La favola continua
Ristorante Pacini
Finalmente una buona notizia: ha riaperto lo storico locale di Montebello
Non è vero che in questo mondo non ci sono buone notizie.
Una di quelle veramente buone è che ha riaperto il ristorante Pacini di Montebello. Da giugno scorso Paolo Pacini a Marinella hanno deciso di riprendere la storia che durava dal 1962 e che si era bruscamente interrotta nel dicembre 2007.
La chiusura del ristorante Pacini aveva lasciato un vuoto in una delle più belle scampagnate fuori porta della nostra zona. Infatti era un cult prendere la macchina, salire per la Marecchiese, deviare verso Torriana, superarla per continuare sino al castello di Montebello
Ci si sente come antichi armigeri mentre si scruta la valle con le anse del fiume. Da lì partono escursioni interessanti, per i più allenati sino a Madonna di Saiano per un giro di trekking seguendo antichi e ardui sentieri, per i meno facinorosi la passeggiata per la pineta sottostante la rocca con la possibilità di incontrare capre e istrici.
Immancabile la visita al castello di Azzurrina dove fare ingrandire gli occhi ai più piccini con la storia del fantasma della bambina dai capelli turchini.
Finché Pacini era aperto qualunque cosa si facesse si finiva in gloria al ristorante. Con la sua chiusura a Montebello ci andavo meno volentieri.
Poi tre mesi fa vado a Torriana per lavoro, la giornata era bella, salgo sino a Montebello e, sorpresa, il ristorante è aperto! Entro mi ritrovo Marinella, infaticabile animatrice della cucina, giovane e bella come venti anni fa (è vero che l'aria di Montebello non fa passare il tempo!) che con i modi spicci da autoritaria donna romagnola mi racconta: "Io e mio marito lavoravamo in posti diversi e non ci vedevamo mai, così abbiamo deciso di ritornare a lavorare assieme". Insomma come in una favola a lieto fine, gli affetti si ricongiungono e noi possiamo ritornare a cenare a Montebello: una storia più buona di quelle di Gianni Rodari.
Così ho potuto riassaggiare i salumi curati degli antipasti, i sott'oli fatti in casa ed i crostini, unico vezzo toscano in una cucina interamente romagnola. Poi le tagliatelle agli stridoli od al ragù di piccione o i gustosissimi ravioli di verdura al formaggio di fossa (ma d'inverno Marinella propone anche cappelletti in brodo e polenta) per poi puntare sulle specialità della casa, coniglio in porchetta e castrato, anche fiorentine e tagliate all'occorrenza. Se telefonate prima ci sono alcune specialità al forno (agnello e piccione), il tutto attorniato da erbe di campagna cotte, patate al forno come si deve ed insalate di stagione.
Sui dessert, chi scrive ha una colpa. Me li faccio raccontare tutti, ma immancabilmente prendo il porcospino, dolce tipico della zona dove una copertura che sa di burro si mischia con il sapore forte delle mandorle da cui è ricoperto e con il cuore imbevuto di caffé.
La carta dei vini è nazionale, i sangiovesi buoni ci sono tutti, qualche ottima scelta di altre regioni, quattro pagine di rossi ed una di bianchi (con questo tipo di cucina equilibrio più che giustificato).
Il rapporto qualità prezzo è buono, non ci sono brutte sorprese.
Pranzate o cenate in una sala tutta finestre con una gran vista sulla valle. Ci sono ritornato di recente con il bob a scivolare con mia figlia dopo una delle ultime abbondanti nevicate. Alle cinque e mezza incominciavamo le discese, alle sette sfranti di fatica ci siamo seduti a tavola per cenare nel ristorante ancora vuoto ma con un servizio sempre accogliente ed attento.
Ho guardato mia figlia rossa in volto mangiare con appetito ed ho pensato ad un altro bimbo a metà degli anni '70 fare la stessa cosa dopo aver corso in lungo ed in largo per il borgo a respingere assalti di draghi ed orchi. Grazie Paolo e Marinella, la favola continua.
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