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Dopo aver riportato a Rimini alcuni capolavori del Trecento Riminese, con opere di Giuliano da Rimini, Pietro da Rimini e Giovanni Baronzio, la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ha recentemente acquistato presso la Galleria Altomani & Sons (Milano-Pesaro) una nuova importante opera d’arte, questa volta quattrocentesca: la cuspide di un polittico andato perduto, che rappresenta la Crocifissione, attribuita a Bitino da Faenza. Il dipinto è ora depositato al Museo della Città. L’artista faentino, di cui abbiamo oggi poche opere, è l’autore del polittico con le Storie di San Giuliano conservato presso la chiesa di San Giuliano di Rimini, datato 1409. Nell’opera si legge anche la firma dell’autore: “BITINUS FECIT HOC OPUS. FECIT FIERI DOMINUS SIMON ABBAS MONASTERII SANCTI IULIANI SUB ANNO DOMINI MILLESIMO CCC VIIII”. Ciò rende il polittico di San Giuliano l’unico dipinto autografato e datato dell’artista faentino, il che lo rende ancor più prezioso.
Miss Italia 2010 ha preso il via domenica scorsa da Rimini Fiera nel contesto di Pianeta Birra. Il verdetto finale ha premiato sei ragazze, che passano di diritto alla finali regionali del concorso Miss Italia 2010. Sul gradino più alto del podio è salita Stefania Boscolo (Miss AIBES 2010), 17 anni di Chioggia (VE), seguita al secondo posto dalla diciannovenne di Cesenatico Mila Esposito (Miss Rocchetta Bellezza), alta 1.76, studentessa che vuole diventare ingegnere. Terza classificata Deborah Semprini (Miss Sasch Modella Domani), 20 anni di Bellaria-Igea Marina, alta 1.73,capelli castani. Inoltre, Alyssa Camelia riminese di 23 anni, studentessa ed insegnante di danza classica, alta 1.73, occhi nocciola è stata premiata con il titolo di Miss Peugeot 2010; infine a pari merito r la fascia di Miss Wella è andata sia a Sofia Rossi Berluti, 17 anni di Senigallia e Meris Ragni 17 anni di Rimini, alta 175, e con una grande passione per il pattinaggio su rotelle, che pratica a livello agonistico.
Novità in vista per il settore dell’estetica. Alla Camera dei Deputati è stato presentato un progetto di legge dal titolo “Disciplina dell’attività professionale nel settore delle scienze estetiche e bionaturali”. Prima firmataria è l’On. Lorena Milanato (Pdl), ma ha espresso l’assenso del suo partito anche l’On. Elisa Marchioni (Pd). Al testo hanno contribuito unitariamente sia CNA e che Confartigianato, le principali associazioni che rappresentano la categoria. La proposta di legge, intende qualificare gli imprenditori e fare ordine in un mercato in forte evoluzione, con la crescita di numerose nuove attività, come quelle di tatuaggio e piercing. Un mercato, però, anche minacciato dalla concorrenza sleale di operatori improvvisati e irregolari, con non poco pericolo per la salute dei clienti. Fra le novità che si vogliono introdurre, un percorso formativo di cinque anni che si conclude con un diploma. L’auspicio delle associazioni è che questo titolo di sudio sia inserito nella riforma Gemini, possibilmente fra gli istituti tecnico- professionali con indirizzo socio-sanitario.
In una delle poche giornate di sole di questo lungo inverno, sono stato a Borgo San Giuliano ed ho incontrato casualmente un mio vecchio conoscente, Luigi di 94 anni. Così passeggiando mi ha parlato del lavoro che ha svolto per tanti anni: lo “scarriolante”! Ma in cosa consisteva questa attività, di cui parla anche una canzone nota agli anziani riminesi? Gli “scarriolanti” erano carrettieri, manovali e muratori e molti portano nel cuore il ricordo di queste figure.
Nella nostra borgata in molti si dedicavano al faticoso lavoro del “barocciaio”, cominciando a farlo sin da bambini insieme al padre: andavano a caricare e scaricare sabbia e ghiaia utilizzate nell'edilizia, con grossi carri trainati da cavalli da tiro, che facevano molta fatica soprattutto sui terreni bagnati. Non di rado il conducente doveva scendere e spingere il carro oppure fare leva con grandi assi sotto le ruote.
Per promuovere e far conoscere i progetti, le iniziative e le problematiche del commercio e degli abitanti di San Giuliano le categorie stanno promuovendo incontri in occasione delle elezioni regionali con i candidati. Le difficoltà del commercio sono note e acuite in questi ultimi due anni perciò si chiede di intervenire sulle normative costose e sulle procedure burocratiche. Si chiede anche che vi sia opera di prevenzione prima di applicare sanzioni pesanti anche per piccole infrazioni.
