Non solo Francesca

RIMINI - Notizie cultura - mer 24 mar 2010
di Franca Fabbri

 

Le donne dimenticate dei Malatesti

Le strabilianti avventure di Alubrusa, Berta Maria e Gentile

Delle numerose donne dei Malatesti, poche sono note; tante, invece, quelle di cui non si sa quasi nulla. Gli storici e i cronisti del tempo, dediti a narrare lotte, alleanze politiche, truci soppressioni compiute dai potenti Signori, non si occupavano di loro. Vengono citate, per fama, solo Francesca da Rimini, Parisina, Isotta.

Io voglio ricordare, invece, alcune donne "minori", vissute nell'ombra o scomode e quindi eliminate, quelle curiose, originali, che hanno comunque dato il proprio contributo.

Chi ha mai sentito parlare, ad esempio, di una certa "Alubursa", riminese, bella, alta, bruna e "arrendevole", ritenuta la prima matrona della stirpe? Eppure fu la prima a compiere la "fuitina" per amore! Attorno al 1150, stanca di aspettare le incerte e difficili trattavive per il matrimonio, si fece rapire dal suo innamorato, tal Giovanni II da Pennabilli, e "consumò" le nozze in un fienile.

All'alba i due si presentarono ai parenti mettendoli al corrente... E da Alubursa, che lanciò la seguitissima moda della "fuitina", nacque il primo condottiero Malatesta al servizio di Rimini, suo pronipote fu Malatesta da Verucchio, detto il Mastin Vecchio, che visse cent'anni.

La moglie anoressica e l’amante da cento chili

Qualcosa di più si sa di una certa Berta Maria da Varano che fece innamorare il vecchio Galeotto l'Ardito, sposato per lungo tempo alla malinconica e bigotta Madonna Battista Gonzaga. Siamo intorno alla metà del 1300. Vedovo a sessant'anni, senza eredi, ma padre di ben quattro femmine avute da varie amanti, il nostro "Ardito" rivolse la sua attenzione a questa prosperosa adolescente, figlia di aristocratici rurali. Metto queste due nobili mogli a confronto.

La prima: Madonna Battista Gonzaga. Parca a tavola, frequenti i digiuni (quasi un'anoressica), austera, riservata, dormiva vestita di un cilicio, si concedeva raramente al marito, o perchè preoccupata dalle eccezionali dimensioni della sua verga, o perchè dedita a mistici convincimenti. In verità, fu perchè sterile che non riuscì a dare eredi al marito e dopo ben 37 anni, morendo, lo liberò della sua odiata presenza...

E veniamo alla seconda: Berta Maria da Varano. Questa, invece, era disponibilissima ed entusiasta a letto, gratificata da... "quelle eccezionali misure" e dai numerosi amplessi, accompagnati dalle sue allegre risate e pacche date sulle spalle del marito. Grassa (sui cento chili) morbida, burrosa, sempre pronta a far onore a tavole abbondantemente imbandite, diede ben quattro figli maschi al marito, raggiungendo in ultimo il peso di ben centoventi chili! Da una diafana anoressica, il nostro "Ardito" Galeotto era passato ad una impressionante obesa che gli regalò ventitrè anni di gaiezza, sopravvivendogli a lungo. Anoressia.... Obesità... Nulla è cambiato, dunque, nei secoli fino ai nostri giorni!

Una “madonna” che combatteva meglio degli uomini

Parlerò, ora, di Madonna Gentile, una delle figlie, la favorita, che Galeotto l'Ardito ebbe tra il primo e il secondo matrimonio, da un'amante rimasta sconosciuta. Favorita, perchè intenerito dal suo aspetto acerbo, brusco, smunto, dalla voce cavernosa, le spalle squadrate, i seni appena abbozzati, quasi un maschio, insomma, il maschio che ancora non era riuscito ad avere? E da vera maschiaccia essa si comportava: dispetti, botte, alle sorellastre; terrore delle governanti, di servi e precettori. Fino all'arrivo delle mestruazioni. Delusa perchè voleva a tutti i costi essere maschio, rifiutò le occupazioni femminili, e si dedicò allo studio. Scrisse poemi ch e dedicò a donzelle che amava frequentare (ne amò qualcuna?). Avanti nell'età, a trent'anni, sposò Astorre Manfredi, Signore di Faenza, al quale rimase fedele nei dieci anni di matrimonio, fino alla sua uccisione. Non ebbe figli; la sua modesta produzione letteraria fu presto dimenticata. Ma, sorpresa! Memore della sua adolescenza da maschiaccio, organizzò a sue spese un battaglione di sole donne (amazzoni!) e sfidò i fiorentini, colpevoli della morte del marito, a scendere in battaglia. L'inviato da Firenze aspettò in tutta calma... l'attacco di quelle scalmanate, che invece gli furono addosso come delle furie, tagliandogli la ritirata. Nel corpo a corpo che ne seguì, esse sconfissero tutti gli avversari. Firenze fu costretta chiedere la tregua con grande umiliazione. I faentini, dapprima dubbiosi e stupiti, rimasero sempre fedeli e rispettosi nei confronti della loro Signora. Madonna Gentile mi ricorda, per la sua natura, l'ambigua sessualità di Cristina di Svezia, per la sua personalità, il coraggio e la sfrontatezza di Caterina Sforza.

 

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