ARTICOLI IN ARCHIVIO Borgo San Giuliano

mer 13 feb 2013 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Delucca Oreste

I Malatesta, come gli altri signori del loro tempo, avevano una forte passione per le bestie selvagge e feroci: le raffiguravano nei loro stemmi; ne facevano oggetto di cacce e tornei; le custodivano in appositi serragli. Naturalmente, alla passione si univa un forte desiderio di ostentazione, la volontà di stupire e di essere al centro delle attenzioni.
Nelle carte malatestiane è documentato l'acquisto di una leonessa, il possesso di cervi e daini, la presenza di un orso e perfino di un elefante.
Sappiamo che nel 1481 Roberto Malatesta intrattenne gli ambasciatori veneziani con giochi e spettacoli nel cosiddetto Orto di S. Cataldo, che esisteva entro il grande cortile del convento Domenicano di Rimini (situato all'incirca dove oggi via Gambalunga incrocia via Roma). Il cronista racconta che "per dar gusto a questi signori fece la caccia al cervo; e un altro giorno quella del leone, nell'orto di San Cataldo, ove era stato menato un ferocissimo toro, il quale con molto impeto e furore l'incontrò con le corna; ma il leone, con agilità levandosi da parte, per uno de' corni l'afferrò e, battendolo e ribattendolo, in breve lo sbranò".
La famiglia Malatesta possedeva a Rimini anche uno spazio chiamato "Orto dei Cervi" oppure "Orto dei Daini", una specie di giardino zoologico medievale. Verso la metà del Trecento, il borgo San Giuliano era stato ampliato costruendo verso il mare una nuova cerchia di mura che si allineava con il muro costruito dall'altra parte del Marecchia, presso la chiesa di San Nicolò, permettendo di tirare la "catena del porto" in modo da impedire la penetrazione nemica da quel lato.

mer 13 feb 2013 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Bernucci Annamaria

La seta è stata sin dal suo apparire nel mondo mediterraneo - la arrivo della bachicultura è databile all'epoca di Giustiniano - merce rara e preziosa, similmente all'oro, materiale di elevato valore simbolico. Della seta tutto era tenuto misterioso: dalla lavorazione, alla provenienza, fino ai tragitti dei mercanti. 
Durante tutto il medioevo la seta costituì un bene suntuario, era status symbol ad esclusivo appannaggio della classe dominante. I filati, i tessuti e l'abbigliamento in seta erano destinati alle corti, ai dignitari, ai cerimoniali. L'arte della tessitura fu praticata da artigiani di elevatissima qualità nel mondo bizantino, per abbigliamento, arredi e addobbi delle corti, indicatori di precise gerarchie sociali. Nelle pratiche funebri per personaggi di alto lignaggio manufatti serici e drappi rivestivano le salme di vescovi e i loro sarcofagi. Il corredo funebre di S. Giuliano è esemplare a questo proposito e rappresenta per la sua conservazione un eccezionale ‘documento'e 'reliquia' di età bizantina e medievale. Ci si riferisce a due stoffe di seta realizzate a taqueté operato, una tecnica raffinata che utilizza un intreccio complesso di trame multiple e due orditi; in una di esse, in quella databile al V secolo, è ancora leggibile una rappresentazione di scena di caccia, con motivi tipici dei repertori tardo antichi (piccoli putti all'interno di volute vegetali si alternano a motivi zoomorfi, cavalli, leoni, cervi). A questa stoffa è cucito un altro frammento, decorato con piccoli motivi geometrici (ottagoni) e tralci di foglie di quercia. Queste iconografie hanno riscontri nei mosaici della basilica ravennate di San Vitale, in particolare riferibili alla rappresentazione dell'imperatrice Teodora con il suo seguito, dai sontuosi abiti decorati come era in uso nei cerimoniali e nelle ornamentazioni della corte bizantina. 

mer 19 dic 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

I Cavalieri Templari d'Italia vogliono salvare la chiesa di San Michelino in Foro. Il Gran Priorato della Lingua d'Italia, infatti, è l'unica filiazione legittima presente in Italia dell'Ordine che assunse la sua forma moderna nell'assemblea di Parigi del 4 novembre 1804 (con un editto di Napoleone Bonaparte) adottando l'antico nome di "Ordine del Tempio" modificato in quello attuale di: Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem, nel 1932 a Bruxelles (per maggiori informazioni www.templariditalia.it). 
Una collaborazione nata per puro caso, come racconta Marcello Camerlengo, Cancelliere Nazionale dei Templari: "Consultando alcuni siti sul web siamo rimasti colpiti dall'appello che alcuni giovani ricercatori riminesi, quali Alessandra Peroni e Andrea Serrau, avevano lanciato nei mesi passati per salvare la chiesa templare di San Michelino in Foro, oltre all'approfondimento che Chiamami Città aveva dedicato all'edificio e che abbiamo letto online. Così abbiamo contattato il gruppo facebook La Rimini che non c'è più che ci ha messo in contatto con i proprietari dello storico edificio, i quali si sono dimostrati davvero disponibili nel venire incontro alle nostre richieste pur di salvare quel prezioso gioiello che è la chiesa di San Michelino. Visitandola, infatti, ci siamo resi conto di quale patrimonio esso costituisca, sia per l'impianto a croce greca simile a quello del V secolo, sia per il prezioso affresco che rappresenta con tutta probabilità Santa Brigida d'Irlanda (venerata dai Templari nella loro casa di Piacenza).

