Il convento č povero, ma i frati sono grassi

RIMINI - Notizie primo piano - mer 10 mar 2010
di Stefano Cicchetti

Calcio e basket, cultura e infrastrutture: il piatto piange ovunque
Da noi non si trovano soldi per fare niente. Eppure...

Non ci sono soldi. Non si trovano proprio. Non ci sono soldi per salvare la Rimini Calcio. E' che qui non abbiamo petrolieri, grandi costruttori, grandi industrie. E così dopo quel matto di Vincenzo Bellavista non si trova più nessuno. Del resto non ci sono soldi per rifare lo stadio. E poi non ci sono nemmeno per il Basket Rimini. Sembrava che ci fossero, ma poi sono evaporati.
Ma non piange mica solo il piatto dello sport. Non ci sono soldi per la Fondazione Fellini. Non per la Sagra Malatestiana e per tutto quel che sa lontanamente di cultura. Del resto c'è la crisi e le imprese devono tirare la cinghia. In questo campo la tiravano anche quando la crisi non c'era, ma che c'entra? Spetta all'ente pubblico sborsare.
Peccato che anche da quelle parti si versino solo lacrime e sangue. Il governo taglia tutto quello che può. E anche quello che non può, come nella sicurezza e nella scuola. Occorrerebbe un Everest di euro per rifare tutte le fogne di Rimini, per le strade di mezza provincia, per mettere in sicurezza antisismica una grandissima parte degli edifici. Ma dove andiamo a cercarli tutti questi soldi? Non ci sono mica.
Eppure ogni anno il Sole 24 Ore ci mette fra le prime dieci province italiane per benessere, per depositi bancari e per consumi voluttuari. Peccato che poi nella classifica delle tasse pagate sprofondiamo agli ultimi posti. Ma allora i soldi ci sono. Ma dove vanno a finire? Tutti a San Marino? Tutti in Audi e Bmw? Tutti in borse di Chanel? Qualcosa rimarrà pure da qualche parte. Beh, certo, molti se ne spendono nella case. Per comprarle, però, non certo per farle belle. Se c'è una regola estetica, è quella di costruire ciascuno il più diversamente dall'altro. Sono di fianco a un villino neogotico? E io mi faccio lo chalet svizzero. Oppure la estancia patagonica. Se lui ha il tetto spiovente, io voglio il terrazzo, o meglio ancora le linee curve da design ultimo grido. Se quello ha le persiane, io ci metto i saliscendi all'americana e il portoncino londinese. Nei colori, poi, ci sbizzarriamo alla grande. Altrochè rispettare gli usi di un tempo, come vorrebbe qualche noioso professore. Che gusto ci sarebbe a seguire tutti una stessa tradizione locale? Invece, noi che siamo a la page, tutti seguiamo le mode dell'anno adocchiate nelle riviste, come si fa per i vestiti. E così c'è l'ondata del rosa, poi quella del giallo limoncello e adesso spunta pure il malva shocking. Sì, per le tinteggiature fashion un po' di soldi ci sono avanzati.
Vabbè basta sarcasmo. E poi non è neanche tutto vero. Spendiamo un sacco in eventi culturali, in cinema, in libri. Viaggiamo, facciamo studiare i nostri figli. Poche città delle nostre dimensioni hanno la medesima vivacità, le tante offerte, i tanti personaggi di spicco. Il fatto è che individualmente non siamo indietro, anzi. Come nell'ormai rimpianta prima repubblica recitava il ministro socialista Rino Formica parlando del suo partito, "il convento è povero, ma i frati sono grassi". Insomma, è quando si tratta di mettersi insieme per qualcosa di grande, di davvero importante, che iniziano i problemi. Che sono di tutti i tipi, ma non certo di soldi.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č