ARTICOLI IN ARCHIVIO Borgo San Giovanni

mer 13 mar 2013 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Delucca Oreste

I fuochi di marzo sono un retaggio della civiltà contadina e la loro origine è sicuramente lontana nel tempo; quando la fine dell'inverno lasciava spazio alla magia della primavera; quando si bruciavano le potature per propiziare nuovi germogli; quando si facevano voti alle Divinità della terra, perché la natura compisse ancora una volta il miracolo del suo risveglio.
Non a caso gli antichi Romani in questo periodo dell'anno onoravano Pale, la Dea protettrice della terra e del bestiame, con festeggiamenti che si concludevano nell'accensione dei fuochi; e i pastori - così ci racconta il poeta Ovidio - usavano praticare il salto del fuoco.
Con l'avvento del Cristianesimo, la Chiesa, consapevole della difficoltà di estirpare in modo brusco le tradizioni ancestrali dei culti pagani, ha pensato furbescamente di assorbirle nel proprio orizzonte; e così i fuochi in onore di Pale sono diventati i "fuochi di San Giuseppe" e i "fuochi della Madonna", in un misto curioso di pagano e cristiano. Ove il salto del fuoco da parte dei giovani riecheggia l'antico rito iniziatico dell'ingresso nell'età adulta, ancora praticato in alcune tribù; mentre il segno di croce tracciato sulle ultime braci (per impedire al demonio di venire a scaldarsi) è la spia delle superstizioni (o devozioni) popolari nostrane.
Più ingenuo - in età medievale - si è dimostrato il nostro Carlo Malatesta, così avveduto negli affari della politica e della diplomazia, eppure così candido nel suo fervore religioso.

mer 16 gen 2013 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Delucca Oreste

 

Il borgo San Giovanni è di origine medievale; non esistono testimonianze anteriori e d'altra parte il ritrovamento di tombe romane ai lati della Flaminia tenderebbe ad escludere - in quell'età - la presenza di un nucleo abitato.

Il borgo ha assunto nel tempo varie denominazioni, seguendo sempre il nome della porta, attigua all'arco d'Augusto, che lo collegava alla città: borgo S. Gaudenzo, borgo S. Genesio, borgo S. Bartolomeo; ultimamente borgo S. Giovanni in riferimento alla chiesa di S. Giovanni Battista, chiamata anche "S. Giovanni fuori porta" (per distinguerla dalla chiesa cittadina di S. Giovanni Evangelista, altrimenti detta S. Agostino).
Ha sempre avuto una configurazione molto allungata, comprendente un doppio filo di case affacciate sulla odierna via XX Settembre, cioè l'antica via consolare Flaminia, durante il Medioevo chiamata strada Grande o strada Regale. Nel limite meridionale (cioè verso la Colonnella) esisteva una porta, sostituita intorno al 1509 da un arco eretto in onore di papa Giulio II (distrutto poi nel 1787).
Sotto il profilo difensivo, sul lato monte il borgo era inizialmente protetto da uno steccato o palata; rimpiazzato più tardi da un muro, munito di alcuni torrioni (la base di un torrione è emersa durante i lavori eseguiti nel recinto di palazzo Ghetti); e naturalmente all'esterno correva un fossato, che sfociava nell'Ausa. Viceversa sul lato mare si trovava un semplice terraglio o terrapieno, accompagnato dal fossato.

 

mer 16 gen 2013 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Redazione

L'appuntamento è per sabto 19 gennaio alle ore 15:00 sul Ponte di Tiberio, lato Centro Storico.

Il Tour guidato da Paolo Semprini - percorrerà il porto canale, scendendo verso il mare dalla parte della città. Lungo il percorso saranno descritti i fatti e le varianti intervenute nel corso dei secoli, varianti che hanno interessato non solo il corso del fiume ma anche i murazzi circostanti.
Si parlerà della chiesa di S.Nicolò, delle mura di via Madonna della Scala, del campanile realizzato sfruttando l'ultimo torrione della suddetta fila, della chiesetta della Madonna della Scala, della chiesa di Sant'Antonio, del sottopassaggio ferroviario, delle alluvioni del Marecchia (ovvero, in tempi antichissimi, "Maricula", "piccolo mare") del Faro attuale e dei fari che lo precedettero.
Tante belle cose che pochi riminesi conoscono e che riguardano uno dei borghi un tempo piu' popolosi e importanti della città, Borgo Marina.

 

mer 07 nov 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Costantini Claudio

Nel numero scorso di Chiamami Città, Oreste Delucca aveva lanciato un appello per salvare il cippo romano del primo miglio della via Flaminia alla Colonnella, lamentando il degrado in cui si trova. Delucca ha anche ricordato l'importanza di questi segnali, della loro storia, dei luoghi che da questi hanno preso nome. Ebbene questa pietra ha rischiato il degrado e la sua distruzione più negli ultimi decenni con il crescere del traffico e delle nuove costruzioni, che nei suoi duemila anni di storia. 
La pietra miliare per ora è stata transennata e fatti i primi scavi di prospezione, dai quali emerge il basamento. In settimana l'assessore comunale alla cultura Massimo Pullini insieme a Maurizio Biordi, dirigente della sezione di Archeologia, decideranno sul recupero e restauro della colonna. 
A Rimini è stata redatta tempo addietro una carta delle potenzialità archeologiche che potrebbe, se tenuta in giusta considerazione, favorire il recupero di reperti di epoche passate e una attenzione maggiore quando si costruisce e si scava in luoghi sensibili. 
Solo all'ex consorzio agrario durante gli scavi sono state riempite cinquecento casse di reperti da studiare e catalogare. Sotto la platea dell'ex Supercinema sono venute alla luce varie stratificazione di epoche passate fino a quella romana dove sono, anche lì, emersi mosaici di epoca imperiale. 

mer 12 set 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Cicchetti Stefano

Ci scrive Nicola Gambetti, uno degli animatori di questo progetto:
«Rimini Sparita nasce "per scherzo" nell'aprile 2012, ma inizia la pubblicazione del poco materiale disponibile a fine giugno, attingendo principalmente dalla bibliografia su Rimini e dall'emeroteca gambalunghiana. Immediatamente riscuote un imprevedibile successo, "conquistando" decine di nuovi lettori al giorno e superando i 2.500 appassionati dopo neanche due mesi e mezzo di attività mai promossa al di fuori di Facebook né divulgata con i mezzi pubblicitari tradizionali (solo passaparola sul social network). Oggi buona parte del materiale iconografico si compone dei contributi e dell' aneddotica privata inviati spontaneamente da lettori "sconosciuti", ai quali si stanno aggiungendo con entusiasmo i discendenti dei personaggi che hanno fatto il Novecento riminese (uno su tutti Francesco Maioli, figlio del noto Giuseppe, geometra e fotografo) e che stanno portando la propria testimonianza tanto intima quanto preziosa.
La Redazione è oggi composta da sei persone di età e formazione eterogenea, che pubblicano i propri contributi in modo volontario e costante; ogni "redattore" offre la propria passione specifica (storia antica, balneare, monografie sui trasporti locali, cultura sportiva e motoristica, etc.) affinché la pagina venga assemblata in modo esaustivo e puntuale attraverso diverse competenze sì amatoriali ma perfettamente complementari tra loro. 