mer 19 dic 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Redazione

E' difficile accorgersi se non impossibile quando si passa il confine fra il sud della Romagna e il nord delle Marche se si è da una parte o dall'altra. Sembra un'unica regione sia per la morfologia del territorio che per la conformazione dei paesi, delle case, delle torri, dei castelli. Stessi colori che si susseguono con lo scorrere delle stagioni. Una sensazione che si ha quando ci si muove lungo le vie e i viottoli dei campi, ma la stessa impressione la si ha, se vogliamo ancora più forte, quando si sceglie la via dell'aria. Luciano Liuzzi ha scelto questa via per raccontarci con le immagini nel suo ultimo libro "Volando fra Romagna e Marche" la terra dei Malatesta. Il libro edito dalla Banca popolare Valconca con la prefazione dello storico dell'arte Pier Giorgio Pasini, fa parte di una lunga serie di volumi, siamo al ventunesimo con questo, che valorizzano la storia, le tradizioni, l'arte, l'economia di questa regione. 
Le immagini scattate dall'elicottero da Cervia a Senigalia lungo la costa e nell'entroterra, danno una visione assai suggestiva del nostro territorio. Le fotografie non hanno didascalie, sono in fondo al libro, dando così al lettore la possibilità di scegliersi una propria chiave di lettura: si può seguire la via dei castelli, dei borghi o quella del mare, delle città, delle campagne e ti accorgi di volare come se tu stesso fossi in quell'elicottero.

mer 29 ago 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Delucca Oreste

Quello di San Giuliano è il borgo riminese per eccellenza, il più antico e importante; e proprio per questo fin dall'origine anche il meglio difeso. Infatti risulta dotato di cinta muraria già dall'anno 1177. Nel tempo ha mantenuto un ruolo significativo per la città, sotto l'aspetto economico e militare.

Ma non sempre è stato l'unico borgo presente alla sinistra del Marecchia: per oltre un secolo, fra la metà del Duecento e la metà del Trecento, San Giuliano di borghi ne ha avuti due. Al punto che, per distinguerli, occorreva sempre specificare: "Borgo Vecchio" e "Borgo Nuovo".
l Borgo Nuovo iniziava dopo l'antica porta situata dietro l'abbazia di S. Giuliano e giungeva fino alle Celle (così chiamate perché in quella zona pressoché disabitata esistevano varie celle di monaci eremiti, appartenenti all'ordine dei Crociferi). Il borgo aveva dunque una forma molto allungata ed al centro era attraversato dalla via Emilia. Ai due lati della strada si trovavano semplici capanni o modeste case circondate da orti. Tanto è vero che all'inizio, prima d'essere indicata come borgo, la località era chiamata Ad Metatos, cioè "Ai Capanni". 
l Borgo Nuovo non ha mai avuto un muro difensivo, ma solo un fossato che a sinistra lo separava dall'alveo del fiume e a destra dalla fascia costiera. Sul ciglio interno del fossato correva tutt'attorno uno stradello; e varie stradine partivano a pettine dalla via Emilia raggiungendo il fossato.
Poiché quel territorio apparteneva interamente all'abbazia di San Giuliano, gli affittuari dovevano pagare un canone annuale. Grazie ai registri in pergamena che si sono conservati, è possibile seguire anno dopo anno le vicende e l'evoluzione del Borgo Nuovo. Nel 1248 sono registrati 3 orti e un solo edificio; nel 1251 figurano 17 orti e 6 edifici, che gradualmente si trasformano da capanni per il ricovero dei materiali in vere e proprie abitazioni. Sul finire del Duecento i fabbricati risultano 19. 

mer 13 giu 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Delucca Oreste

Ho ancora davanti agli occhi la visione di quel poderoso macchinario che troneggiava sopra un pavimento completamente ricoperto da polvere d'oro.
Lì, in quei giorni, si stava completando una impresa storica: la riproduzione eccezionalmente fedele di un eccezionale codice miniato medievale, forse il più bello del mondo: Les très riches heures del Duca di Berry, custodito nel Museo Condé di Chantilly (Francia). È un codice davvero unico: realizzato dai fratelli Limbourg nel Quattrocento, consta di 416 pagine (ovviamente in pergamena) con 130 miniature figurate e 3.000 iniziali decorate.
Dopo infinite prove di stampa, seguite dai raffronti effettuati in Francia con l'originale, finalmente le macchine erano in piena azione. Per garantire la massima fedeltà, la stampa prevedeva addirittura 10 "passate" sulla base di altrettante lastre calibrate secondo i diversi colori. Ma la difficoltà maggiore stava nell'applicare meccanicamente la polvere dell'oro, presente in grande abbondanza su tutti i fogli del codice. Problema risolto trasformando una macchina tradizionale in una apparecchiatura davvero unica nel suo genere.
È proprio per questa capacità inventiva, unita allo scrupolo nella ricerca della perfezione, che il noto editore Franco Cosimo Panini ha scelto uno stampatore di casa nostra per realizzare le opere della sua prestigiosa collana. «È il sesto codice che stiamo riproducendo per Panini», mi diceva con orgoglio l'amico Piergiorgio Pazzini, mentre mi mostrava le macchine in azione nel suo stabilimento di Villa Verucchio; «ed è anche una importante boccata d'ossigeno per l'industria locale poter intercettare commesse ad alto contenuto tecnologico».