Farà molto discutere l’iniziativa di Milano e Torino di chiudere al traffico, domenica 28 febbraio, le aree urbane di tutta la pianura padana. Sarà soprattutto un atto simbolico per denunciare il problema dell’inquinamento più che un provvedimento con effetti quantificabili, ma certamente non troverà il consenso della maggioranza degli imprenditori commerciali di Rimini che già devono subire il “giovedì senza traffico”. Molto dipende da come sarà attuato il blocco e quali le vie interessate. Al Borgo San Giuliano - dove sono presenti diversi esercizi del comparto enogastronomico, ristoranti, enoteche, pub - sono preoccupati essendo la domenica il giorno di maggior afflusso. Senza fasciarsi la testa in anticipo e con la speranza di trasformare una costrizione in risorsa, al Borgo si continua con le iniziative del giovedì che stanno segnando un buon successo, tale da proporre “Il giovedì al Borgo” per tutto l’anno. Con la buona stagione saranno allestiti spettacoli per bambini, mercatini ed altre iniziative per rendere più piacevole il recarsi al Borgo. Tutti gli esercizi che hanno aderito hanno mantenuto le promesse e ampliato le offerte. Si è creato un gruppo che potrà in seguito operare per lo sviluppo dell’intera zona con proposte ed iniziative dando così anima e gambe al centro commerciale naturale dell’area. Un passo necessario per avere più voce nei rapporti con l’amministrazione e sviluppare una migliore concorrenza con altri soggetti economici come gli Iper e non di meno accedere ai finanziamenti della legge regionali 41. Il Borgo è già rientrato insieme alle Celle ed al Centro Storico nei due progetti promossi da CNA.COM al fine di ottenere finanziamenti europei per la riqualificazione che interessano imprese del commercio e dei servizi. La cifra finanziata è di 100 mila euro di cui in questi giorni si fa la rendicontazione. Altri soldi sono attesi per il Centro Storico e la Valconca.
Nella nostra città come in molte altre con secoli di storia alle spalle, ogni intervento inevitabilmente coinvolge non un solo luogo, ma a cascata l’intera area urbana. Il 17 febbraio la Giunta Comunale ha approvato il progetto esecutivo per il completamento del foyer del teatro “Amintore Galli”. La spesa prevista è di 5.5 milioni di euro. Il foyer era già stato parzialmente restaurato e con quella cifra non esigua saranno realizzati altri lavori nella linea del progetto di “Com’era e dov’era” degli architetti Cervellati e Grazillo. Verranno realizzate scale ed ascensori a norma e consolidate le opere murarie secondo i nuovi standard di sicurezza. Sarà costruito il solaio ligneo sopra la sala Ressi dove il sottotetto potrà essere utilizzato come sala prove. Verranno rifatti gli intonaci mancanti, le tinteggiature e i pavimenti.
Con la Nuova Fiera, via XXIII Settembre è diventata una delle più trafficate dell’intera area urbana. Deve sopportare la viabilità verso il centro di Rimini in occasione degli eventi fieristici insieme a quella. Già prima molto sostenurta, in entrata e in uscita dal centro. Quindi ogni intervento atto a renderla più percorribile è ben venuto. Sono iniziati da qualche giorno i lavori per la nuova rotatoria alla confluenza della via XXIII Settembre con via Tonale subito a ridosso del ponte sul deviatore del Marecchia. Il costo è di 211mila euro ed i lavori - assicurano - saranno condotti riducendo al minimo i disagi e il rallentamento della circolazione. Saranno anche istallati nuovi punti luce. Questa è la terza rotatoria in circa un chilometro, le altre due sulla stessa strada sono collocate una alla confluenza di via Sacramora e l’altra di via Bagli.
Come preannunciato da questo giornale, l’Associazione Borgo San Giuliano darà vita ad un’iniziativa per attrarre visitatori nel bel mezzo della settimana. L’iniziativa si chiama “i giovedì nel Borgo” e partirà il 4 febbraio con lo slogan “Borgo San Giuliano, bello sì ma ancor più di giovedì”, che campeggerà sulle vetrine dei negozi e dei punti di ristoro che vi aderiranno. Grazie all’iniziativa, in quella giornata lo shopping e la ristorazione nel Borgo diverranno ancora più attraenti: sono infatti in programma menù e consumazioni a prezzi di promozione, mente i negozi proporranno a sorpresa articoli dei loro scaffali ad allettanti prezzi speciali. Per individuare gli aderenti, basterà individuare il logo e i cartelloni esposti presso ciascun esercizio. Il tutto secondo la filosofia del “centro commerciale all’aria aperta”.
Gli antichi Romani apprezzavano moltissimo il pesce, mentre nel Medio Evo il suo gradimento crollò, anche per via di errate considerazioni “mediche”: i sapienti di allora ritenevano infatti che “l’umor freddo” delle creature marine fosse dannoso per l’uomo.
Ovviamente in tutte le città di mare la pesca non si arrestò. Ma si trattava attività costiera e mai d’altura, comunque regolata dagli statuti comunali e debitamente tassata. Risale al 1475 una concessione rilasciata da Roberto Malatesta a Opizzone da Ravenna per ll’appalto dei dazi del comune di Rimini tra i quali rientrava anche “il dazio del pesse da terra”. Tale imposizione era dunque indirizzata ai pescatori locali, mentre il “datio del pesse forestiero” colpiva gli “stranieri”, soprattutto di Chioggia e Burano, che pescavano nelle nostre acque e vendevano al mercato di Rimini.