mer 12 set 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Il nobile santarcangiolese Giacomo Antonio Pedroni, canonico della cattedrale di Santa Colomba a Rimini, è ricordato nella storiografia cittadina fra Cinquecento e Seicento per la stesura dei Diarij: una raccolta di memorie oggi utile anche per ricostruire lo stato di salute dei riminesi in quei decenni. Pedroni scrisse anche i Diarij dei morti, sei volumi che registrano i decessi a Rimini e Santarcangelo tra il 1560 e il 1635.
La Rimini che emerge dagli scritti del Pedroni è una città ormai marginale rispetto a quella malatestiana, pacificata ma anche esautorata e impoverita dalla dominazione pontificia. Su di essa si abbattono le periodiche carestie, i frequenti passaggi di truppe e relative angherie, e perfino i cambiamenti climatici: la cosiddetta piccola glaciazione, che ebbe il suo apice nel XVII secolo.
Rimini aveva circa 10 mila abitanti, in gran parte poveri (distinti tra poveri "semplici" e mendicanti veri e propri); poi i pescatori, gli artigiani, i mercanti; quindi la ristretta cerchia dei nobili, con molte famiglie verso un'inesorabilmente decadenza. Infine il clero, molto numeroso ma scosso da crisi sia spirituali che materiali. 
La gran parte dei decessi registrati dal Pedroni si riferisce infatti agli ecclesiastici: morivano prevalentemente in casa o nei conventi, mentre negli ospedali spiravano solo i forestieri e i poveri. 

mer 11 lug 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Delucca Oreste

In numerose città italiane sopravvive la tradizione medievale del Palio; a Siena sopra tutte.
Il Palio era (ed è) una gara, generalmente una corsa di cavalli, montati da fantini in nome proprio o in rappresentanza della contrada di appartenenza. Fin dall'origine si chiamava così perché il premio al vincitore era costituito da un palio, cioè un drappo prezioso, il cui valore dipendeva dalla ricercatezza del tessuto (di broccato, ad esempio) o dalle decorazioni che conteneva: spesso infatti era un vero e proprio stendardo, dipinto da qualche pittore celebre.
Forse non sono molti, nella nostra città, a sapere che anche Rimini aveva il suo palio, anzi ne aveva due: il Palio di San Gaudenzo e il Palio di San Giuliano, che si tenevano nelle feste dei due santi protettori. La notizia si ricava dagli Statuti comunali del 1334, alla rubrica 84 del libro secondo.
Il Palio di San Gaudenzo si correva attraverso l'omonimo territorio, sulla Flaminia, partendo dal ponte di San Giacomo del Secondo. Era il ponte sulla fossa Macanno, all'altezza del secondo miglio (presso l'odierna sede dei pompieri), così chiamato perché nelle sue vicinanze esistevano sin dal 1219 una chiesetta ed un piccolo ospedale intitolati a San Giacomo.
Raggiunta la città, i cavalli percorrevano tutta la strada Maestra (attuale Corso d'Augusto) e la gara si concludeva sullo spiazzo antistante la porta di San Pietro, presso il ponte di Tiberio, dove era sistemato il palio di seta.
Il Palio di San Giuliano, ovviamente, si correva dalla parte opposta della città, partendo dal ponte della Viserba, posto sopra quella fossa. Attraversato il borgo e il ponte di Tiberio, la gara proseguiva fino alla piazza del Foro (oggi piazza Tre Martiri), con arrivo sul lato meridionale (dove attualmente si trova il tempietto di S. Antonio).

mer 11 lug 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

Sulla leggenda della fondazione della chiesa della Colonnella, nota anche come S. Maria Annunziata, che sorse isolata in origine (mentre oggi mal dialoga con il traffico e la congestione urbana) hanno divagato gli storici, dal Clementini (1614) che si appellava ad una tradizione orale evidentemente ancora molto viva, a Girolamo Serra, priore della Colonnella del terzo Ordine di S.Francesco (1682). 

Tutto ebbe origine da un ‘errore giudiziario' e conseguente miracolo: un pellegrino ‘lombardo' in transito sulla Flaminia per recarsi a Loreto, ebbe la sventura di soccorrere un uomo aggredito e pugnalato a morte ai piedi della colonnina che recava un'immagine mariana; ingiustamente accusato del delitto, torturato, incapace di discolparsi e condannato, il caritatevole viandante fu portato per l'esecuzione pubblica proprio nel luogo dell'omicidio, davanti alla stessa immagine della Madonna, con gran concorso di pubblico e la presenza del Governatore veneziano della città Luigi Contarini. Né il boia (per l'impiccagione) né i soldati riuscirono a spostarlo dalla sua posizione, inginocchiato davanti all'effigie, divenuto come di statua, anzi come ‘durissimo scoglio'. Fu gridato al miracolo, la folla e l'autorità pubblica, scossi, chiesero perdono per l'ingiustizia e la municipalità riminese intese commemorare l'episodio, prontamente, con l'erezione della chiesa, sotto la giurisdizione del Comune e a spese dei devoti. Si ricorda che tuttora la chiesa, unica della diocesi riminese, è sotto il giuspatronato del Comune.

mer 18 apr 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Delucca Oreste

Come dicevo in una nota precedente, sul finire del Medioevo - e per vari secoli a seguire - la prostituzione a Rimini è stata relegata nella zona del porto. Una indagine relativa al Quattrocento attesta che, a quel tempo, nel borgo di Marina esistevano solo 2 case e 5 casupole di abitazione, a fronte di 39 magazzini per il ricovero delle merci in arrivo o in partenza, 3 osterie e 6 cantine. Quindi il borgo non aveva carattere residenziale.
Inoltre, stando agli Statuti comunali del 1334, era frequentato da una moltitudine di ribaldi, lenoni, meretrici e ubriachi sempre dediti a baruffe (gentes vilissime, videlicet rubaldi, lenones, meretrices et homines ebriosi qui cotidie rissantur); al punto che qui il balitore (cioè il responsabile di contrada) non era tenuto a denunciare le ingiurie e le risse, come si doveva fare nelle altre aree della città, ma solamente gli omicidi e i ferimenti con arma metallica.
Dunque, era il posto giusto per collocare il postribolo, senza sollevare proteste da parte della popolazione. Il borgo, sviluppatosi all'esterno del muro cittadino, aveva due strade principali dirette al mare che si incrociavano con una serie di vie parallele alla costa. Il postribolo era situato in una di queste ultime, corrispondente press'a poco all'odierna via Roma. Poi aveva subìto uno spostamento verso mare, tanto che due strade parallele si chiamavano rispettivamente: via del Postribolo Vecchio e via del Postribolo Nuovo.

