Il gelato che ci unisce e che ci divide

RIMINI - Notizie satira - mer 24 mar 2010
di Lia Celi

Una passione tutta riminese
E pensare che in altre città il cono artigianale ormai è un miraggio

In piazza Cavour stanno per aprire due nuove gelaterie. Evidentemente si è sparsa la voce che nessuno ha mai perso i suoi soldi per aver sopravvalutato la passione dei riminesi per il gelato fatto bene - non per niente siamo la città del Sigep. Per i forestieri Rimini è uno choc culturale: abituati a lunghe scarpinate da un angolo all'altro delle loro città, se non a trasferte in provincia, alla ricerca di un fantomatico baracchino dove hanno sentito dire che «fanno la crema come una volta» (in effetti sul fusto di polverina nello sgabuzzino c'è scritto proprio così: «crema come una volta»), nel nostro centro trovano un sacco di ottime gelaterie artigianali nel raggio di un chilometro scarso.
Lo straniero si chiede come facciamo a non essere tutti obesi e diabetici, con tanti luoghi di perdizione sotto il naso. Non sa che i riminesi, volubili e incostanti in molti campi, in fatto di gelaterie sono tendenzialmente fedeli: ne scelgono una da ragazzi e la cambiano solo se costretti. Fedeli, non tifosi ottusi: sono in grado di riconoscere i pregi di altre gelaterie, e non negano una chance a nuovi soggetti. E sottolineo nuovi. Fra i vecchi esiste uno steccato pressoché invalicabile. A cominciare da quello che divide le due fazioni più antiche dei gelatofili del centro, e cioè i fan della storica Romana e quelli della sua più giovane rivale, il Pellicano. Vicinissime, qualità costante nel tempo, continuità nella gestione, prezzi suppergiù equivalenti: verrebbe da pensare che un ghiottone possa dividersi indifferentemente fra due gelaterie che hanno così tanti punti in comune. E invece no. A Rimini la "politica dei due forni" può funzionare, ma quella delle due gelaterie non ha mai convinto nessuno. Fra gli ottimi gelati della Romana e del Pellicano ci sono differenze, lievissime - più dolce e "montato" l'uno, più vellutato e intenso l'altro - ma sufficienti a renderli non intercambiabili per i palati sensibili. Se un pellicanista del centro viene assalito dalla voglia di gelato il martedì, giorno di chiusura della sua gelateria di riferimento, preferisce restare a bocca asciutta, a meno che non possa raggiungere un altro Pellicano aperto. Stessa cosa per il romanista doc, che è ancora più snob. Per lui il Pellicano proprio non esiste. Finge di ignorare che a cento metri dalla Romana c'è un'altra gelateria dal 1984. Quando la cremeria di piazza Ferrari è chiusa per restyling (è una diva di una certa età e ci tiene a conservare un look giovanile), il romanista digiuna, o va fuori porta per compare il gelato alla Piazzetta, o al Castello (ormai divise peraltro da un antagonismo analogo a quello Romana-Pellicano), o cerca un'esperienza estrema e si spinge fino dai gemelli di Biodelirio - tutto, pur di non girare l'angolo di via Mentana. Per essere sicuri di sfondare in una piazza così esigente e viziata, i nuovi gelatai del centro devono sapere il fatto loro. E noi, romanisti o pellicanisti, siamo pronti all'assaggio - ma voltare gabbana, anzi, cialda, giammai.

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