L’evasione fiscale era un problema anche allora. Per agevolare la riscossione, il pescato poteva entrare in città solo da Porta Marina (o “dei Cavalieri”) e venduto esclusivamente nella piazza della Fontana (piazza Cavour). La vendita era a peso (“alle bilanze”), dopo la cernita e “purgato da vilumara, alga e altra immondizia”.
Per incentivare la produzione ittica, i “forestieri” a un certo punto furono esentati del dazio, avendo solo l’obbligo di vendere l’intero pescato sulla piazza riminese e a non altrove. Molte famiglie di Buranelli e Chioggiotti finirono per trasferirsi definitivamente a Rimini, nei borghi di San Giuliano e Marina.
A Rimini solo nella seconda metà del Seicento la pesca raggiunse dimensioni rilevanti, con l’impiego di grosse imbarcazioni d’altura sviluppate in loco (tartanoni riminesi, trabaccoli) che si recavano soprattutto nel Quarnaro. In breve la flottiglia riminese divenne fra le maggiori dello Stato della Chiesa. Il pesce veniva esportato nella maggiori città italiane grazie ad un’efficiente rete di “nevaie” per la conservazione e di corrieri veloci per il trasporto.
Claudio tvò vni a fè la trata dmèn? (Claudio vuoi venire a fare la tratta domani?), mi diceva d'estate il nonno. Per me era una gioia e mi piaceva tantissimo questo tipo di pesca, attualmente vietata purtroppo.
Andavamo di sera insieme agli amici a San Giuliano mare, alla foce del fiume Marecchia. E mi non, possedeva una rete di ben 120 metri di forma rettangolare. Ci si preparava prima di iniziare la pesca: la rete, il moscone a remi, le bacinelle per la raccolta del pesce. Cminzem burdel (cominciamo bambini)!
Il moscone con a bordo la rete si allontanava circa 150 metri dalla riva, dopodichè la si gettava. Poi si tornava col moscone verso riva, tirando la rete che assumeva la forma del ferro di cavallo. Quando si arrivava verso la riva tiravamo le corde della rete a mano e raccoglievamo il pescato, che veniva subito selezionato e diviso in grosse bacinelle. Questa operazione veniva ripetuta più volte, facendo a turni per remare il moscone, essendo molto faticoso.
Da alcuni giorni le luci del Natale hanno ricoperto gran parte della nostra città e forse mai sono state così splendenti. Ogni via e borgo di Rimini si sono caratterizzati con un particolare addobbo e San Giuliano come al solito ha voluto segnare una sua originalità distinguendosi dagli altri luoghi. “Borgo Natale”, la scritta che campeggia all’entrata sia nord che sud, indica quasi un ritorno alle proprie origini come se tutti gli edifici e vie fossero in questa ricorrenza una unica grande casa pronta ad accogliere gli ospiti. All’accensione delle luci che si estendono per la prima volta fino a via XXIII Settembre, vicino al Ponte di Tiberio sono stati distribuiti castagne e vin brulè. Il ricavato, le offerte libere, è stato devoluto alla parrocchia per comprare materiale didattico e donarlo poi ai più bisognosi. Dopo il successo dello scorso anno, l’Associazione Commercianti, la Società de Bòrg, le ACLI e la Parrocchia, propongono la seconda edizione de “La chesa adubeda”, il concorso per la casa con i migliori addobbi natalizi. Una iniziativa che coinvolge tutto il borgo. Giovedì 17 una giuria - che nessuno conosce, nascosta nel corteo che percorrerà le vie del Borgo accompagnato dai "Cantori delle tradizioni e quei d'una volta" - sceglierà la più bella e originale abitazione addobbata per le feste. Un modo per attraversare le strade di San Giuliano ed augurare a tutti buone feste, specialmente alle persone più anziane. I premi saranno sotto forma di pacchi dono riempiti dai commercianti, alcuni saranno riservati a chi ha bisogno anche se esporrà solo un lumicino. Al Teatro Tiberio, sabato 19 serata finale dove ci sarà la consegna dei premi ed uno spettacolo a sorpresa inventato dalla comunità parrocchiana.
Il Lungofiume degli Artisti, nelle intenzioni dell’associazione Infezna, vorrebbe essere una sorta di laboratorio pronto ad accogliere ulteriori espressioni artistiche, così da rendere l’ambiente frequentato, vissuto, amato e curato da riminesi e non.
Dopo una accurata preparazione dei muri, realizzata grazie all’opera dell’artigiano Aldo Casciello, ancora oggi vari artisti coordinati da Giuliano Maroncelli realizzano murales che raccontano le storie legate al mare, che fa da sfondo alla vita di tutti i giorni.
I murales sono arricchiti da poesie dialettali di Guido Lucchini, che legano così indissolubilmente questa sorta di affreschi contemporanei alla nostra terra.
Tra i soggetti trattati spicca lo “spiaggiamento del capodoglio”, evento avvenuto realmente il 4 aprile del 1943 nella vicina piazza della Balena, al cui centro è collocata la scultura dedicata al cetaceo da Elio Morri nel 1969.
Nel murale realizzato da Enzo Maneglia si celebra invece il film Amarcord, con a corredo la celebre poesia del muratore Calzinazz (ispirata alle rime altrettanto famose di Tonino Guerra) “Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me, ma la casa mia dov’è?”.