mer 08 feb 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

L'Arco di Augusto si fa subito notare per le dimensioni colossali - largo 15 metri, alto 17 e mezzo - insolite per una porta urbica e sproporzionate per un centro di provincia come Ariminum. Ma anche le decorazioni hanno alta valenza simbolica.
Appena sopra alla parte centrale del fornice si trova una testa di toro che ha sempre diviso gli studiosi: sebbene infatti l'animale possa rappresentare la fecondità della natura e, allo stesso tempo, antichi riti di fondazione, il fatto che fosse comunque un animale sottoposto al giogo, poteva essere ricollegato all'imperium augustei che avevano riportato legge e ordine.
I quattro maestosi clipei ai lati dell'arcata, rappresentano divinità che erano state in qualche maniera favorevoli ad Augusto.
Ovviamente non poteva mancare Nettuno, dio dei mari, dalla figura barbuta con lunghi capelli ricci, caratterizzato dal simbolo del tridente, che avrebbe aiutato Ottaviano nella vittoriosa battaglia navale di Azio contro Marco Antonio.
Il fatto che il clipeo rappresentante Nettuno sia rivolto verso Rimini pare voler auspicare protezione per una città di mare come la nostra dove le attività marittime erano importanti anche allora.

mer 07 dic 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

Nella chiesa di S.Giovanni Battista sono conservate numerose opere pittoriche provenienti da luoghi di culto soppressi, il cui ruolo si intreccia con la storia della città e con la storia delle confraternite. Un tempo numerose, costituivano la principale committenza di artisti di fama e ‘forestieri'. 
E' il caso del grande quadro di fra Cosimo da Castelfranco (al secolo Paolo Piazza, 1560c.-1641) che ora figura nella prima cappella di destra e che era stato dipinto nel 1611 per l'altare maggiore della Chiesa dei Cappuccini. Naturalmente le soppressioni napoleoniche agirono da detonatore per questo come per altri famosi trasferimenti: sicché l'enorme tela, già citata dalle guide di Rimini, quali l'Adimari (1616) e nelle Pitture di Rimini di Carlo Francesco Marcheselli (1671-1735) entrò a far parte del patrimonio della parrocchiale di S.Giovanni, figurando come una eccellenza. 
Lo è tuttora in ragione dell'ordito iconografico, della complessa composizione, della qualità della pittura che sancisce ancora una volta le relazioni e gli scambi della città con la cultura pittorica veneta. La chiesa dei Cappuccini, abbandonata nel 1797, fu demolita nel 1807. Nel 1966 la Soprintendenza curò un primo restauro della tela che occasionò alcune riflessioni in merito alla sua datazione; resta attendibile tuttavia quanto scrisse l'Adimari (come riporta puntualmente nel corredo critico al Marcheselli Pier Giorgio Pasini): "una bellissima gran tavola venuta questo anno 1611... fatta con gratissima e spiritual inventione, e di molto artificio.. nella quale si vede dipinto la santissima Conceptione incoronata di dodici stelle, e altro, insieme con la pianta della illustre Città nostra di Rimino."

mer 29 giu 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

L'unica traccia che resta è nella toponomastica: via S.Gregorio. L'incrocio con via XX Settembre era il luogo dove sorgeva. La sua decadenza, come sottolinea Pier Giorgio Pasini, era già avviata con l'arrivo nel borgo dei Carmelitani, che presero possesso della chiesa di S.Giovanni Battista e delle case annesse, entrate a far parte del patrimonio e adattate a convento.
Pietro Santi (1737-1812), artista e incisore, intenditore d'arte e professore di disegno, architettura e ornato nel locale Ginnasio è tra le personalità più illuminate quanto trascurate del ‘700 riminese. Alla sua matita estrosa si deve una rara documentazione e traccia iconografica di S.Gregorio, ripresa dallo stesso Luigi Tonini: si tratta di tre disegni a penna e acquerello, conservati in Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe e disegni, incollati su un unico foglio e la didascalia manoscritta così recita: Veduta dalla parte di levante dell'antico tempio cristiano posto fuori Porta Romana, collocato a mano sinistra in un podere. Corrono molte opinioni intorno a questo tempio, si dice che fosse l'antica cattedrale, altri il fonte battesimale ed altri un'antica parrocchia. Segue in successione un secondo disegno con la pianta e lo spaccato della antica S.Gregorio con dettagli dei capitelli e delle basi di colonna e un terzo schizzo con i particolari dei mosaici di cui l'interno era sicuramente decorato, con riferimento al tema del Buon Pastore. La dedicazione probabilmente è a S.Gregorio Magno e ricordava, considerando il tempo di edificazione, il mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, per la tipologia e la pianta a croce greca.

mer 20 apr 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

I Carmelitani erano in fibrillante attività in quegli anni a Rimini anche in ragione di una proficua parentela: Ottavio Corsini fu presidente di Romagna dell'ordine dal 1626 al 1636 ed era parente dello stesso Andrea Corsini santificato nel 1629. Ma sono le traversie e gli intrecci di una vicenda sentimentale ed umana particolare ad avere un ruolo sostanziale nella commissione del quadro e nella sua realizzazione. Guido Cagnacci, il pittore dai natali santarcangiolesi, è da tempo legato ai carmelitani, già dal 1628 per scampare a guai giudiziari si mette sotto la protezione della chiesa di S.Giovanni Battista: del resto con le nuove figure di santi appena entrati nella devozione popolare non sarebbero mancati spunti per la sua pittura così densa di emozione mistica e di grande forza naturalistica. Dietro alla storia del quadro si insinua una vicenda che ha tratti romanzeschi, specchio di costumi castigati e di una società fortemente divisa in censi. Guido Cagnacci, come ha raccontato e approfondito con sensibile ampiezza in più di un'occasione Pier Giorgio Pasini, era stato bandito dalla città per la sua relazione con la nobildonna Teodora Stivivi vedova del conte Battaglini; il progetto di matrimonio con il pittore naufragò per l'intervento delle famiglie, in particolar modo della ricchissima famiglia Battaglini. Il fattaccio si consumò nel 1628 ed ebbe anche un finale a tinte fosche; i due amanti sottoscrissero un impegno privato di matrimonio alla presenza di testimoni con l'intento di fuggire, lei si nascose nel borgo S.Giovanni, travestita da uomo presso la casa di mastro Giovanni Padovano, un artigiano che faceva il carraro e il marangone, ma grazie alla delazione del padre del pittore Cagnacci fu arrestata.

