicevano e si pensavano cose belle.»

Lei è uno dei pochi poeti dialettali a scrivere del mare…

«Bè, poeta è una parola grossa… ma i primi ricordi che ho sono legati al mare, a quando facevo il bagno, uscivo per asciugarmi rotolandomi nella sabbia e tornavo a fare il bagno… sono nato nell’acqua. Ma per me viene prima la commedia dialettale: attraverso il teatro ho raccontato tutta la mia vita, di quand’ero giovane, l’amore, la guerra, il dopoguerra, quando si viveva di poco o nulla, ma bastava… e ho ancora molte idee e progetti.»

Che regalo di compleanno vorrebbe?

«Vivo nella mia Barafonda, un’isola felice: mare stupendo, spiaggia meravigliosa, l’entroterra che basta una mano per arrivare a toccarlo. A volte mi siedo in giardino, dove ho le mie piante, e mi dico che la vita è bella. E mi ritengo fortunato di poter scrivere. Perché scrivere poesia o commedia è come fare un sogno, si dimenticano un po’ le amarezze della vita, e chi viene a vedere gli spettacoli entra nello stesso sogno. Mi capita di incontrare persone che mi salutano con cordialità, magari non so chi sono, e questo mi fa sentire amato, mi fa sentire di aver dato qualcosa alla vita, alla città, che lei ricambia. E’ questo, il mio regalo.»

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