Gli scarriolanti di Borgo San Giuliano

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - mer 24 feb 2010

Partivano all’alba e tornavano al tramonto con il loro carro pieno di pietre e fatica

In una delle poche giornate di sole di questo lungo inverno, sono stato a Borgo San Giuliano ed ho incontrato casualmente un mio vecchio conoscente, Luigi di 94 anni. Così passeggiando mi ha parlato del lavoro che ha svolto per tanti anni: lo “scarriolante”! Ma in cosa consisteva questa attività, di cui parla anche una canzone nota agli anziani riminesi? Gli “scarriolanti” erano carrettieri, manovali e muratori e molti portano nel cuore il ricordo di queste figure.

Nella nostra borgata in molti si dedicavano al faticoso lavoro del “barocciaio”, cominciando a farlo sin da bambini insieme al padre: andavano a caricare e scaricare sabbia e ghiaia utilizzate nell'edilizia, con grossi carri trainati da cavalli da tiro, che facevano molta fatica soprattutto sui terreni bagnati. Non di rado il conducente doveva scendere e spingere il carro oppure fare leva con grandi assi sotto le ruote.

Luigi si ricorda anche il soprannome che aveva, come tanti nel Borgo San Giuliano: Carrettièr, Pinein, Gusto ad martel, e tanti altri... Il loro lavoro iniziava all'alba e proseguiva fino al tramonto, in qualsiasi condizione atmosferica: pioggia, neve, freddo o sole battente non fermavano questi uomini.

Lo “scarriolante” lavorava a stretto contatto con lo “spaccasassi” che cercava lungo il letto del fiume Marecchia le pietre. Con grandi picconi e mazze rompeva i ciottoli per ricavarne la ghiaia usata nelle massicciate della ferrovia, nelle strade e nei cantieri. Anche nei cantieri edilizi la vita non era certo facile: le condizioni di sicurezza per gli operai erano veramente precarie, i “cementisti” impastavano a mano la malta e la caricavano sui montacarichi per portarla ai piani alti mentre il “capomastro” urlava perchè il lavoro terminasse in fretta.

La grande opera del Deviatore del Marecchia, si deve proprio alla fatica degli scarriulent, che insieme agli spacàsàs e ai mùràdor vi lavorarono.

Nel dopoguerra con l'avvento della motorizzazione, molti di essi finirono a guidare i camion e a fare gli autotrasportatori come Luigi, mentre molti di coloro che facevano gli “spaccasassi”, finirono a lavorare nella miniera di zolfo di Perticara.

Claudio Cupi

 

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