mer 09 feb 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

In occasione dell'inaugurazione del "restauro" del foro di Cesare a Roma, il 21 aprile 1932, Benito Mussolini fece realizzare una copia della statua loricata di Giulio Cesare di età traianea, conservata nel palazzo Senatorio, e successivamente spostata durante l'inaugurazione di Via dell'Impero.
La copia fu destinata a Rimini, luogo dal quale Cesare iniziò la sua marcia su Roma dopo aver attraversato il fiume Rubicone.
In realtà nell'anno 1933, Mussolini fu informato dal cappellano della 82° Legione camicie nere, Don Domenico Garattoni (1877-1967), sul fatto che a Rimini esistesse una piazza dedicata a Giulio Cesare (oggi Tre Martiri) per via del discorso che venne tenuto in quel luogo, e che sarebbe stato quindi opportuno collocare una statua che ricordasse quell'importante evento storico, sul quale peraltro il Duce aveva idee un po' confuse: ebbe infatti ad affermare che fosse avvenuto a Ravenna, e non a Rimini.
Sia come sia, in un primo momento l'architetto Gaspare Rastelli, che stava curando il progetto di restauro della torre campanaria di Piazza Giulio Cesare lesionata dai terremoti del 1875 e 1916, pensò di collocare la statua nella nicchia centrale dell'arcata alla base della torre. Invece, per volontà dello stesso Duce, fu collocata sul cippo marmoreo che ricordava il discorso di Cesare alle truppe.

mer 09 feb 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Redazione

Dalla metà degli anni sessanta il nostro turismo subisce un profondo cambiamento, uno sviluppo che farà diventare la nostra spiaggia la prima meta del turismo popolare proveniente da tutta l'Europa occidentale. Non erano cambiati lo stile della nostra accoglienza, la cura nel mangiare o i servizi. Ma era entrato in piena funzione l'aeroporto di Rimini. Anno dopo anno un numero crescente di passeggeri arrivava allo scalo di Miramare. Dalle decine, in pochi anni, si passò alle centinaia di migliaia di turisti provenienti dai paesi da Inghilterra, Svezia, Belgio, Danimarca, Olanda. Ospiti che senza il mezzo aereo e l'aeroporto non sarebbero certamente arrivati sulla nostra riviera così numerosi. 
Nel 1972 i passeggeri furono 558.000 e il nostro aeroporto risultava il terzo in Italia dopo Milano e Roma. Mario Pari, presidente storico e oggi consulente di Aeradria, nei due volumi del suo libro "Aeroporto Internazionale Rimini-San Marino Federico Fellini, 1958-2008" racconta la storia del nostro scalo. Un libro rigoroso pieno di dati, tabelle e analisi da cui si possono trarre molte considerazioni sulla difficoltà nel gestire quell'azienda, ma anche dei successi che si possono ottenere. I dati sono accompagnati da interessanti commenti sui rapporti intercorsi con le amministrazioni e con gli enti del turismo, che non sempre hanno capito l'importanza del nostro scalo. Una risorsa per tutti a cui, però, non si concedeva l'appoggio dovuto. Sono arrivati poi gli anni della decrescita culminati con le mucillagini e fortunatamente quelli della ripresa con l'arrivo dei passeggeri dall'Est Europa, che hanno in qualche modo contribuito a pareggiare i conti. 

mer 09 feb 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Redazione

Quasi cento persone si sono ritrovate una sera di una settimana fa al ristorante della Grotta Rossa. Qual'era il motivo dell'incontro, cosa li univa? Vi erano persone di ceto sociale diverso, di una età che spaziava dai trenta ai novantacinque anni, molti di loro non si conoscevano o non si riconoscevano più, ma tutti erano contenti di ritrovarsi. Il filo rosso che li ha riuniti è stata la pubblicazione di un libro "Storie di famiglia" scritto da uno di loro, Carlo Fracassi. Una vicenda familiare che nasce ai primi dell'ottocento, che si intreccia con la storia della nostra città, del turismo, di un quartiere, del comportamento di una generazione, dell'amicizia che il tempo non scalfisce. Alcuni non si vedevano da quaranta o cinquant'anni e ricercavano l'immagine dell'altro nella memoria: allora sei tu! Vi erano gli amici del quartiere, quello che andava dall'Ausa al campo Trieste, riferimenti ora scomparsi, fino a viale Principe Amedeo, i parenti e amici dell'autore e poi "i ragazzi del bar Diana". Un luogo molto conosciuto negli anni cinquanta e primi sessanta. Il bar si trovava in via IV Novembre; venendo dalla stazione, dopo palazzo Massani, oggi la Prefettura. Si giocava a bigliardo e soprattutto a carte, da scala quaranta a tutte le variazioni dei giochi con le carte romagnole.

mer 09 feb 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Redazione

Il teatro dialettale non sembra conoscere crisi, non chiede finanziamenti ed il suo pubblico pagante aumenta. Un crescente successo, nonostante siano sempre meno coloro che parlano il dialetto. Ma non sono solo quelli di una certa età che frequentano il teatro vernacolare, si vedono anche sempre più giovani. Perché il dialetto lo si può intendere anche se solo da bambini lo si è orecchiato in famiglia. E poi sta cominciando a rientrare anche nelle scuole come lingua che racconta il passato, l'appartenenza, la società rurale. A teatro, le parole sono accompagnate dal gesto e tutto diventa più semplice. 
Quasi ogni comune della nostra provincia ha una sua compagnia e spesso in quelli più grandi, più di una. Stesso fenomeno lo si può riscontrare in tutta la Romagna. Un aiuto fondamentale al diffondersi del teatro in vernacolo lo si deve alle parrocchie, ai teatri piccoli e grandi che ognuna di loro ha mantenuto, senza i quali sarebbe vita alquanto difficile per le compagnie. 

mer 01 dic 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Costantini Claudio

 

Capita che lo sguardo si fermi su particolari, su vecchi muri, su scritte e disegni che affiorano da edifici in demolizione. Ci si chiede cosa quegli edifici fossero stati un tempo, chi vi abitava o quale uso avessero. I ruderi alle volte parlano, basta saperli interrogare. E' successo ad un abitante della zona di via Pascoli che un giorno, passando in quella via vicino alla ferrovia, vede che di un edificio in demolizione rimane solo un muro e su questo un disegno, uno dei primi graffiti riminesi, quelli disegnati con le bombolette spray. Poi si accorge che il muro è quello che rimane di un luogo dove si ritrovavano i ragazzi e i giovanotti della Rimini delle vacanze, un dancing, il "Confidential" la cui musica si sentiva risuonare le sere d'estate. Due storie vicine, ma separate fra loro, appartenenti a due epoche e mondi diversi.

