Quando l’avatar diventa una fuga dalla realtą

RIMINI - Notizie attualità - mer 10 mar 2010
di Beatrice Piva

Intervista al dottor Maurizio Cottone dell’Associazione Itaca

Il boom dei social network nasconde anche molti rischi per gli adolescenti

L’associazione Itaca di Rimini si occupa del disagio e delle problematiche legate all’età evolutiva. Con il presidente, Dott. Maurizio Cottone, parliamo dell’uso eccessivo di internet da parte dagli adolescenti.

Quali siti sono maggiormente visitati dai giovani?

Nell’ultimo anno il 95%. dei giovani tra i 13 e i 17 anni ha usato Internet. I siti più visitati dai giovani sono i social network (Facebook, Myspace, ecc), Youtube, i blog, le chat-room e Second Life. Per quanto riguarda Facebook in Italia nel 2008 c'è stato un vero e proprio boom: abbiamo superato il milione e 300 mila visite, con un incremento annuo del 961%. Una ricerca Doxa per Save the Children dice che il 73% dei minori ha frequentato un social network almeno una volta, il 66,7 vi ha aperto un profilo, il 24,8 ha stabilito contatti con adulti, il 15 ha vissuto esperienze poco piacevoli quali imbattersi in materiale pornografico, il 9 ha avuto richieste di immagini provocanti, il 7 ha avuto richieste di sesso on line. Inoltre, dalla stessa ricerca è emerso che il 78% dei giovani si iscrive ai social network per stare in contatto con gli amici, il 20 per conoscerne di nuovi, il 47 dichiara di allacciare nuove amicizie. Il 29% dei giovani registrati nei social network ha incontrato di persona qualcuno conosciuto in rete: i ragazzi nel 34% dei casi, le ragazze nel 25. Di questi il 37% è andato da solo all’incontro, il 63 in compagnia di amici”.

Quale disagio nasconde il rapporto tra adolescente e Internet?

I disagi psicologici che si celano dietro un uso frequente di internet sono diversi: difficoltà comunicative, identitarie, problemi familiari. Una delle massime aspirazioni dei giovanissimi è rendersi visibili; quando l’adolescente non riesce a costruirsi un’identità nella vita reale, internet può diventare un rifugio della mente dove poter fuggire. Uno studio condotto da Marzalin, D. e Moore, S. dell’università di Swinburne su 161 soggetti fra i 18 e i 25 anni, ha rilevato che fra i maschi, alti livelli di ansia sociale e bassi livelli di sviluppo dell’identità personale sono associati ad un maggior uso di internet,  e tale uso si concentra sulle chat-room e i MUD (giochi di ruolo virtuali). Inoltre, l’anonimato di internet fa cadere quei vincoli dati dal contesto sociale reale e dà al soggetto un’illusione di assoluta libertà: di fare, di dire, di essere qualsiasi cosa, senza ripercussioni, con l’illusione che lo schermo possa proteggere dall’essere identificati come persone reali e che una volta spento il terminale il proprio ‘io virtuale’ non abbia lasciato traccia. Inoltre, i blog segnalano un bisogno dei ragazzi: quello dell’ascolto. Nei blog non si comunica, si esterna. Non si cerca qualcuno con cui parlare, ma si cerca qualcuno in generale per dar spazio ai propri pensieri o ai proprio malesseri. E se da una parte questa esigenza è soddisfatta, dall’altra si resta senza risposte, soli con pensieri tante volte amari. Oltre che scrivere sarebbe importante per i giovani parlare con qualcuno, comunicare. Il mondo virtuale si offre così non solo come un immenso serbatoio di stimoli eccitanti, ma anche come un contenitore dai confini labili ed indefiniti che permette ai soggetti di cambiare le normali regole nelle interazioni umane, di sperimentare non solo nuove emozioni, ma nuovi se stessi, che più si confanno ai propri intenti. Questo meccanismo può diventare molto pericoloso perché non permette al giovane di sperimentarsi nella vita reale con i propri limiti e abilità, ma di costruirsi un Avatar di se stesso. A questo proposito c’è un bel film sull’argomento, purtroppo malamente distribuito. E’ ‘Ben X’ del regista belga Nic Balthazar e narra di un ragazzo autistico che sfugge dalle frustrazioni del reale attraverso Internet e l’utilizzo di un Avatar invincibile, che lo vede il migliore in un gioco di ruolo guerresco”.