I riminesi sanno bene che San Giuliano Mare è sempre stata detta popolarmente “la Barafonda”. Ma sul perché di questo nome non c’è invece certezza. Quel che si sa è che prima della costruzione del deviatore Marecchia, completato nel 1927, l’area era quasi tutta ricoperta da paludi, soggetta a inondazioni e scarsamente abitata. In compenso era frequentatissima da nugoli di zanzare e quindi costituiva un pericoloso focolaio di malaria, che in ripetute epidemie colpì anche il Borgo San Giuliano almeno fino al 1930; ancora nel ’33 proseguivano le campagne di disinfestazione. Eppure già da un anno aveva aperto la pensione Girotti, la prima di una lunghissima serie; la seconda, nel 1934, fu la pensione Ricchi. Entrambe sono tuttora esistenti. Da allora la metamorfosi fu veloce quanto inarrestabile: man mano che venivano prosciugati gli stagni, sorgevano casette e piccole pensioni.
Tra le iniziative più interessanti dell’estate 2009 c’è sicuramente il Lungofiume degli Artisti, inaugurato il 3 luglio in occasione della Notte Rosa, cui è dedicato uno dei murales che lo compongono. L’iniziativa consiste infatti in una sorta di galleria d’arte all’aperto lungo il deviatore del Marecchia, dove i muri delle case private prospicienti alla pista ciclo-pedonale sono stati dipinti da pittori locali. Certamente un primo passo verso la riqualificazione di quest’area a lungo trascurata, e ora oggetto di attenzioni da parte dell’associazione Infezna (che in dialetto che significa immagine, segno particolare di una persona…), che si è costituita proprio con la finalità di operare per la valorizzazione e la crescita di San Giuliano Mare ( o Barafonda che dir si voglia) sotto ogni profilo: culturale, economico e sociale.
Il borgo questa estate, in particolare nei giorni di agosto, è stato uno dei luoghi della città più frequentati dai turisti specialmente la sera: meta privilegiata i ristoranti, le cantinette, le enoteche. Il bel tempo ed il caldo hanno certamente favorito l’afflusso dal mare alla città in luoghi meno affollati e tranquilli, ma il vero appeal del Borgo è la sua tradizione enogastronomica con una ampia gamma di offerta che spazia dalla carne al pesce, ai cibi della tradizione. Negli anni questa vocazione si è affinata e una sana concorrenza ha favorito la diversità, la qualità e un buon rapporto con il costo. Non si è sentito, o almeno non è stato evidente, che clienti si siano lamentati del trattamento ricevuto nei locali del Borgo. E questo fatto è stato uno degli elementi più importanti per la sua promozione. Se a questo poi si aggiunge la peculiarità del luogo, la tranquillità, il Ponte Tiberio, le mura medioevali, la facilità di accesso e di parcheggio si capisce bene il suo successo.
Uno dei principali problemi urbanistici che l’amministrazione Palloni (1929-33) si propose di affrontare fu l’ingresso della città per chi proveniva dalla via Emilia. Quindi, “lo sventramento (del Borgo San Giuliano) era divenuto ormai necessario non solo per ragioni sociali e igieniche ma anche per il transito, divenuto pericolosissimo con l’aumento della circolazione”.
Come l’Arco D’Augusto, il ponte romano doveva essere isolato. Soprattutto, al borgo San Giuliano andava applicato un risanamento edilizio che doveva essere anche politico, nel senso di cancellare le memorie sovversive del quartiere: “All’animo di noi fascisti tale opera appare necessaria, giusta e bella; è opera fascista, o camicie nere di Rimini, imporre il segno della nostra ricostruzione sulle rovine di quel borgo di San Giuliano che ricorda tutte le ore tristi della nostra città, che fu leggendaria barriera alle coorti fasciste, che impose alle pavide autorità di allora di sciogliere i nostri funebri accompagni di qua del ponte (…). L’opera prima ancora di essere apprezzata nel suo aspetto edilizio ed igienico, va considerata atto di prevenzione e redenzione sociale”.
Una delle dispute urbanistico-ideologiche di Rimini riguarda la distruzione del Kursaal, avvenuta nel dopoguerra per opera delle amministrazioni anti-fasciste. La demolizione assunse da subito caratteri politici: secondo la sinistra, andava eliminato il simbolo dei divertimenti “borghesi”, dando allo stesso tempo lavoro e pane alle masse dei disoccupati. Il che viene ancora oggi rinfacciato da destra, come scempio dettato dall’ottusità partitica. E’ poco noto, invece, che di abbattere il Kursaal si era parlato, e seriamente, in pieno ventennio fascista. L’intenzione era stata espressa già negli anni ’20 dall’Azienda di Soggiorno, in vista di un ampliamento in forme “grandiose”, mentre al posto delle palazzine Milano e Roma sarebbe sorto un hotel di lusso. Progetti in tal senso furono presentati nel 1933 dall’impresa romana Rocco Valenti, su disegni di De Fazio Napoli, mentre nel ’34 l’architetto Gaspare Rastrelli fu pagato dal comune per un suo progetto. Non se ne fece nulla, se non un ampliamento delle palazzine, e una sistemazione del piazzale Littorio (la rotonda del Grand Hotel) dovuti ancora una volta a Giuseppe Maioli.