 

mer 01 dic 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Costantini Claudio

Il 7 dicembre il Lions Club Rimini Malatesta all'Holiday Inn ore 20,00 presenterà l'edizione digitale del manoscritto di Luigi Tonini "Gregorio XII e Carlo Malatesti o sia la cessazione dello scisma durato mezzo secolo nella Chiesa di Roma 1873-1874". Questa opera del grande storico riminese era rimasta inedita, conosciuta solo da esperti e studiosi, eppure riguarda un episodio importantissimo per la storia di Rimini: Carlo Malatesta ospitò Papa Gregorio XII facendo di Rimini la sua Sede Pontificia (1414 - 1415), facendo prevalere le tesi riminesi sulla legittimità della sua posizione di "Papa vero" nel contesto del Grande Scisma della Chiesa che vide ben due anti-papi, con ciò contribuendo sostanzialmente a risolvere il Concilio di Costanza (1415). Rimini insomma per un anno divenne capitale della cristianità. 

mer 01 dic 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da

E' arrivato l'inverno con i primi freddi e i ragazzi hanno ricominciato a fare la "vasca" il sabato pomeriggio lungo il Corso d'Augusto. A questi ragazzi ho voluto chiedere quale lavoro desiderassero fare in futuro e se fossero interessati ai lavori artigianali.
Davide, figlio di un operaio metalmeccanico, mi risponde di no. Vorrebbe invece studiare per cercare di migliorare la sua posizione sociale e arrivare a fare un lavoro più remunerativo. Sa che facendo l'artigiano si guadagna bene, ma non vuole fare lavori di fatica. 
In Piazza Cavour conosco Sonia, 16 anni, che la mattina frequenta un corso per parrucchiera presso un centro di formazione professionale, mentre di pomeriggio lavora in un negozio di parrucchiere per fare pratica. E' contenta di quello che fa e in futuro vorrebbe aprire un negozio suo. 
Mauro, 17 anni, della stessa compagnia fa l'apprendista da un idraulico, che gli sta insegnando il mestiere. Anche lui spera che in futuro diventi la sua professione e spera di mettersi in proprio.

mer 01 dic 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Costantini Claudio

La sala del Giudizio del Museo della Città venerdì scorso era piena di gente. Tutti venuti per la presentazione della commedia in dialetto riminese marinaresco di Giovanna Grossi Pulzoni Do int una völta edito da "il Ponte Vecchio". Una dimostrazione di quanto ancora il dialetto, il mondo e la cultura da lui rappresentati siano importanti per una città. E non solo perché in quella parlata ancora ci si può riconoscere, il dialetto è la chiave che fa rivivere in una comunità, i suoi rapporti umani. Insieme all'autrice erano presenti Davide Pioggia che ha presentato uno saggio sulla toponomastica della Rimini romana e medioevale e Daniele Vitali che ha parlato dello studio dei dialetti romagnoli e della ricerca di un modo condiviso di tradurli in scrittura. Entrambi gli argomenti sono presenti in due saggi come premessa ed appendice del libro. Durante l'incontro sono stati letti dalla stessa autrice e da due attori, suoi amici, brani della commedia. Le battute ed i modi di dire erano costantemente sottolineati dal pubblico che accennava al sorriso o a gesti di approvazione. Una dimostrazione che era la parlata dialettale il veicolo del riso, dell'ironia, della commedia e della tragedia, senza questa le parole e le situazioni perdevano la loro anima.
Vi è quindi la necessità di mantenere viva questa parlata della nostra città per non dimenticare quelle parole che i più giovani hanno orecchiato dai padri e dai nonni e che avendole ancora nella mente possono meglio capire ed anche parlare quella "lingua" ed apprezzare in seguito la non piccola produzione poetica e teatrale in dialetto. 

mer 01 dic 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Negli anni '80, durante alcuni scavi archeologici nei pressi delle mura dell'arco d'Augusto, furono rinvenute ceramiche volterrane e non dipinte nello strato precedente l'edificazione, databili tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a. C., oltre a numerosi depositi contenenti ceramiche a vernice nera databili dal III al I secolo a. C., a riprova che la città esisteva anche prima dei Romani.
In quegli scavi vi fu anche una grandissima sorpresa costituita dal ritrovamento, all'interno dello strato argilloso-arenario del cantiere, proprio all'angolo tra la linea esterna delle mura e la torre, di un deposito rituale costituito da pochi ma significativi elementi quasi sovrapposti tra loro.
Si trattava di tre monetine bronzee, una semuncia dell'aes grave riminese con testa di gallo (fuse probabilmente tra il 283 a. C., anno successivo alla definitiva sconfitta dei Senoni, e il 268 a. C., anno di fondazione di Ariminum), e due bronzetti coniati della serie di Ariminum, oltre ai resti scheletrici di un cane di piccola taglia, forse un volpino.

mer 14 lug 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

Palazzo Ghetti in borgo S.Giovanni dopo il recente restauro e la nuova destinazione d'uso non ha praticamente più segreti (storici, costruttivi, strutturali). A completare però la sua esplorazione è intervenuta la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell'Emilia Romagna che sotto la direzione di Maria Grazia Maioli ha permesso di aggiungere ulteriori tasselli conoscitivi durante le fasi di ristrutturazione dell'immobile (2005-2008) con un cantiere archeologico nell'area cortilizia all'interno del fabbricato. Edificio dalla facciata elegante, è dotato di grandi vani e di disponibilità di spazi (come la corte quadrilatera provvista di una 'prospettiva a cannocchiale' con il porticato e il colonnato in mattoni a vista di sicura scenografica suggestione) espressione della raggiunta stabilità economica e del prestigio della famiglia committente, una famiglia della nuova borghesia affermatasi alla metà dell'800. Progettato nel gusto ancora neoclassico dall'architetto Giovanni Benedettini, formato alla scuola di Luigi Poletti, il palazzo era destinato a fabbrica zolfanelli fosforici con relativa segheria a vapore del cav. Nicola Ghetti e impiegava ben trecento dipendenti.

gio 03 giu 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Nell'ottobre 2004 è stata inaugurata una lapide commemorativa per ricordare i caduti nello sfondamento della Linea Gotica collocata nel Parco Cervi, nei pressi delle mura malatestiane.
In quell'occasione furono presenti 200 reduci canadesi, l'allora governatore del Canada Adrienne Clarkson, il ministro per i veterani Albina Guarnieri.
Ma cosa fu quella che gli storici hanno battezzato "la battaglia della Linea Gotica"? La stessa fondazione di Rimini, nel 268 a. si deve alla sua posizione geografica strategica, quale "porta" della pianura padana. Quasi 2000 anni dopo, nel gennaio del 1944, questa stessa posizione fu la causa della sua rovina: Hitler, nell'autunno del 1943 aveva individuato la "linea degli Appennini" come baluardo per frenare l'avanzata degli Alleati. A Teheran Churchill, Roosvelt e Stalin chiamavano quell'ostacolo "linea Pisa-Rimini". Nel febbraio del 1944 Hitler la ribattezzò Linea dei Goti. Uno sbarramento naturale che tagliava la penisola lungo le creste dell'Appennino per 320 km. Qui si arroccarono due armate tedesche comandate dal maresciallo Albert Kesselring: la 14a dal generale Joachim Lemelsen nel settore toscano, e la 10a dal generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel sull'Adriatico. In tutto 14 divisioni, alle quali se ne aggiungeranno altre sette nei tre mesi dell'offensiva per un totale di 170-200.000 uomini che dovevano affrontare l'8° armata inglese, detta "l'Armata Arlecchino" perché composta da truppe provenienti da tutto il Commonwealth più Polacchi e Greci.

mer 24 mar 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

 

