Federico più che farlo “rendere” dovremmo onorarlo
L’eredità di Fellini
Basta con le farse provinciali, ripartiamo da qualcosa di semplice e sincero
C'è una costante nelle discussione sulla memoria di Fellini a Rimini. La ritrovo sui giornali e nei discorsi comuni. Ci si chiede sempre 'come far rendere Fellini'.
Ora, che Fellini sia stato uno dei più grandi registi nella storia del cinema, non è in dubbio. Detto questo, Rimini è la sua città natale ma non è stata la città nella quale ha lavorato e vissuto. E' stata però un luogo del quale Fellini ha parlato, in un modo o nell'altro, in molte sue opere. Un luogo del suo immaginario, più che un luogo reale. Fellini non ha mai voluto raccontare la Rimini storica, ma ne ha fatto una città mitica, un territorio della poesia: dunque, universale. Un film come Amarcord fu amato e capito infatti in tutto il mondo.
Detto questo Rimini ha certamente il dovere morale di rendere onore al suo cittadino. Non gli è stato eretto neppure un piccolo monumento, per esempio. Se si vuole celebrare il grande Federico in altro modo, ci sono molte possibilità. Finanziando ricerche sulla sua opera, istituendo un museo che racconti la sua vita, i suoi film e i suoi lavori minori, attribuendo un premio, ecc ecc.. Fellini disegnava abbastanza bene e scriveva con stile ma è stato soprattutto un grande regista, non un pittore o uno scrittore. Un museo Fellini può sviluppare anche aspetti spettacolari, legati al suo immaginario visivo, e attirare un pubblico popolare.
Tuttavia, partire con l'idea di 'far rendere Fellini' è tipico di un'anima mercantile che ha fatto di Rimini una città attiva e relativamente benestante, ma non è la più adatta a comprendere l'arte. Nessuno pretende che Rimini si sveni per celebrare Fellini, ma non possiamo considerarlo come un bagno al mare o una pista per le automobiline. Che cosa guadagnano Recanati da Leopardi, Urbino da Raffaello o Mantova da Virgilio? Non è questo il punto. Un grande personaggio può rendere qualcosa, ma può anche non rendere niente. Lo si onora perché è un dovere. Se si ha poco, lo si onora con poco. Se ogni anno 100 mila riminesi si recassero, tutti in fila tenendosi per mano, come nel finale di 8 e ½, a salutare la tomba di Federico, non costerebbe nulla e ci porterebbe su tutti i TG del mondo, per esempio. Questo sarebbe vero affetto. Impossibile? Chissà.
Se una volta tanto i riminesi si liberassero della loro ossessione per i soldi, i 'baioc', e per gli intrighi politici, e decidessero, per onorare la figura del più importante Riminese del '900, di mostrare quella sensibilità e quel rispetto che merita, forse darebbero un esempio agli altri e guadagnerebbero un po' più di stima per sé stessi. Piuttosto che generare debiti poco chiari, battersi per ottenere posti clientelari, di qualsiasi colore siano, aprire scontri politici su quale delle tante bande locali gestirà il budget felliniano, è meglio chiudere tutto ripartire da qualcosa di semplice e sincero. Magari goffo e ingenuo ma, una volta tanto, felliniano.
Potremmo così uscire dal grottesco destino che sembra perseguitare ogni iniziativa riminese su Fellini, trasformandola in quella farsa provinciale che furono il dono della casina sul porto, i litigi della famiglia con le istituzioni, le risse sulle rimanenze della sua eredità, i debiti, i pettegolezzi e le meschinità che, invece di avvicinarlo, fanno di Federico qualcosa di sempre più lontano e diverso dalla città che gli dette i natali. Sembra che, più cerchiamo di essere degni di lui, più appariamo ridicoli e inadeguati. Ma a ben pensarci questo è proprio il tema centrale della sua opera: la contrapposizione tra il mondo pulito e tenero dei poeti e dei semplici e il terreno e grottesco agitarsi delle maschere che si accapigliano per i beni materiali. Lo immagino spesso che guarda i riminesi e ride.
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