C'era una volta il Kursaal

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 10 mar 2010
di Luca Vici

Sacrificato in nome di un progetto urbanistico mai realizzato
Così scomparve il simbolo della prima Rimini balneare

Dopo la fine della guerra l'allora sindaco Cesare Bianchini, pressato dalla giunta comunale e dalla Cassa di Risparmio, incaricò gli architetti Melchiorre Bega e Giuseppe Vaccaro (che nel 1931 aveva progettato la casa del Fascio) di realizzare un piano per la ricostruzione della Marina.
Tale progetto, che fu approvato dal consiglio comunale il 25 febbraio 1947, prevedeva la realizzazione da parte della società Rema (Ricostruzioni Edilizie Marina Adriatica) di un grande albergo, un centro commerciale, un teatro all'aperto, un padiglione fieristico, un circolo del tennis e una pista da pattinaggio. In cambio il comune avrebbe alienato le aree di sua proprietà sul lungomare, dal piazzale del Kursaal al torrente Ausa, per circa 20 mila metri quadrati, metà a titolo gratuito e l'altra metà al prezzo scontato del 50% rispetto a quello di mercato. 
Il progetto non comprendeva il Kursaal, considerato architettonicamente non in sintonia con gli edifici da realizzare, e al cui posto era prevista un'area attrezzata a giardini.
Approvato il progetto, si aprì un dibattito su cosa fare del Kursaal, danneggiato internamente dai tedeschi e poi dagli alleati, ma sostanzialmente intatto.
Il comune, sindaco in testa, appoggiava la tesi dell'abbattimento: "una bruttura che è d'uopo eliminare", che impediva la vista del mare. Il suo restauro, quantificato in circa 7 milioni, sarebbe stato inutile; meglio spendere quei soldi sarebbero in case popolari.
Non mancava chi vedeva nel Kursaal il simbolo dei fasti del passato regime, della borghesia che aveva tenuto il popolo fuori dai suoi divertimenti esclusivi.
C'erano anche voci di dissenso. Come quella di Gino Paglierani, presidente dell'Azienda di soggiorno, che sosteneva invece il restauro.
Successe però che prima dalla decisione esecutiva della giunta comunale, alcuni gruppi di disoccupati iniziarono a picconare il Kursaal per recuperare materiale edilizio.
Poi il 13 marzo 1948 fu dato inizio al vero e proprio smantellamento. Negli anni successivi, il piano Bega Vaccaro rimase solo sulla carta, come del resto tutti avevano previsto. Il giardino si fece, ma intorno esplose la crescita della nuova Rimini balneare. Senza regole e senza Kursaal.
Fonte: Manlio Masini, Rimini allo sbando: Kursaal addio! Da Clari a Ceccaroni tra macerie e caos

Sanremo ci ha scippato il festival!

Durante il ferragosto del 1936 fu organizzato a Rimini il primo festival della canzone italiana, a cura del maestro Antonio Di Jorio e di Valfredo Montanari.
Fu però nel 1937 che si ebbe il vero successo: fu lo stesso Valfredo Montanari a raccontarlo a Gianni Bezzi de "Il Resto del Carlino" nel 1962: il 5 agosto 1937 cinquemila persone affollarono il parco del Kursaal che non era soltanto «il più raffinato edificio della città» ma anche uno dei 'protagonisti' che «diedero la loro impronta, la loro voce, il loro spirito alla storia di una marina che accolse gente di ogni Paese".

Più che ricostruzione fu ridemolizione
Nel dopoguerra sparirono molti edifici di valore che potevano essere restaurati

La vicenda della demolizione dell'ottocentesco casino municipale chiamato Kursaal, è probabilmente una delle pagine più nere della storia recente di Rimini, oltre ad essere la prima delle demolizioni "eccellenti" di edifici antichi dopo la fine della seconda guerra mondiale. L'elenco comprende il Vescovado (il settecentesco palazzo del Cimiero), la fornace Fabbri, il palazzo dei Parcitadi, lo sferisterio. In alcuni casi i danni dei bombardamenti erano stati irreparabili, come per il palazzo Lettimi. Ma per lo più i guasti erano invece rimediabilissimi. O ancora da rimediare, come per il teatro Galli.
Il Kursaal - letteralmente in tedesco significa "sala di cure" - fu costruito nel 1873 su progetto di Gaetano Urbani in stile neoclassico, che riprese chiaramente le linee del teatro Galli edificato quattordici anni prima. Diretto dall'igienista Paolo Mantegazza, nell'edificio per diversi anni si consumarono svaghi, giochi, balli e piaceri, divenendo il luogo della mondanità riminese per eccellenza le feste che vi si svolgevano erano circondate da un alone di leggenda. Duravano spasso fino all'alba, fra le reprimenda dei benpensanti. Vi si viveva l'atmosfera ben descritta da Fellini nei suoi film, anche se i suoi "amarcord" fanno un tutt'uno di Kursaal e Grand Hotel.

 

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