Il riminese o il villeggiante che voleva raggiungere dalla città la marina, ancora alla fine dell’'800, aveva due percorsi obbligati: lostradone dei Bagni (ora via Principe Amedeo) che aveva inizio da Borgo Marina; oppure poteva percorrere la strada detta dei Trajche congiungeva Borgo San Giovanni al mare non senza qualche difficoltà e in mezzo ad acquitrini, ristagni, concimazioni ed orti. C’è sempre un sud o un nord che fa la differenza o che demarca la realtà, umana e urbana. A Rimini, l’Ausa, divise lungamente due località distinte: a nord, quella ‘storica’ dello Stabilimento Bagni dove si radunava l’eccellenza aristocratica e borghese dedita alle villeggiature marine, con lo scenario di eleganti dimore e strutture tra le più moderne; a sud, la vasta area dei Traj, attraversata dalla strada omonima che si congiungeva alla litoranea all’altezza dell’odierno Park Hotel, costituita da vaste aree scoperte. I Traj erano stati lungamente una zona off limits, confinante con la via degli Orti (via Lagomaggio), costellata di capanne di ortolani, dune, terreni incolti. La spiaggia corrispondente, per quanto frequentata da arditi bagnanti o da villeggianti di più modeste ambizioni, pagava un po’ lo scotto della presenza dell’Ospizio Matteucci, benemerito istituto per i bambini scrofolosi, che dal 1870 con moderne terapie si prendeva cura di soggetti colpiti dalla adenite tubercolare, la scrofola, malanno sul quale, pare, aleggiasse la leggenda del ‘tocco reale’ cioè il taumaturgico intervento dei sovrani (in ispecie francesi e inglesi) in grado di ‘guarire’ i malcapitati.

 

mer 24 mar 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Barlaam Lorella

Parlare con Guido Lucchini è aprire il sipario di un teatro che è Rimini, con i suoi personaggi e interpreti, le sue storie. Un teatro della memoria, che va in scena anche nelle prose di “Raconta Rèmin, raconta” e in raffinate poesie dialettali, raccolte in “Barafonda” e “Vecia palèda” (Capitani ed.). Un universo di parole macinate da sempre sulla macchina da scrivere, «che il computer non gli fa manco vento» ci ha raccontato, «prima però scrivo tutto a mano in grandi quaderni dove tiro giù gli appunti che ho in mente, mi vengono a volte le idee di notte, mi alzo e scarabocchio, ho tante di quelle carte…»

mer 24 mar 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da

Tempo fa incontrai Liliano Faenza, purtroppo scomparso, e nel chiedergli cosa stesse sfogliando mi mostrò un bel libro fotografico con stupende immagini di Rimini, scattate da Davide Minghini.

Minghini era nato negli anni '20 a Rimini ed era figlio di fotografo. Così sin da bambino aveva aiutato il padre e in seguito, facendo il servizio militare a Roma, aveva appreso in un reparto specializzato, la tecnica della fotografia e contemporaneamente aveva iniziato a lavorare come reporter in un giornale locale. Tornato a Rimini aveva aperto un suo studio fotografico, prima, in fondo a via Soardi e, in un secondo momento, in piazzale Kennedy mentre contemporaneamente collaborava con il quotidiano Il Resto del Carlino Rimini, l'Ansa e altre testate locali. Era un personaggio unico, che difficilmente si potrà dimenticare e che si incontrava ovunque con il suo obiettivo fotografico. Spesso collaborava anche a pubblicazioni sulla Romagna per conto dell'Azienda di Soggiorno e del Comune di Rimini.

mer 24 mar 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da

Un conoscente del Borgo Sant'Andrea mi ha chiesto di scrivere i miei ricordi sulla vecchia tradizione riminese del “somaro lungo” (e sumarlòng, secondo il Dizionario di G. Quondamatteo) ed io, confidando nella memoria, mi accingo ad accontentarlo chiedendo però venia se, dato il tanto tempo trascorso, incorrerò in qualche imprecisione o dimenticanza.

Nella giornata del Lunedì di Pasqua, tempo permettendolo, fin dal mattino c'era una processione ininterrotta di gente, a piedi o in bicicletta quella meno abbiente ed in carrozza (e fiacre) quella benestante, che, partendo dal centro storico, percorreva le vie Garibaldi (la cuntrèda di magnèn), Saffi, Covignano (la pulvrèra) per raggiungere i dolci pendii di Covignano, nei paraggi della grande croce, punto di partenza della suggestiva “via crucis” che arriva alla sovrastante Chiesa delle Grazie. (…)

mer 24 mar 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Bernucci Annamaria

Il riminese o il villeggiante che voleva raggiungere dalla città la marina, ancora alla fine dell’'800, aveva due percorsi obbligati: lostradone dei Bagni (ora via Principe Amedeo) che aveva inizio da Borgo Marina; oppure poteva percorrere la strada detta dei Trajche congiungeva Borgo San Giovanni al mare non senza qualche difficoltà e in mezzo ad acquitrini, ristagni, concimazioni ed orti.

C’è sempre un sud o un nord che fa la differenza o che demarca la realtà, umana e urbana. A Rimini, l’Ausa, divise lungamente due località distinte: a nord, quella ‘storica’ dello Stabilimento Bagni dove si radunava l’eccellenza aristocratica e borghese dedita alle villeggiature marine, con lo scenario di eleganti dimore e strutture tra le più moderne; a sud, la vasta area dei Traj, attraversata dalla strada omonima che si congiungeva alla litoranea all’altezza dell’odierno Park Hotel, costituita da vaste aree scoperte. I Traj erano stati lungamente una zona off limits, confinante con la via degli Orti (via Lagomaggio), costellata di capanne di ortolani, dune, terreni incolti. La spiaggia corrispondente, per quanto frequentata da arditi bagnanti o da villeggianti di più modeste ambizioni, pagava un po’ lo scotto della presenza dell’Ospizio Matteucci, benemerito istituto per i bambini scrofolosi, che dal 1870 con moderne terapie si prendeva cura di soggetti colpiti dalla adenite tubercolare, la scrofola, malanno sul quale, pare, aleggiasse la leggenda del ‘tocco reale’ cioè il taumaturgico intervento dei sovrani (in ispecie francesi e inglesi) in grado di ‘guarire’ i malcapitati.

mer 13 gen 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

Sono diversi i motivi di interesse per visitare la nuova sede della Fondazione Fellini, a pochi passi dal Parco Cervi e dall’arco d’Augusto. I pezzi forti dell’esposizione sono collocati al primo piano della palazzina. Spiccano i costumi del film “Roma” e il cosiddetto “uccello amoroso” - il congegno meccanico che accompagnava nel film “Casanova” le prestazioni erotiche del celebre veneziano - oltre a locandine e foto buste.

Alle pareti, le immagini dei set di Fellini, oltre ai disegni preparatori di mano del maestro, che servivano a fissare le prime idee sui personaggi che avrebbero poi popolato i suoi capolavori e per trasmetterle ai collaboratori.