Sulla figura di Giuseppe Maioli, è stata realizzata nel 2008 una mostra con tutti i suoi progetti, sia quelli per la costruzione di nuovi edifici che per i restauri di quelli lesionati dalla guerra.
Nato nel 1899, Maioli fu chiamato a lavorare nel 1919 nell’ufficio tecnico comunale come geometra applicato straordinario. Tra i suoi primi incarichi ci furono il restauro di palazzo Lettimi, la ristrutturazione dei palazzi comunali (Arengo e Podestà) con l’architetto Gaspare Rastrelli e il progetto urbanistico per la realizzazione del quartiere Anfiteatro.
Fu però durante il governo del podestà Palloni, che il giovane Maioli espresse il maggior impegno. Di grande importanza fu il suo ruolo di progettista dopo le distruzioni belliche in cui molti edifici ancora oggi visibili portano la sua firma. Morì nel 1972.
Giovedì 30 luglio dalle 20,30 alle 23, ultimo appuntamento per quest’anno de “La festa è Mia”. L’evento giunto alla nona edizione ha avuto un crescente successo coinvolgendo bambini ed adolescenti (da o a 90 anni) in giochi didattici che uniscono la conoscenza con il piacere del divertimento. I laboratori all’aria aperta insegnano a dipingere la stoffa, lavorate con la pasta del pane, giocare con la creta, la rafia... I maestri artigiani di CNA mostrano e spiegano ai bambini sotto forma di gioco le loro professioni; nei tavoli della solidarietà le cooperative sociali e la Banca del Tempo vendono oggettistica offerta dalle botteghe artigiane il cui ricavato andrà in azioni di beneficenza. Qui si imparerà a conoscere come si può mettere a disposizione il proprio tempo che poi verrà in altre forme ricambiato. Non manca la musica e lo spettacolo e i giochi di gruppo dove partecipano genitori nonni e bambini. Un bel modo, in queste calde serate d’estate, di passare qualche ora in pace ed amicizia.
Beatrice Cenci, la signora di cui di seguito riportiamo la lettera, vive Sud Africa. Ora ha 79 anni, nel dopoguerra, ancora ragazzina, quando le condizioni di vita erano assai difficili e la miseria costringeva ad emigrare, lasciò con la famiglia il Borgo San Giuliano. E’ tornata due anni fa, per la prima volta, a trovare i parenti al Borgo. Una visita che insieme al piacere del ritorno ha acuito la nostalgia per la sua terra e per i ricordi. La signora Cenci, chiede alla sua città di non abbandonarla, che il nostro giornale arrivi fin da lei e a qualche “buon samaritano” di scriverle.
San Giuliano ha saputo attrarre, unico borgo nella città, specialmente la sera turisti dalla Riviera e questo grazie ad un’offerta enogastronomica di qualità. In un’area relativamente piccola, ma suggestiva, sono concentrati ristoranti, cantinette, ed enoteche che rispondono alla domanda di chi vuole passare una serata diversa, mangiando cibi della tradizione o bere un buon vino, lontano dalla confusione della Marina. Per mantenere questa sua capacità attrattiva il borgo deve essere anche un luogo tranquillo, dove chiunque può, anche la sera tardi, muoversi e passeggiare con sicurezza.
Chiunque di giorno sia passato per il Ponte Tiberio avrà senz’altro costatato la difficoltà che hanno i pedoni per attraversarlo e la pericolosità estrema di chi deve farlo con una carrozzina in mezzo a macchine, biciclette e motorini che sorpassano le une e le altre. Dopo il calar del sole la pericolosità raddoppia per mancanza di una qualsiasi illuminazione.
Finalmente - e il lavoro sarà fatto entro l’estate, così ci assicurano - il Ponte di Tiberio sarà illuminato compresa la parte transitabile. Trattandosi di uno dei più importanti monumenti romani di Rimini e non solo, si dovranno rispettare i necessari parametri estetici, per cui sarà probabilmente fatta una iniziale sperimentazione.
Nei ricordi della mia infanzia l’Osteria era il luogo pubblico dove si servivano vino, bevande e talvolta pasti: quella che oggi si chiama Bar.
Ricordo che quando era un bambino, andavo con i miei amici alla stazione di Rimini a vedere i treni e dopo ci fermavamo all’Osteria di fronte al vecchio ospedale, a bere la gazzosa. Era un luogo molto autentico, tradizionale che rispecchiava l’Osteria tipica, con le sedie e i tavoli di legno, il bancone con la macchina del caffé e i bottiglioni di vino. Ricordo che mio nonno acquistava proprio qui il vino bianco da bere a casa. Come lui anche altri, avevano l’abitudine di comperare il vino sfuso. In sottofondo la radio o quando andava bene si sentivano le prime televisioni.
Ennio Carando presidente della Società de Borg nel 2002 e nel 2005 dopo una breve ed inesorabile malattia, domenica mattina ha lasciato l’affetto dei suoi cari, e di tutti coloro che hanno saputo apprezzarlo e gli sono stati amici, ed erano molti.