 

I casi in cura al Sert di Rimini

Sesso nel web come la droga

I siti erotici possono creare vere dipendenze

Il Sert di Rimini tratta anche dipendenze da Internet. “I casi più frequenti - spiega la psicologa Emanuela Tattini - riguardano maschi con una dipendenza di tipo sessuale. Rispetto ad altre dipendenze, chi soffre di questo disagio ha maggiori difficoltà a rivolgersi a noi per chiedere aiuto, provando vergogna. Ricordo un ragazzo venticinquenne, laureato, già affezionato dall’adolescenza al mondo virtuale, con una normale rete amicale ma con una sessualità soddisfatta solo tramite siti erotici. Pur avendo una fidanzata, non riusciva ad avere rapporti con lei e, soprattutto per la paura di non essere all’altezza della prestazione, passava tutto il tempo libero visitando questi siti arrivando ad accusare problemi di salute. In questo caso si è dovuti intervenire prima di tutto nel rivedere le problematiche di relazione con l’altro sesso, riportando il ragazzo ad affrontare situazioni reali e non solo virtuali. Altri casi riguardano persone più di trenta, quaranta anni che, pur con moglie e famiglia, vivono parallelamente un secondo mondo visitando chat e siti che offrono materiale pornografico. Sono persone che preferiscono fuggire dalla propria realtà cogliendo e scegliendo l’aspetto più trasgressivo offerto da internet”.

Tutti possiamo avere avuto momenti nella nostra vita - afferma l’educatrice Emma Pegli sempre del Sert - in cui abbiamo passato più tempo sul computer, ma l’importante è esserne usciti non facendosi assorbire totalmente dalla rete. Soprattutto per gli adolescenti sono molto pericolosi i giochi di ruolo, in cui si entra in mondi virtuali fantasy o horror e dove si assumono identità estranee al reale. Sono rischiosi perché in molti casi l’adolescente perde il contatto con la realtà continuando vivere il ruolo virtuale anche nel quotidiano, assumendo atteggiamenti e in alcuni casi anche linguaggi e vocabolari appartenenti a un universo inesistente”.

 

I “blocchi” delle net policy sono facili da aggirare

E per navigare parto dall’ufficio

La confessione di una chatter: “Sono sempre connessa ma il capo non se ne accorge”

Da dove navigano gli italiani? Basta fare un gito per forum e chat per capirlo subito. L’affollamento più alto corrisponde esattamente con gli orari di lavoro, mentre la sera e nei fine settimana i frequentatori diminuiscono drasticamente. Eppure le aziende tentano in tutti i modi di difendersi: “I server aziendali – spiega Gianni Matteini, responsabile informatico di CNA Rimini – solitamente impongono ‘blocchi’ ai pc dei dipendenti, rendendo impossibile il collegamento con i social network più famosi, come Facebook e Twitter, alle chatroom più frequentate oppure con quei siti che contengono determinate ‘parole chiave’, soprattutto quelle che si riferiscono alla pornografia. Ma internet è un universo talmente grande che queste difese possono essere soltanto parziali”.

E anche qui la verifica è presto fatta. Esistono siti come www.alFemminile.com. equivalente italiano di un network internazionale, che nella home page appaiono “innocui”, con sezioni sulla moda, la cucina, la salute e tutte le tematiche tipicamente femminili. Ma basta andare nella sezione chat e tutto cambia. La registrazione è gratuita e i controlli, se ci sono, appaiono a dir poco permissivi. Le varie “stanze” della chat, disponibile anche con webcam, portano nomi che comprendono tutti generi a luci rosse, non esclusi i più estremi. Ma anche chi intende limitarsi ad innocenti chiacchiere con amici virtuali non trova troppi ostacoli, come spiega la chatter A.M. “Quando lavoro sono collegata permanentemente con la chat di alFemminile. I blocchi qui non funzionano e la mia principale non se ne accorge, perché il mio rendimento non ne risente”. Diffide anche quantificare che danno derivi alle imprese e agli uffici pubblici dall’uso di internet sul posto di lavoro. Sempre che di danno si tratti: una ricerca americana sostiene invece che l’uso privato dei pc da parte dei dipendenti, quando non raggiunge livelli patologici e non comporta costi supplettivi per l’impresa – per esempio navigando in siti a pagamento, provocando danni penali o civili che l’impresa dovrà rifondere o scaricando file a pagamento più o meno abusivamente - contribuisce a rilassare il clima fra i colleghi e in definitiva migliora la produttività.                                                           Stefano Cicchetti

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