Auguri a Tonino (e uno anche al Teatro Galli)

RIMINI - Notizie satira - mer 24 mar 2010
di Nando Piccari

Una altro capolavoro di Sgarbi

E ora speriamo sia la volta buona

Tonino Guerra ha compiuto novantanni. A regalargli delle parole mi sentirei inadeguato e presuntuoso. Al massimo posso restituirgli qualcuna di quelle che alimentano il magico e avvolgente rincorrersi di suoni nelle sue poesie, o i colori e le forme della giocosa malinconia dei suoi disegni, o quei racconti di inarrivabile forza e dolcezza che al cinema ci hanno preso il cuore. Parole per emozionarci della sua emozione; che ci conducono per mano a cercar di capire un po' meglio i mille risvolti, gradevoli o temuti, della nostra umana condizione; e che abbiamo imparato a raccogliere e custodire, perché poi, vivendo, le rivedremo spuntar fuori quando più forte sarà il bisogno di assaporarne la riscoperta.

Non so se anche le parole vadano restituite con gli interessi. Se così fosse, gli chiedo di considerare come tali l'affetto, l'amicizia, l'ammirazione e la gratitudine di cui è carico il mio abbraccio, che parte da Montefiore per raggiungere Pennabilli, non senza aver raccolto, lungo il cammino, qualcuno dei primi fiori che ci fanno dire che è finalmente arrivata la primavera nelle nostre belle colline.

Ora, però, come passare dal “ti voglio bene Tonino” alle ultime nefandezze generate dalla ciarlatana protervia padronale di chi tenta ogni giorno di appiccare incendi all'edificio della nostra democrazia repubblicana? Concedo pertanto a Berlusconi un turno di riposo, esteso ai suoi valvassini locali, Renzi e Lombardi. I quali finiranno comunque la campagna elettorale pieni di escoriazioni e lividi, non ad opera dei “nemici” ma per i cazzotti fratricidi che si stanno dando sul ring allestito all'interno della “palestra delle libertà”. Arbitro di quella davvero singolar tenzone è il coordinatore provinciale Pizzolante, che però qualcuno sospetta non del tutto “super partes”, visto che sui giornali si è lasciato sfuggire che «se vince Renzi è la morte del PDL»: alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò.

Ma a Rimini ha ripreso quota un altro match, che si trascina da qualche lustro: fra chi vuole che la città, dopo sessantanni di colpevole ritardo, riabbia il Teatro Galli “per davvero” e chi, in nome del “dov'era e com'era”, si accontenterebbe di un balocco taroccato. Al concorso internazionale di idee del 1985 (il sindaco Conti ed io, all'epoca vicesindaco, vi partecipammo in punta di piedi) prevalse la proposta firmata da Natalini e dai riminesi Bonizzato, Franchini e Federico. Dieci anni dopo - sindaco Giuseppe Chicchi - quella suggestione diventa finalmente un vero progetto, orientato all'idea di un contestuale ripensamento dell'intera Piazza Malatesta ed alla consapevolezza che, dopo 130 anni, si riesce a ricostruire “com'era” non un teatro, ma l'ornamentale falso storico che qualcuno nel frattempo sta perorando, con una polemica accesa ma civile. Almeno fino al subentro della pachidermica arroganza del sottosegretario Sgarbi, che manda tutto a monte e impone due nuovi progettisti. Uno dei quali, l'arch. Cervellati, potrà così “vendicare” lo zero ricevuto al concorso dell'85, quando provocatoriamente presentò i disegni originali del Poletti.

Si deve alla saggezza dell'assessore Pivato (“ora le priorità sono altre”) se quel secondo progetto è poi rimasto nel cassetto. Oggi il Comune l'ha ripreso in mano e “l'ha reso funzionale”, d'intesa con la Soprintendenza. Dicono che ora ricordi abbastanza quello di Natalini: ma guarda un po'!    

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