Ennio era approdato a Rimini per motivi professionali - era un esperto grafico e uomo della pubblicità - e per lavoro una Guida di Rimini e dei dintorni, si è incontrato con il Borgo ed i suoi abitanti, da cui nacque un sodalizio che sarebbe poi durato fino alla fine. Veniva da Torino, un piemontese un “un po’ chiuso e grigio” che - e queste sono le sue parole - ha scoperto attraverso i romagnoli come la vita poteva essere vissuta a ruota libera, anche senza perdere di serietà e di concretezza”.
Nicola Vicini ha 38 anni ed è di Rimini. E’ amministratore delegato della azienda bolognese Reno Sistemi. Ed è stato premiato nei giorni scorsi a New Orleans nell'ambito del "President’s Club Members for Microsoft Dynamics", la convention mondiale di Microsoft alla quale partecipano i migliori partner mondiali per risultati e crescita.
Nell’anno della crisi finanziaria, sotto la guida del manager riminese, entrato in azienda come responsabile marketing e in pochi anni promosso Amministratore Delegato, Reno Sistemi ha aperto ben 5 ulteriori sedi oltre a quella di Bologna: a Roma, Milano, Brescia, Vicenza e Prato. Soprattutto, mentre i grafici di mezzo mondo precipitavano verso il basso, l'azienda ha ottenuto risultati eccezionali segnando un + 525% di nuovi clienti Microsoft anno su anno e più 203% di fatturato di licenze Microsoft. Di qui l’accesso a questo prestigiosissimo "President’s Club Members for Microsoft Dynamics di New Orleans".
Domenica 28 giugno, presso il “Campo Don Pippo”, si è svolta la seconda edizione del “Sangau festival bar”.
La manifestazione era nata nell’estate 2008 come spettacolo cabarettistico nell’ambito delle “domeniche d’estate” organizzate dalla parrocchia S. Gaudenzo in località Casetti.
Quest’anno si è trasformato in gara canora con la partecipazione di 11 cantanti. La serata è stata condotta da Paolo Morganti ed Emiliano Procucci con la collaborazione di Alessandro Angelini, Valentina Domeniconi, Andrea Pari, Andrea Ravagli e Giovanni Spinaci.
Una volta terminato lo spoglio delle schede votate dal pubblico, i conduttori hanno proclamato vincitore del festival, con la canzone “50 special”, un gruppo di ragazzi: “I Crash” formato da Laura Altini, Jacopo Balducci, Francesco Beltrami, Elison Boco, Matteo Parma; i giovani trionfatori sono stati premiati da Mons. Aldo Amati, parroco di S. Gaudenzo.
La fiera di San Giuliano era la più importante fra quelle che si svolgevano a Rimini fin dal primo medio evo. Un'altra era quella di San Gaudenzo, che si teneva nel mese di ottobre nel Borgo oggi detto di San Giovanni (anticamente San Bartolo o San Genesio), mentre nel ‘600 si tentò, con scarso successo, di lanciare una terza fiera nel Borgo Marina, dedicandola a Sant’Antonio da Padova; era inizialmente nel mese di maggio, poi in giugno.
Per quanto riguarda la fiera di San Giuliano, Cesare Clementini nel ‘600 riferiva che iniziava il 13 giugno, festa di S. Antonio da Padova, e durava fino al 22 luglio. L’area occupata dai mercanti era il borgo, ma non solo: nei “Capitoli della fiera” (1579) si parla anche della “strada reale fin’al canto della chiesa della Santissima Madonna del Giglio”, cioè il tratto del Corso dal ponte fino all’oratorio tutt’ora esistente presso la questura.
La Tarsu, tassa d’occupazione del suolo pubblico, non è certo invenzione dei giorni nostri. Già i “Capitoli della fiera” stabilivano i canoni d’affitto per le aree occupate dai mercanti. Le loro “botteghe” (oggi diremmo gli stand) erano “murate, coperte o d’asse, ossia fisse”, oltre a banchi e tavole “di marzaria e libraria e vedri”; occupavano anche il ponte di Tiberio, con strutture di legno approntate per l’occasione: ancora oggi nel travertino si notano i fori dove venivano infissi i pali di sostegno. Le baracche dovevano essere larghe “sei piedi dinanzi in testa e alte a proporzione”.
La fiera di San Giuliano visse l’apice alla fine del XVI secolo, ma dopo cento anni era già praticamente scomparsa.
La fiera di San Gaudenzo già alla metà del ‘500 non venne più convocata. Il sistema medievale di scambi nelle fiere cittadine era ormai entrato in crisi. La concorrenza di altri centri si era fatta più viva: per esempio il Duca di Urbino tentò di ripristinare la fiera di Pesaro proprio per sottrarre a Rimini il traffico della ferrareccia; ma neanche lui ebbe fortuna. L’ostilità di Venezia, gelosa del suo monopolio marittimo, non era mai venuta meno. Ma soprattutto, fu la fiera di Senigallia a fare terra bruciata delle manifestazioni limitrofe; fu infatti l’unica a resistere anche in pieno Settecento e soprattutto a costituire un fattore decisivo per l’economia locale, in quanto maggior manifestazione dello Stato Pontificio cui concorrevano mercanti di mezza Europa.
