Le domande che nessuno ha fatto

RIMINI - Notizie attualità - mer 10 mar 2010

Dopo le dimissioni
Vogliamo tracciare un bilancio serio della Fondazione Fellini?

Federico Fellini muore il 31 di ottobre al Policlinico di Roma. A Santa Maria degli Angeli si tiene la cerimonia funebre alla quale partecipa commosso tutto il mondo del cinema. Poi il feretro prende la strada di Rimini. La camera ardente viene allestita nella Sala delle Colonne dove ventimila riminesi portano il loro saluto. Il sindaco e Maddalena Fellini concordano gli impegni solenni da annunciare il 4 novembre, nel giorno del funerale: una via intitolata a Federico (poi si scelse il piazzale davanti al Grand Hotel) e una Fondazione che mantenga viva l'attenzione alla sua opera. In quel discorso, parlando della Fondazione, il Sindaco di Rimini diceva: "Sarà una cosa che apparterrà all'Italia e al mondo". L'anno dopo la città dedicherà a Federico, a Giulietta che lo ha raggiunto e al loro bimbo Federichino, la Grande Prua di Arnaldo Pomodoro al Civico Cimitero. Dopo diciassette anni è giusto fare un bilancio; per farlo, dobbiamo guardare a quanto è stato prodotto, a quanto si è studiato sull'opera di Fellini, a quanto sia rimasto vitale il suo lascito intellettuale. Possiamo anche guardare a come nei cinque continenti il suo nome sia ancora pronunciato con il rispetto e lo stupore che merita chi ha come pochi altri capito e interpretato la modernità. E' chiaro che il merito di tutto ciò è solo di Federico, ma avrà pur voluto dire qualcosa la misura con cui la Fondazione di Rimini ha sostenuto e in qualche modo protetto il suo nome? Ciò che mi ha sorpreso di più nella campagna di stampa dei giorni scorsi è il fatto che nessuno, dico nessuno, di coloro che hanno scritto o dichiarato, si sia pronunciato nel merito di almeno tre questioni: a) la presenza di Fellini (e di Rimini con lui) nel mondo, è cresciuta o no?; b) la produzione culturale (convegni, libri, riviste, articoli, premi) è stata all'altezza del nome? la Fondazione ha saputo catalizzare intelligenze attorno al nome di Fellini?; c) brutalmente, il rapporto costi/benefici per la nostra provincia, soprattutto nel confronto con altri eventi, isulta adeguato agli investimenti realizzati? E il patrimonio ingente di opere felliniane affidato alla Fondazione, è stato valorizzato (nel senso di incremento del suo valore) oppure oggi vale meno di ieri? Naturalmente ci sono e ci saranno sempre opinioni diverse, ma se non si parla di questo la discussione sui trecentomila euro di sbilancio risulta senza significato. Possiamo parlare a lungo dei tagli dei contributi piovuti da Roma e anche da Rimini, ma è un esercizio sterile se non è riferito al merito delle cose fatte e alle cose da fare in futuro, quando ci sarà da gestire "Casa Fellini" al Palazzo Valloni. L'Assessore Regionale Ronchi ha nei giorni scorsi autorevolmente descritto lo stato in cui versano in Italia le istituzioni culturali ed ha richiamato le istituzioni locali alla necessità di fare scelte coraggiose. Non voglio sottrarmi alle responsabilità di amministratore; ho messo a disposizione il mio mandato proprio per facilitare la ricerca delle necessarie soluzioni. C'è stato oggettivamente un corto circuito fra le attività crescenti e i contributi decrescenti, in particolare quelli dedicati al cinema. Una possibile, parziale, risposta si può trovare aumentando le entrate provenienti da attività connesse, ma non illudiamoci troppo, l'attività di sponsorizzazione e quella di merchandising hanno un limite nella rigorosa tutela della figura di Fellini che ci è imposta dallo Statuto. Si possono cercare economie di scala ristrutturando le attività pubbliche per il cinema in campo comunale e provinciale. Ma prima di tutto bisogna decidere, con maggiore determinazione rispetto al passato, quale ruolo ha Fellini nel raccontare Rimini in ogni continente. Alla saggezza dei Soci spetta ora il compito di rilanciare la Fondazione. Essi conoscono la responsabilità che ciò comporta.

 

Giuseppe Chicchi

 

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