Quando al mare si andava per i Traj

Rimini - Notizie Borgo San Giovanni - mer 24 mar 2010
di Annamaria Bernucci

 

La preistoria di via Tripoli

All’opposto di Marina Centro, i bagnati più modesti raggiungevano la spiaggia attraverso un’area semidisabitata

Il riminese o il villeggiante che voleva raggiungere dalla città la marina, ancora alla fine dell’'800, aveva due percorsi obbligati: lo stradone dei Bagni (ora via Principe Amedeo) che aveva inizio da Borgo Marina; oppure poteva percorrere la strada detta dei Traj che congiungeva Borgo San Giovanni al mare non senza qualche difficoltà e in mezzo ad acquitrini, ristagni, concimazioni ed orti. C’è sempre un sud o un nord che fa la differenza o che demarca la realtà, umana e urbana. A Rimini, l’Ausa, divise lungamente due località distinte: a nord, quella ‘storica’ dello Stabilimento Bagni dove si radunava l’eccellenza aristocratica e borghese dedita alle villeggiature marine, con lo scenario di eleganti dimore e strutture tra le più moderne; a sud, la vasta area dei Traj, attraversata dalla strada omonima che si congiungeva alla litoranea all’altezza dell’odierno Park Hotel, costituita da vaste aree scoperte. I Traj erano stati lungamente una zona off limits, confinante con la via degli Orti (via Lagomaggio), costellata di capanne di ortolani, dune, terreni incolti. La spiaggia corrispondente, per quanto frequentata da arditi bagnanti o da villeggianti di più modeste ambizioni, pagava un po’ lo scotto della presenza dell’Ospizio Matteucci, benemerito istituto per i bambini scrofolosi, che dal 1870 con moderne terapie si prendeva cura di soggetti colpiti dalla adenite tubercolare, la scrofola, malanno sul quale, pare, aleggiasse la leggenda del ‘tocco reale’ cioè il taumaturgico intervento dei sovrani (in ispecie francesi e inglesi) in grado di ‘guarire’ i malcapitati.

Quella stessa strada, poi ribattezzata Via Tripoli, attraversata dalla linea ferroviaria Bologna-Ancona parve subire un’ulteriore divisione in una zona ‘mare’ e una zona ‘monte’, con diverse caratteristiche insediative e sociali. Alla prima organizzazione della parrocchia, a partire dal 1919, attese un sacerdote di frontiera, don Gavinelli, salesiano, pronto a seguire una comunità composita formata da operai, ortolani e forestieri. Il fronte mare si arricchisce di villini, di alberghi e di primi servizi pubblici. I Traj, alle spalle della litoranea, invece, sono investiti da una urbanizzazione disordinata e spontanea, con un reticolo stradale altrettanto improvvisato e scarso di servizi, un’edilizia minuta e priva di pretese. In prossimità della Flaminia la zona è oggetto di una profonda trasformazione ad opera della società Cooperativa Luigi Luzzati e delle Ferrovie dello Stato. Nasce il quartiere ferroviario composto da edifici a schiera e in linea, a due piani, dotati di orti. Le facciate, secondo i dettami di uno stile decorativo di ascendenza liberty, prospettano sulla via Tripoli e via Crispi con dignitose decorazioni in cotto. Nel 1922 si contano 34 edifici, altre costruzioni sono previste secondo i requisiti “dell’igiene e della comodità”. I tempi erano maturi per assistere alle politiche abitative delle Ferrovie di Stato e alle pratiche assistenziali nei settori delle attività extra lavorative dei ferrovieri con la nascita di ‘villaggi operai’. A ciò contribuisce anche legge Luzzati del 1903 per campagne di edilizia residenziale avviate dalle imprese per fidelizzare i propri lavoratori.

 

Così nacque il quartiere operaio

Fu la prima urbanizzazione fuori le mura

Nella pianta della città disegnata dal Naccari per la IV edizione della Guida Storico Artistica di Rimini del 1909 di Luigi e Carlo Tonini viene tracciato il “nuovo quartiere con Ippodromo come dal progetto dell’ingegnere Camerani”. Il quartiere Operaio ai Traj è parte integrante del piano regolatore proposto dalla Società Case Popolari e in un secondo tempo dal Comune, nel 1908.

Nella stessa guida si legge che “la diritta via dei Traj (che ora si viene popolando di numerose abitazioni) conduce al mare, agli stabilimenti balneari per gli scrofolosi, ed ad altre trabacche per bagni economici sulla spiaggia”. In queste poche righe è detto tutto.

Un quartiere di recente impianto si va dunque costituendo a ridosso della Flaminia e va a qualificare un’area difficile, scarsamente abitata e frequentata, mal servita e periferica rispetto alla città ancora stretta al perimetro delle sue vecchie mura. Si crea una congiunzione con il borgo di S.Giovanni. Il piano prevede l’ampliamento delle strade esistenti, un reticolo che cresce attorno all’Ippodromo, coronato da una suddivisione gerarchica di lotti a seconda delle tipologie edilizie, villette e case a schiera popolari. E’ il primo atto dell’espansione novecentesca di Rimini.

 

Una parola senza spiegazione certa

Nella tradizione popolare i traj sono i poderi, i campi ma anche le dune che demarcavano i terreni limitrofi alla spiaggia. Che qualche vicinanza la parola l’abbia con il trainare, o con i traini, particolari carri senza ruote adibiti ai trasporti su terreni dissestati e impervi, pare legittimato dalla pratica e dalla corrispondenza fisica dei luoghi. Più di uno studioso ha tentato di trovare un’origine alla parola, in realtà intraducibile. All’altezza della traversa Bedotti c’erano le Officine ferroviarie, nel 1912 sulla litoranea nelle vicinanze dell’odierna via Parisano. Quindi al centro dei Traj, sorse la prima chiesa del lido (S. Maria Ausiliatrice) e l’Istituto salesiano

 

commenti

quartiere via traj

scritto da daniela
mar 30 mar 2010 ore 17:49:39
abito in via tripoli proprio in uno degli edifici costruiti dalle ferrovie per i loro operai. mi piacerebbe conoscere qualcosa di pił riguardo il quartiere, come č nato quali sono stati gli edifici costruiti per primo, come hanno superato le vicessitudini del terremoto del 1916. Penso che il palazzo dove vivo sia uno di quelli del primissimo novecento: io acquistai l'appartamento nel 2002 dagli eredi di un ferroviere che lo aveva rilevato dalle ferrovie nel 1964.Approfondite quindi questo argomento anche per valorizzare l'intero quartiere, uno dei pochi a Rimini che ha mantenuto quasi integra la propria identitą.
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