Anche nella provincia di Rimini la crisi globale sta assumendo contorni drammatici. Il settore industria risulta essere il più colpito con una media che ormai tocca la soglia dei 4000 (2826 operai e 956 impiegati, secondo i dati CGIL). La maggior parte delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria mentre altre lavorano a orario ridotto o a rotazione. Ma mentre queste unità sono, per il momento, tutelate con una integrazione salariale che riesce a coprire 52 settimane nell’arco del biennio, quelli che sono a rischio licenziamento sono i lavoratori del settore artigiano con una copertura che ricopre solo i primi tre mesi dell’anno, non essendo previste norme attuative per gli ammortizzatori in deroga.
San Giuliano in questi anni ha lavorato intensamente per far rinascere le sue tradizioni, i suoi valori; insomma la sua anima, che con il tempo e la scomparsa di molti dei suoi abitanti si stava sbiadendo. L’impegno non si è limitato alla sua sola area, ma ha coinvolto l’intera città. Ora sta aggiungendo un altro tassello per arricchire il mosaico delle storie e delle tradizioni borghigiane.
Con i lavori dell’invaso del Ponte Tiberio sono venute alla luce le vecchie strutture del antico porto, che mettono ancor più in relazione il mare con il Borgo, dove un tempo vivevano pescatori e marinai. Nel 1860, come si può leggere nel giornale e’ fòi de Bòrg, su 400 lavoratori lì residenti, 228 erano naviganti e pescatori. Il loro numero negli anni è progressivamente diminuito fino a scomparire.
Nel trentesimo anniversario della sua fondazione, la Società de’ Borg ha rinnovato in marzo il consiglio, mentre ai primi di aprile ha eletto il nuovo presidente. Dodici componenti sono del vecchio gruppo, cui se ne sono aggiunti tre nuovi, abbassando l’età media che ora è all’incirca sui quaranta anni. Un’ulteriore dimostrazione della voglia di andare avanti e pensare al futuro, che significa soprattutto la prossima festa del Borgo nel 2010. Il nuovo presidente è in effetti una riconferma, avendo Luca Miserocchi già ricoperto quella carica anni fa.
Il Borgo non è solamente storia, tradizione, ricordi e lo sanno bene i riminesi e sempre più tutti coloro che vengono nella nostra città per turismo, per affari o per i congressi. Il Borgo è un concentrato di qualità e di offerte enogastronomiche - dal pesce, alla carne e al vino - più che in qualsiasi altra parte della città. Sull’onda di questa importante risorsa tutti gli iscritti dell’Associazione Commercianti del Borgo, vale a dire tutti i commercianti della ristorazione e delle enoteche, compresi i due nuovi arrivi Dinein e E’ pònt de dièvul, si sono accordati per promuovere il luogo come “distretto enogastronomico” di eccellenza.
Il Somar lungo, la tradizionale scampagnata del lunedì di Pasqua al Santuario delle Grazie, dà appuntamento al 13 aprile per la sua quarta edizione. Il Somar lungo è un’ antica tradizione, che, grazie al recupero di CNA.COM e delle Associazioni dei Borghi e del Centro, è tornata ad essere un appuntamento per i riminesi, che hanno partecipato attraversando la città in bicicletta, a piedi o addirittura in carrozza, insieme alla famiglia e agli amici. Quest’anno il corteo, con le sue carrozze e i somarelli che danno il nome alla manifestazione, potrà contare anche su un’autentica diligenza ricostruita per l’occasione. E’ ormai tradizione del Somar lungo dedicare ogni edizione a un’epoca storica della città, attraverso la visita ai monumenti più significativi.
Il bagnino comincia a sistemare la spiaggia, sento dire in una noiosa domenica di marzo… Il mio stato d’animo si rallegra e anche di altri che sono con me. Basta il freddo!
Anna ricorda la fugaràza una vera e propria tradizione che si svolge la sera del 18 marzo e segna il passaggio dall’inverno alla primavera, ma non più molto seguita dai giovani.
Sono anni che quelli della Società de Borg insieme ai borghigiani lavorano per recuperare e tener in vita la memoria, i valori, la storia, le tradizioni della comunità del Borgo San Giuliano, inesorabilmente trasformata nella sua composizione sociale. A metà dell’ottocento al Borgo vivevano 250 famiglie di pescatori. Nel 1950 ne erano rimaste una settantina, nel 2009 nemmeno una. Restano, però le case ed i luoghi. Con un lavoro filologico e di ricerca storica “Quelli del Borgo” hanno ritrovato i nomi, i cognomi e i soprannomi dei marinai e le case dove abitavano. Stanno quindi pensando di aggiungere al “Muro dei Soprannomi” Il “Muro degli Ultimi Marinai”, dove troveranno una collocazione, secondo una accreditata ipotesi, piastrelle in ceramica disegnate dal pittore Giuliano Maroncelli. Si vuole conservare, benché sia scomparsa quella civiltà marinaia, i suoi valori, la solidarietà che copriva tutto il ciclo della vita dall’infanzia alla morte. Non venivano lasciate sole quelle famiglie colpite dalle frequenti disgrazie che il mare procurava ai marinai. Il forestiero veniva accolto senza preconcetti, non si aveva paura degli altri, si diventava subito uno del Borgo.
