Non ci sono pił le stagioni di un tempo?

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 10 mar 2010
di Matteo Ortalli

Dopo il successo di “Gianni va veloce”

Un nuovo disco per la band di Marches

C’era una volta nel 2004 una canzone molto orecchiabile, che ti entrava in testa e non usciva più, passava in continuazione su tutte le più importanti radio nazionali, vinceva premi e diventava la sigla del Giro d’Italia. Immaginandoci per un secondo Nicola Savino alla conduzione di “Matricole e meteore” ci chiederemmo rivolti al pubblico: ma che fine hanno fatto le Officine Pan di “Gianni va veloce”? Per scoprirlo abbiamo intervistato Massimo Marches, il cantante del gruppo che ci racconta il successo del tempo, gli errori commessi e soprattutto le prospettive per il futuro con il nuovo progetto e il disco appena uscito.

Massimo, partiamo dalla fine, chiuse le Officine si sono aperte le porte di una carriera solista?

Ma in realtà c’è poco di nuovo se non la rinuncia al vecchio nome, scelta dettata dalla necessità di dare una svolta e lasciarsi alle spalle una situazione ferma da tempo. La formazione non cambia, siamo io, Cristian Bonato e Tommy Graziani”.

E, dopo tanta attesa, è arrivato il primo disco.

Sì finalmente siamo usciti con “Le stagioni di un tempo”, album a cui lavoriamo praticamente da sei anni. Molto di questo lavoro proviene dalla vecchia esperienza con le Officine, come i brani “Soltanto”, “Fermo” e “Dividimi””.

Una breve recensione?

E’ un disco pop che contiene undici canzoni d’amore, anche se preferisco definirle di non-amore perché più che celebrarlo, l’amore, ne raccontano l’ instabilità”.

Facciamo un salto al 2004. Perché “Gianni va veloce” ha raggiunto il successo?

Ancora oggi è per certi aspetti inspiegabile. Si sono verificate alcune coincidenze nel momento giusto, noi abbiamo dato la spinta iniziale poi la canzone ha camminato, anzi corso, praticamente da sola”.

E perché dopo “Gianni va veloce” le Officine sono andate invece così lente?

Sono stati commessi alcuni errori, non tutti imputabili a noi, e il più grave è stato forse quello di non battere il ferro finché era caldo. Un’altra scelta, che si è rivelata deleteria per l’identità del gruppo, è stata il cercare per forza singoli di successo senza seguire un percorso di crescita”.

E adesso col nuovo disco riproverai la scalata?

L’obiettivo è promuovere l’album in modo capillare, senza rincorrere troppo i grossi network e lavorando più sui live e le piccole radio. Vorrei ritagliarmi il mio spazio un po’ alla volta…poi chissà”.

A proposito di live, quando sarà il prossimo appuntamento?

Il 12 marzo saremo al Caffè Grande Italia di Novafeltria. Per ovvii motivi sarà un concerto acustico, ma continueremo comunque ad esibirci in trio, così da poterci adattare a qualsiasi tipo di palco. Le date saranno sempre aggiornate su myspace”.

 

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