Sta a vedere che San Marino diventa la capitale dei buoni sapori

SAN MARINO - Notizie il taccuino della tavola - mer 10 mar 2010
di Michele Marziani

La piccola repubblica del Titano sta riscoprendo la propria vocazione agricola e sta valorizzando i prodotti tradizionali, molto meglio di quanto riusciamo noi che avremmo maggiori opportunità

Così giorno dopo giorno ci tocca scoprire che a San Marino si mangia bene. Imparare che una delle strade intraprese dalla repubblica del Titano per cambiare abito, smettere di essere pensata come un paradiso fiscale, far fronte alla crisi economica, far dimenticare gli scandali finanziari, è quella di valorizzare il territorio, l'agricoltura, i prodotti tradizionali. Lavorando quasi in sordina, passo dopo passo, ma ogni giorno dall'antica terra della libertà arriva un segnale nuovo: la stella Michelin alla Taverna Righi, il ristorante simbolo della buona gastronomia locale, la nascita del consorzio Terre di San Marino per promuovere, bene, i prodotti locali, il Museo della civiltà contadina e delle tradizioni, i laboratori del gusto con i bambini delle scuole impegnati a prepararsi da soli, con le proprie mani, l'impasto per la piadina. Buon ultimo Identità di Libertà, incontro di chef e produttori di gran fama, appena conclusosi, organizzato dal giornalista Paolo Marchi che ogni anno a Milano raduna il meglio del meglio degli chef nazionali ed europei per le giornate di Identità Golose. Quindi profilo alto, cosa alla quale San Marino non ci aveva abituato in passato. Cugini montanari e un po' furbetti, buoni al massimo a far la torta col Moscato. E invece, piano, piano, hanno ridato smalto al consorzio dei vini, creato bottiglie che non saranno da primato, ma neppure da buttar via, anzi, Brugneto e Tessano sono rossi che fanno bella figura. Le carni sono uno dei punti di forza, poi il miele, l'olio extravergine d'oliva, per il quale a San Marino si stanno dando davvero da fare. E poi, questa è la novità, anche i prodotti quotidiani: il latte, i formaggi freschi, le farine locali, il pane. Le stesse cose di cui sono ricchissime le vallate del Conca e del Marecchia, soprattutto ora che in provincia di Rimini sono arrivati i sette comuni dell'alta valle (devo dire che l'altro giorno ho provato un certo stupore a trovarmi il cartello Rimini al confine con la Toscana).

L'operazione in corso nella repubblica del Titano, grazie al lavoro del consorzio Terre di San Marino è molto più forte di tutte quelle messe in atto sia a livello riminese, sia a livello romagnolo. Rispetto ad esempio a PiùRimini che tenta di valorizzare la filiera corta e i prodotti locali i sammarinesi puntano a dare ai loro sapori un forte valore identitario: è buono perché è mio e so come si fa. Quindi a coinvolgere in questa azione di costruzione del buono, di miglioramento dei prodotti locali, le persone che abitano su quel territorio. I primi che devono essere orgogliosi di mangiare cibi locali sono i locali, solo così certi sapori, certi piatti, una determinata cultura gastronomica, può essere interessante per i turisti e per i viaggiatori. Questo è forse il passaggio che sfugge ai numerosi tentativi, più o meno lodevoli, delle amministrazioni romagnole di promuovere i prodotti del territorio. Insomma, se vuoi che gli altri li mangino (e li amino), devi mangiarli (ed amarli) prima tu. Ecco, questa è la strada di San Marino che ha buone possibilità di andare lontano, anche a scapito dell'entroterra riminese. Chi mai a Rimini ha valorizzato il miele di sulla? I sammarinesi lo fanno e fanno bene perché è buonissimo, ma loro non si limitano a raccontarne le meraviglie, dicono che la sulla è una leguminosa cresce nei calanchi che fanno parte del loro paesaggio, della loro terra, della loro storia. C'è da imparare. 

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