Messe nelle casse le luminarie natalizie, San Giuliano torna alla "normalità", con i problemi di sempre, ma anche con una più diffusa coscienza delle potenzialità dell'intero quartiere. Per la sua collocazione, a pochi passi dal Centro, il Borgo è diventato un luogo assai ambito oltre che per risiedervi anche per gestire o avviare una attività commerciale. Qui non vi sono negozi chiusi come in altre parti della città con la scritta affittasi.
L'invaso del Ponte, e i lavori che là si stanno eseguendo, forse attualmente è il luogo più fotografato e osservato di Rimini, come se da un momento all'altro dovessero affiorare non si sa quali vestigia. E gli spettatori non hanno tutti i torti. La zona archeologicamente è molto sensibile. Quando via Bastioni vedrà abbassata la sua sede stradale, per diminuire le spinte sulle mura, affioreranno le antiche pavimentazioni fatte con ciottoli di fiume, due fosse granarie e il condotto sotterraneo medioevale per accedere alle banchine del porto. All'inizio del ponte gli scavi potranno mettere in luce l'antica porta della città sulla Via Emilia, la Porta Gallica o di San Pietro, che esisteva almeno dal 1071 come annotava Luigi Tonini in "Rimini dopo il mille".
Fra le diverse iniziative del Borgo a Natale, quella della "La chesa adubeda", il concorso per la casa con i migliori addobbi natalizi, è stata quella che ha più coinvolto gli abitanti e le varie realtà imprenditoriali presenti nel quartiere. Per scegliere "la migliore" un corteo di borghigiani al cui interno si mimetizzava la giuria, accompagnato dalle cantiche dei "Cantori della Tradizione", ha percorso le vie del Borgo. Durante il tragitto privati cittadini ed esercizi pubblici offrivano bevande e vin brulè. Il corteo passava casa per casa, specialmente dove vi erano persone anziane e sole, a fare gli auguri di buon Natale. I commercianti poi, ognuno secondo le sue peculiarità, hanno riempito cesti per i premi. La premiazione si è svolta il sabato successivo con una festa organizzata dalla parrocchia, dalle Acli e dalla Società de Borg al cinema Tiberio.
La stragrande maggioranza delle chiese presenti nella nostra città, soprattutto quelle fuori dal centro storico, sono state realizzate nell'immediato dopoguerra, contemporaneamente ai nuovi quartieri residenziali.
E' questo il caso della chiesa "della Barafonda", cioè dei SS. Giovanni e Paolo a San Giuliano Mare, realizzata con fondi dell'IFRI (Istituto fiduciario ricostruzione immobiliare) di Roma, che elaborò un progetto per la costruzione di una nuova chiesa, approvato nell'anno 1947, dopo aver superato il parere della Pontificia commissione centrale per l'arte sacra.
La prima pietra fu posata solo il 13 gennaio del 1952, anche se poi i lavori subirono una accelerazione e già il 12 ottobre di quello stesso anno la chiesa venne inaugurata.
Purtroppo, ad un solo anno dall' inaugurazione, il 23 ottobre 1953, la chiesa fu gravemente danneggiata dallo scoppio di una autocisterna precipitata dal ponte attiguo: in quel incidente morirono 5 persone e 150 persone rimasero ferite e ustionate; la chiesa rimase chiusa fino al marzo del 1955, quando venne riaperta al culto dei fedeli. L'edificio parrocchiale venne profondamente trasformato al suo interno nel 1966, per essere adeguato alle nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II: l'incarico di tali lavori fu affidato all'architetto Giorgio Franchini, il quale rimosse i due altari laterali, spostando al centro del presbiterio l'altare maggiore, rivolto all'assemblea dei fedeli.
All'ingresso, sotto il portico di destra, è possibile ammirare il mini-museo di oggetti riguardanti San (Padre) Pio da Petrelcina, che consistono in ricordi raccolti personalmente da Don Magnani, il quale molte volte ha potuto incontrare il Padre negli anni 1959-1968: tra gli oggetti esposti vi sono delle escare, ossia crostine di sangue cadute dalle mani di San Pio, un pezzo di stoffa intrisa di siero sanguigno del costato, una sciarpa di lana, un ciuffo di capelli, oltre ad oggetti e paramenti sacri benedetti dal Santo.
La chiesa "della Barafonda" ricevette l'intitolazione ai Santi Giovanni e Paolo "in eredità" da una antichissima chiesetta che si trovava all'angolo fra le vie Sigismondo e Soardi, distrutta dalla seconda guerra mondiale. Giovanni e Paolo non sono gli Apostoli, bensì due fratelli martiri a Roma il 26 giugno 362. Erano soldati romani al servizio di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino. La loro passio racconta che i due fratelli sarebbero stati decapitati per ordine dell'imperatore Giuliano l'Apostata, al loro rifiuto di adorare una statua di Giove; un'esecuzione segreta, temendo la reazione del popolo che li amava. Tradizione piuttosto dubbia, poiché non si hanno prove storiche di persecuzioni cruente da parte dell'Apòstata.
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