In un Paese da favola
Scenari ipotetici
Proviamo a immaginare un posto dove proprio non funziona niente
C'era una volta un paese nel quale non si poteva dire la verità. E' un paese immaginario, perché nel paese nel quale siamo noi, cari lettori, non è così: nel nostro paese la verità si può dire, poiché l'onestà è quasi assoluta e corruzione e falsità sono bandite sia nell'alto sia nel basso della società. Per la verità, in quel paese immaginario, non è che non si potesse dire proprio la verità. La situazione era così: questo paese finto era diviso in due, come il giorno e la notte, la casa e la cantina: c'era il paese vero e poi c'era un altro paese finto, che veniva raccontato nei discorsi, in particolare dai notabili e dai potenti, ma un po' da tutti, nelle situazioni in cui faceva comodo raccontarlo. Nel paese finto di questo paese finto, fatto solo di discorsi, chi parlava era onesto, ed erano onesti in genere i suoi famigliari, e quasi sempre i suoi amici e i suoi compagni di partito, o di qualsiasi gruppo al quale apparteneva. Al contrario, gli avversari (che andavano dai vicini di casa ai tifosi della squadra avversaria, ma soprattutto erano quelli degli altri partiti) erano sempre disonesti, delinquenti, ladri e quasi sempre anche assassini. Questo era vero ovviamente per tutti. In pratica, se un viaggiatore parlava con un cittadino, questo gli diceva: "Caro amico, io e i miei siamo persone affidabili, ma gli altri sono tutti dei delinquenti, stia attento..." Il bello è che ognuno lo diceva, e il viaggiatore aveva l'impressione di un paese sgangherato dove tutti erano nemici di tutti.
Nel paese vero di questo paese finto, invece, erano pochi gli onesti anzi quasi nessuno. Però non si poteva dire pubblicamente. O meglio, si poteva dire degli altri, ma non dei propri compari. Soprattutto, se un normale cittadino diceva una verità spiacevole su qualche potente, o su qualche istituzione, veniva crudelmente punito, e quasi sempre abbandonato anche dai suoi. Per esempio, in questo paese finto c'erano dei funzionari che dovevano far pagare le tasse ai contribuenti. Molti di questi funzionari (in certi settori quasi tutti), chiedevano per sé denaro e regali e in cambio chiudevano gli occhi sui reati e le infrazioni. Per esempio entravano in un negozio e si facevano dare dei prodotti gratis; fermavano un camionista e il camionista gli metteva una banconota nella patente, o gli regalava qualcosa del carico che portava. I professionisti, avvocati, notai, medici, ingegneri, architetti, e tutti gli artigiani che facevano lavori in casa, quasi tutti ingannavano il governo nascondendo i loro soldi. Una volta qualcuno cercò di rendere pubblici i redditi dichiarati di tutti, perché disse che non era una vergogna fare sapere quante tasse si pagavano. Ma il governo (e l'opposizione se ne stette zitta) disse che era un reato, che non si poteva far sapere quanto un cittadino aveva dichiarato. Lo fece perché la verità in quel paese non si poteva dire. Tutti avrebbero visto che i ricchi dichiaravano pochissimo e solo alcuni onesti spiccavano tra gli altri sembrando ricchissimi!
Vi erano -in questo paese di favola, così diverso dal nostro e così peggiore - anche dei giornalisti. Ma non potevano scrivere la verità. Se un giornalista avesse scritto spiacevoli verità, c'era una legge (iniqua, ben diversa dalle leggi giuste che abbiamo noi) la quale stabiliva che il denunciato non potesse difendersi dall'accusa se non dopo anni, che dovesse pagare degli avvocati solo per sapere di cosa era accusato, che potesse essere condannato per diffamazione anche se aveva scritto la verità... (pensate a cosa arrivavano!) e tante e così ingiuste procedure che il poveretto, se non era ricco o protetto da potenti, si guardava bene dal dire una sola parola in più e, zitto e contrito, se ne stava in silenzio. Come vedete, è un paese immaginario, certamente non è l'Italia, dove il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi controlla molti mass media ma non esercita alcuna influenza indebita sull'opinione pubblica, e l'opposizione, mai faziosa e tutta d'un pezzo, usa con la propria parte lo stesso rigore che chiede per l'avversario. Vi erano, in questo paese fantastico, tante persone che avrebbero voluto rispettare le leggi e le norme del vivere civile. Ma le leggi e i regolamenti erano così astrusi e iniqui che era praticamente impossibile non infrangerli. Per esempio, scrivevano sui segnali stradali dei limiti di velocità come "20" che è meno di quanto fa una bicicletta, oppure mettevano apposta il limite dei 50 sui rettilinei per poter fare tante multe. In questo paese i giudici dicevano che il governo non poteva guardare nei loro incartamenti, ma quello che c'era scritto lo si poteva leggere sui giornali. Però nessuno sapeva se era vero. Insomma, quello che era pubblico era segreto, e quello che era segreto era pubblico. E' una vera fortuna che questo paese così sgangherato non sia il nostro.
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