E’ possibile, inoltre, consultare una copia del Libro dei Sogni, il diario che l’analista di Fellini, Ernst Bernhard (1895-1965), gli consigliò di tenere per raccogliere disegni e pensieri che derivavano dalle sue visioni oniriche, che Federico definiva “il lavoro notturno”.

Il testo raccoglie più di mille tavole di un periodo compreso tra il 1960 e il 1990: una preziosa testimonianza dell’estro creativo del regista riminese.

 

mer 04 nov 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

La città di Rimini per la sua strategica posizione geografica di crocevia quasi obbligato, oggi come in passato, per i viaggiatori che da nord devono spostarsi verso sud e verso ovest evitando le montagne, è da sempre luogo di soggiorno per tanti forestieri.

Abbiamo già parlato in passato delle aree di sosta e ristoro al tempo dell’antica Roma, dislocate sulle principali direttrici (via Emilia e Via Flaminia) dette cauponae (osterie) etabernae (ostelli).

Nel Medioevo, e in particolare nel XV secolo, questo insieme di strutture ricettive è documentato e ammonta a ben 29 strutture di cui molte nel borgo San Genesio (oggi San Giovanni): tra queste, negli atti notarili, si distinguono una domo sive hospitio coperta de cupis solariata cum curte sive orto post dictam domum, appartenuta a tale Giovanni di Marzio e ubicata sulla via Regale (ossia via Flaminia), e una seconda domum muratam solariatam et cupis copertam cum stabulo cortili orto et aliis suis pertinentiis aptam ad hospitium, condotta da Melchiorre di Battista e posta in prossimità dell’Ausa.


 

mer 04 nov 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

In epoca medievale i "ristoranti" erano ben diversi da quelli odierni. Dobbiamo infatti immaginare "strutture polifunzionali" che dovevano accontentare chi aveva bisogno di un alloggio per la notte, di un pasto caldo, di ricoverare nelle stalle gli animali, come chi voleva trovare un po' di svago, scolarsi una coppa di vino o comprarne un po' alla mescita.
La gente del posto non consumava mai cibo nelle osterie. Sia perché era ritenuta una spesa ingiustificata, sia perché era addirittura vietato: i regolamenti comunali solitamente proibivano ai cittadini di consumare cibo in alberghi e locande così da prevenire complotti o congregazioni sovversive! Se si era invitati a mangiare in un albergo da un amico forestiero di passaggio, bisognava chiedere un'autorizzazione scritta all'autorità. 
Si poteva però andare in osteria a bere o comprare vino. Per i giovani maschi erano le uniche occasioni di "socializzare". Non senza problemi di ordine pubblico a causa del gioco d'azzardo e della presenza fissa di prostitute.
Le locande medievali avevano un'unica "sala da pranzo" dove i clienti condividevano tavoli e pasto con sconosciuti. Si mangiava senza le posate, il cui uso da noi rimarrà tabù almeno fino al XVI secolo.

mer 09 set 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

I mulini da cereali fin dal Medioevo costituirono nel nostro territorio un importante aiuto per il lavoro dell’uomo: già dal X secolo iniziano ad essere annoverati nelle fonti locali, anche se sarà nel XVI secolo che troveranno diffusione su tutto il territorio, grazie anche ai numerosi corsi d’acqua che allora potevano beneficiare di una portata d’acqua molto più ricca rispetto ad oggi.

Nel basso Medioevo i mulini furono adibiti a svariate funzioni: oltre che alla molitura dei cereali, anche in cartiere, concerie, filande, segherie, frantoi, torni da falegname, ferriere, nella follatura dei tessuti, ecc.

A Rimini nel XV secolo si trovavano tre mulini da grano, di cui due sulla Fossa Patara: quello comunale nella contrada di Sant’Andrea e quello appartenente a Santa Maria in Trivio, e uno nella contrada di Santa Colomba, appartenente ai canonici. Nelle carte d’archivio riminesi si ipotizza l’esistenza di un quarto mulino nel borgo di San Genesio, sorto per mettere a frutto le acque dell’Ausa esterna: è infatti certo che così come sul Marecchia e sul Conca anche sull’antico Aprusa fossero collocati mulini, di cui oggi purtroppo non è rimasta traccia, a differenza delle numerose strutture conservate nella Valmarecchia, di cui i mulini Moroni e Sapignoli a Poggio Berni costituiscono forse gli esempi meglio conservati.

 

mer 09 set 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Nel borgo di San Genesio si trovava anche un mulino da olio, dove Francesco e Domenico del fu Domenico ab oleo hanno l’enfiteusiunius domus murate solariate et cupis coperte cum orto cum uno molendino ab oleo, confinante a primo latere strata Maior (…) a tertio via palate.

Essendo l’edificio documentato da oltre venti anni, la struttura molitoria potrebbe risalire agli ultimi decenni del Quattrocento.

Nel borgo di San Genesio c’era anche un molino da guado (in territorio S.Gaudentii extra portam S. Genexii in campo existente iuxta stratam que vadit ad S. Cristofarum). 

mer 09 set 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

L’origine dei mulini ad acqua si fa risalire al III secolo a.C., con il cosiddetto “mulino greco”, un macchinario molto semplice dotato di una ruota orizzontale il cui asse era collegato direttamente ad una delle due macine la quale, ruotando sull’altra, triturava il cereale.

Il fatto che tale tipologia di mulino avesse un basso rendimento a causa della lentezza delle macine e delle loro dimensioni ridotte fu la causa della sua scarsa diffusione a vantaggio di una nuova tipologia di mulino, che si sviluppò nel I sec. sul territorio dell’Impero romano, detto verticale perché si basava su una ruota idraulica a moto verticale collegata alle macine mediante un meccanismo a ruote dentate.

mer 01 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

11 luglio 2009: questa data segnerà il ritorno tanto atteso degli obelischi seicenteschi nel borgo di San Giovanni. L’inaugurazione dei lavori di ripristino degli obelischi coincide con la prima delle due giornate della festa borgo di San Giovanni, giunta alla sua nona edizione.

E’ da anni che si discute sul recupero e la valorizzazione dei pilastrini seicenteschi, collocati fino alla II° guerra mondiale all’ingresso del ponte dell’Ausa, lungo l’antica via Flaminia.

 

mer 01 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Alla fine del ‘700 venne demolita la porta medievale che si trovava nell’estremità del ponte posta verso il centro città, davanti all’arco d’Augusto. Era sovrastata da un torrione e ovviamente, si raccordava con la cerchia di mura ancora visibile.

Nell’Ottocento gli obelischi vennero immortalati in due vedute: un’incisione di Bernardino Rosaspina del 1832, eseguita su disegno di L. Ricciarelli, e un disegno a china, del 1849, di Romolo Liverani, oggi conservato presso la biblioteca civica di Forlì.

