Mimmo Giuliano, la boxe come passione

RIMINI - Notizie sport - mer 24 mar 2010
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Dopo aver sconfitto grandi campioni venne fermato da una malattia a neppure 25 anni

Il punching-ball, i guantoni, l'arredo disadorno di una palestra di periferia, l'acre odore di linimento misto a quello di sudore stantio, lo sport come metafora della vita e la vita come metafora della violenza che impregna l'ordinaria quotidianità; tutta la gamma di oggetti, le motivazioni, le simbologie, i luoghi comuni che da sempre, determinano la liturgia di questo sport, poco o nulla hanno a che fare con la vicenda pugilistica di Domenico "Mimmo" Giuliano, il peso welter riminese che, dal 1959 al 1968, deliziò tutti gli appassionati, con la sua classe che era oro a 18 carati.
Nato a Rimini il 19 dicembre 1943, Mimmo Giuliano, si avvicinò alla boxe con curiosità. Attratto da un'arte tanto nobile quanto spietata, ebbe la fortuna di imbattersi in un maestro di stile quale era Aroldo Montanari. Il giovane si lasciò trasportare, affascinato dalle parole del "maestro Aroldo", il quale, da quel grande intenditore che era, da subito intuì il potenziale atletico e umano che si celava in quel ragazzino spavaldo ma, nello stesso tempo, estremamente attento. Fin dall'inizio per lui, tirare di boxe, significò staccarsi dalla logica comune, dagli standards collaudati.
«In quei tempi,- così inizia il racconto di Mimmo Giuliano - nella vecchia palestra della "Libertas" si allenavano i vari Lugli, Filippini, Ghelfi, i fratelli Morri, Alfio Neri, Rossi. La boxe allora, era sport popolarissimo. Debuttai il 9 settembre 1959, nella mia città. L'avversario era Mordini. Vinsi. Seguirono le vittorie su Vettoretto, a Iesolo, Perlini, a Serravalle di San Marino. Giunsi secondo ai Campionati Emiliani Novizi. Mi aggiudicai per quattro volte i Campionati Regionali Dilettanti. Tra le vittorie più belle ci furono i K.O. che inflissi al bolognese Tarozzi e a Gentiletti di Pesaro. Il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana, Poggi, mi convocò a Roma. Nel frattempo avevo la possibilità di "fare i guanti" con Teddy Wright. Per me era come frequentare l'università. Ai Campionati Italiani Dilettanti del 1965,al terzo turno incontrai Lauri, un laziale che aveva vinto la selezione pre-olimpionica in vista dei giochi di Città del Messico. Nel corso del combattimento lo atterrai due volte. Nel terzo round, accusò un colpo basso ed io venni squalificato. Il 5 maggio 1965, fui convocato a Nuoro dove la nazionale italiana incontrava quella irlandese. Il mio avversario era Darcey. Vinsi per K.O alla prima ripresa. Nel 1966 a Napoli, in occasione di Italia - Stati Uniti, sconfissi il futuro campione olimpico Ronnie Harris ai punti. (Il match venne trasmesso in TV). Sempre nel 1966 pareggiai col tedesco di Colonia Manfred Wolke, "l'assassino biondo", un tipo veramente tosto che avrebbe vinto il titolo dei welter alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Feci pari pure col tedesco orientale G. Meir, che diverrà nel 1969 Campione Europeo a Bucarest».
Sull'onda dei ricordi sfilano i nomi di pugilisti noti e di altri meno conosciuti. Nella sua carriera Mimmo Giuliano è salito sul ring 129 volte. Le sconfitte pochissime: soltanto 11. Coloro che l'hanno battuto sono stati nomi importanti del boxing: Marco Scanu di Cagliari, Sauro Soprani (col quale riuscì anche ad imporsi in un altro combattimento), Sgrazzutti. Poi, durante una trasferta con la nazionale italiana in Turchia, (era il 1968), la sfortuna si presentò in tutta la sua maligna imprevedibilità. Un herpes lo colpì all'occhio destro privandolo di 10 gradi di vista. Era l'anno olimpico. Le cure non sortirono benefici effetti e così, a neppure venticinque anni (si era in aprile), Mimmo Giuliano, uno dei più interessanti welters italiani, dovette, malinconicamente dire addio a quell'attività sportiva tanto amata e che gli aveva dato così grandi soddisfazioni. In codesto modo finiva la carriera pugilistica dell'atleta riminese.
Oggi, appesantito dagli anni e dalla vita agiata, mentre passa per il Corso d'Augusto, elegantissimo nel suo nero cappotto e con l'immancabile Borsalino in testa, non posso fare a meno di pensare a John Jackson, il quale dal 1785 al 1805 tenne una palestra in Bond Street a Londra. Jackson, per lungo tempo campione d'Inghilterra di tutte le categorie, venne soprannominato il "gentiluomo" sia per la sua maniera di boxare, sia perchè era solito frequentare i più esclusivi ambienti londinesi. La sua scuola di pugilato infatti, era bazzicata da tutti i migliori rampolli della "high society". Fra gli allievi del "gentiluomo" possiamo ricordare lord Brummel, il principe di Galles, il marchese di Queensberry, il poeta George Byron. Passano gli anni ma in fondo tutto resta inalterato.

 

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