Figli nostri, moderni immaginari

RIMINI - Notizie primo piano - mer 24 mar 2010
di Stefano Cicchetti

Dopo la megarissa evitata per un pelo a Cattolica
Le più primitive logiche del branco sembrano gli unici valori che non tramontano mai

Dunque a Cattolica un centinaio di ragazzi fra i 14 e i 21 anni si sono dati appuntamento in piazzale I Maggio. Riccionesi contro cattolichini, si sono presentati armati di cinture, bastoni, mazze, catene, pugni di ferro, coltelli a serramanico. Insomma una disfida in piena regola. E per cosa? Per "sistemare le cose" dopo un litigio fra ragazzine. Le quali erano pronte a far da ala alla rissa incitando i propri "campioni". Non è successo niente solo grazie ai Carabinieri arrivati appena in tempo.
I nostri nonni ci raccontavano che ai loro tempi, di domenica, si andava ai balli di una parrocchia diversa dalla propria e immancabilmente qualcuno tirava fuori il coltello. Il pretesto era sempre una ragazza: un invito troppo esplicito, un complimento greve. Nel migliore dei casi finiva a sassate, con gli "indigeni" a difendere il territorio dagli invasori, i quali naturalmente non aspettavano che un'occasione successiva per vendicare l'onta.
Dunque non è cambiato assolutamente nulla. O meglio, tutto è cambiato ma, sopravvive imperterrita solo la logica caprina dei maschi che fanno a cornate per le femmine, mentre le stesse femmine si esaltano nel ruolo di premio per il vincitore. Dopo un milione di anni il branco umano si comporta esattamente come quelli degli zebù e dei mufloni. I nostri ragazzi cresciuti a internet e gameboy, coccolati e riveriti, educati dalla migliore pedagogia, con infiniti strumenti a disposizione per conoscere il mondo e relazionarsi con gli altri, non sanno fare altro che ricorrere invece alla clava. O meglio, unica concessione alla modernità e al cosmopolitismo, alla mazza da baseball.
Poi scopriremo che molti di quei ragazzi vengono da situazioni famigliari difficili (ma proprio tutti?). Che anche quelli di famiglie "normali" non avevano dialogo con i genitori (ma proprio nessuno?). E che la scuola, invece di... Che insomma mille ragioni, mille disagi hanno generato un vuoto di valori che...
Pontificare in questi casi è davvero difficile, oltre che sbagliato. Se qualcuno ha la ricetta giusta la tiri fuori. L'amara impressione è che tutto sia davvero inutile: l'educazione, il benessere, le generazioni che si susseguono, il cosiddetto progresso, la cosiddetta civiltà.
O forse c'è di più e di peggio. La legge degli ultrà e le risse di tronisti e telenaufraghi in realtà sono fra noi ogni giorno. Dopo di che, non è certo tutta colpa della televisione. La tv per far presa fa leva su istinti che sono già in noi. Forse allora siamo noi che ci rifiutiamo di guardarci dentro sul serio e non ci decidiamo ad affrontarci per quello che siamo, ci piacciamo o no. Comunque noi siamo fatti nel profondo, i nostri figli lo avvertono benissimo. E imparano alla svelta proprio tutto quello che mai ci saremmo sognati di insegnare loro. "La rissa ci affascina. Non si può fare a meno di parlarne. Ricostruirla. In un certo senso, mitizzarla. Perché è una cosa che non capiamo. Che va oltre i nostri mondi di libri e studi, è una cosa che parla un linguaggio tutto suo, e non ne ammette altri. E' come la guerra: possiamo sapere com'è scoppiata, cosa si sarebbe potuto fare per evitarla, ma quando qualcuno decide che è ora di far parlare i pugni, la bocca è buona solo per mordere o riempirsi di sangue". Così ci scrive Francesco, un ragazzo riminese che ha assistito ad una recente, drammatica rissa in piazza Cavour. Che è scappato, ha rifiutato violenza, ma ha avuto la lucidità di analizzarla a occhi spalancati.

 

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