Grazie ad una cartolina dei primi anni del ‘900, possiamo notare con chiarezza i pilastrini, e il ponte di cui vengono mostrate le spalle in mattoni, così come verrà ripristinato in concomitanza con il ricollocamento degli obelischi. Nel 1916 fu cistruita la ferrovia Rimini-Novafeltria e proprio dove sorgeva la porta medievale comparve un passaggio a livello.

Durante la seconda guerra mondiale il ponte sull’Ausa fu distrutto, e durante il dopoguerra fu ricostruito in cemento armato, mentre dei piastrini si recuperarono alcuni frammenti.

mer 01 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Il ricollocamento dei pilastrini all’ingresso del borgo San Giovanni è stato reso possibile grazie all’impegno di tanti: nato, infatti, da un’idea del comitato parrocchiale per la festa del borgo San Giovanni, la realizzazione del progetto è stata effettuata dal Comune di Rimini, nelle persone dell’architetto Pier Luigi Foschi, direttore del Museo della Città di Rimini, Marcello Cartoceti, presidente dell’A.R.R.S.A. (Associazione riminese per la ricerca storica e archeologica)  e dall’arch. Laura Berardi.

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Se la fiera di San Giuliano era la più importante di Rimini, anche il Borgo che oggi chiamiamo di San Giovanni ne aveva una sua. Era intitolata a San Gaudenzo, in quanto l’antichissima abbazia dedicata al patrono della città si trovava appena fuori dal Borgo, nel luogo dove oggi si vede il Palaflaminio. A differenza della fiera di San Giuliano, che si tenne fino ai primi decenni del XVII secolo, la fiera di San Gaudenzo aveva iniziato a manifestare i primi segni di cedimento già nella seconda metà del Cinquecento.

Come riferiva nel ‘600 Cesare Clementini, la Fiera di San Gaudenzo si teneva tra l’arco d’Augusto e l’arco in pietra eretto nel 1509 (sulla base di un’analoga opera preesistente) in onore di papa Giulio II, posto alla fine dell’odierna via XX Settembre, all’incrocio con via Tripoli. L’arco fu demolito, perché pericolante, dopo il terremoto del 1786.

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Uno dei punti di forza delle fiere riminesi era il mercato dei minerali di ferro, che suscitava l’invidia di molti concorrenti, a cominciare dal Ducato di Urbino. Le “ferrarecce” arrivavano di contrabbando via mare e il punto debole della città era stato sempre il porto, malagevole e insicuro. Ai primi del ‘600 il Duca Francesco Maria II Della Rovere puntava pertanto proprio sullo scalo di Pesaro, appena rinnovato, e su quello di Fano per scatenare l’offensiva commerciale contro i vicini romagnoli.

I Riminesi quale contromossa pensarono a rilanciare l’antico approdo dell’Ausa. A Girolamo Rainaldi fu affidata la progettazione di un nuovo porto alla foce del torrente, munito di una palizzata capace di ospitare fino a sessanta vascelli a tre vele. Ma non se ne fece nulla, anche perché il tentativo pesarese naufragò velocemente.

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

Papa Paolo III nel 1538 autorizzò lo spostamento della fiera dal Borgo a dentro le mura, nel tratto di Corso “tra porta San Bartolo e la piazza del Foro”. Dalla breve papale si evince che la fiera non si era più tenuta dal 1517, quando “il Borgo di San Genese, ora di San Bartolomeo” era “stato per la guerra brusato et ruinate le case d’esso et tutto desarverte senza uscio et finestre”. La “guerra” menzionata era stata la scorreria di Francesco Maria I della Rovere, durante la quale fu distrutta anche Coriano. Il Della Rovere stava tentando di riacquistare il Ducato di Urbino, sottrattogli dal Papa. Dovendo affrontare un esercito pontificio doppio del suo e non avendo soldi per pagare i propri mercenari (cinquemila fanti e mille cavalieri), non gli restava che il saccheggio. Il Duca riuscì nel suo intento; Rimini, soggetta al Papa, pagò il conto.

 

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da

Una «fiera delle pelli» si teneva fin dal 1500 a Rimini tra borgo San Giuliano e le Celle, per la ricorrenza di sant’Antonio dal 12 al 20 giugno.

Era seguìta da quella di san Giuliano nata nel 1351 nell’omonimo borgo (dal 21 giugno, vigilia della festa del santo, sino al 22 luglio).

Il calendario resta stabile fino all’inizio del 1600, quando soprattutto a causa delle carestie, le due fiere sono spostate fra settembre ed ottobre, inglobando pure quella detta di san Gaudenzio nata in ottobre nel 1509.

La concentrazione delle tre fiere in un unico appuntamento (successivamente tra 8 settembre ed 11 novembre), è l’effetto del declino commerciale ed economico della città, a cui non si sa reagire.

Nel 1627 esse come unica «fiera generale» sono anticipate dal 15 agosto al 15 ottobre, e nel 1628 ritornano dall’8 settembre all’11 novembre.

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Pare incredibile, ma la via Flaminia, sui cui lati è nato borgo San Giovanni, è ancora oggi l’asse viario più importante di Rimini sud. Eppure sono passati ben più di 2 mila anni: i lavori per costruirla iniziarono nel 220 a. C. grazie al console Caio Flaminio, che volle un’arteria che collegasse l’Urbe con gli avamposti romani allora più avanzati nell’Italia settentrionale.

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

La legge e le tradizioni romane proibivano l'uso di veicoli nelle aree urbane, per ragioni di sicurezza e anche igiene, essendo la trazione dei mezzi tutta animale. Dunque tutte le città erano, come diremmo noi, delle Ztl, zone a traffico limitato; non assente in assoluto perchè, allora come oggi, non mancavano le eccezioni. Per esempio, erano esentati dai divieti le donne sposate e gli ufficiali governativi in viaggio per servizio.

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca
mer 03 dic 2008 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Redazione

L'edilizia medievale del borgo San Giovanni era caratterizzata da unità edilizie dalla planimetria allungata, con la particolarità di avere il fabbricato principale sulla strada principale (l'odierna via XX Settembre), insieme alle attività produttive connesse. Questo tipo di edifci si era diffuso già dal VIII-X secolo, e si contrapponeva al modello di casa "solariata", che si sviluppava cioè verso l'alto, e che doveva essere certamente più diffusa nel centro cittadino, dove mancava lo spazio.

mer 03 dic 2008 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Il Medioevo è certamente un periodo storico affascinante e il grande successo di tante manifestazioni che vogliono rievocarlo lo dimostra. Inoltre, i modelli urbanistici medievali tutt'ora segnano indelebilmente tutti i centri storici italiani.

mer 03 dic 2008 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Non sappiamo se nel borgo fossero presenti altre case-torri oltre a quella che il Vescovo Monsignor Ventura concesse il 27 Marzo 1207 a Bartolomeo per la realizzazione di un "hospitale" dove oggi è Santo Spirito. Certamente la casa-torre, così tipica dell'Italia medievale, si diffuse anche nella nostra città nei secoli XII e XIII; ve ne sono tracce nel centro storico, come il basamento all'angolo di Palazzo Spina, su Corso d'Augusto).

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