mer 30 mag 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Redazione

Fino a dieci giorni fa, era ancora la più anziana impiegata vivente del comune di Rimini. Se ne è andata tranquillamente come aveva vissuto, magari ripetendo mentalmente qualche verso dei suoi amati poeti. Fece appena in tempo lo scorso aprile a raccontare una parte della sua esperienza di vita, racconto che pubblicammo sul numero 684 del nostro giornale. Parlò della nostra città, della giovinezza, della guerra, del lavoro in Comune, dell'amicizia con Maria Pascoli. Ha ricevuto in seguito telefonate e visite di parenti e conoscenti, di chi aveva ricordi in comune e di coloro che vedevano nelle sue parole una parte della storia della città. 

A Rimini ci sono ancora molte Jonne che potrebbero aggiungere tasselli al mosaico della nostra memoria collettiva, sarebbe peccato perderli senza che ancora una volta queste persone parlino della loro storia.

mer 04 apr 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio

 

Nelle città si sono sedimentati il lavoro, la vita la storia delle persone che lì hanno abitato. Sono gli uomini che hanno costruito le città, ma queste a loro volta con il passare degli anni hanno formato il cittadino. Nel nostro caso il riminese, in altri luoghi il modenese, il bolognese e così via. E' difficile a questo punto saper dire qual è il ruolo della città nel determinare le scelte che fa il suo cittadino nel modo di vivere, di realizzare un propria idea, un progetto, una casa, un'azienda. Ed è altrettanto arduo stabilire qual è il contributo originale del cittadino nell'evoluzione della città. 

Gianfranco Simonetti con il libro "Rimini città della Trevi" ha usato il linguaggio delle immagini più delle parole, per mostrarci il trascorrere del tempo e i cambiamenti di Rimini negli ultimi trentacinque anni. Che è stata anche l'età della Trevi, un'importante industria elettronica di consumo nata e sviluppatasi nella nostra città. Le fotografie che marcano gli anni, le mode, i luoghi, le abitudini che cambiano, sono intercalate dalle fotografie dei prodotti della Trevi usciti negli stessi anni con un loro tipico design che molti possono ricordare. 
Venticinque anni fa lo stereo si portava sulla spalla e il filobus faceva capolinea in piazza Tre Martiri. Paralleli che si ricorrono in tutto il libro. Le foto di Simonetti sono un documento che non può essere contraffatto, una realtà più credibile del racconto. Ogni immagine porta la mente al periodo in cui è stata scattata ed il lettore può legarla alla sua storia. Ciascuno degli anni, dei trentacinque che si raccontano nel libro, ha una sua legenda che non è cronologia, ma piuttosto uno sguardo soggettivo sulla città che l'autore non nasconde. 

 

mer 04 apr 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Delucca Oreste

In Italia la prostituzione è consentita ma non regolata, salvo il fatto che viene punito il suo sfruttamento e non sono ammesse le case di meretricio (legge Merlin n. 75/1958). In difetto di norme legislative specifiche, vari comuni hanno emesso ordinanze restrittive riguardanti particolarmente la prostituzione in strada.
Accogliendo varie sollecitazioni, anche l'Amministrazione Comunale di Rimini ha recentemente stabilito il divieto di prostituzione in una serie di vie e piazze, "per restituire al vivere civile alcune zone della città degradate da questo fenomeno". Tuttavia il provvedimento è stato contestato dalla Procura della Repubblica di Rimini che vi ha ravvisato una incursione in competenze dello Stato.
Anche se il contrasto verrà sanato, tuttavia il provvedimento del Comune - per sua natura - non potrà dirsi risolutivo; servirà ad eliminare situazioni marcatamente disdicevoli (ad esempio nella fascia turistica), limitandosi però a spostare il problema da una zona all'altra, magari da un comune all'altro.
È una diatriba vecchia e mai risolta del tutto. Nei giorni scorsi, proprio mentre riflettevo su queste cose, mi è capitato di leggere un dispaccio trasmesso il 6 settembre 1859 dalla Polizia Distrettuale di Rimini alla Commissione Municipale di Sanità. Tenendo conto che in quell'anno la nostra città apparteneva ancora allo Stato Pontificio, che la prostituzione era una pratica legale e le case di tolleranza erano consentite, vediamo il tenore della lettera.
"Di concerto col Comando Militare, questa Polizia è venuta nella determinazione di far carcerare diverse donne di mala vita tanto per riparare allo scandalo di dover vedere dei lupanari sparsi in diversi luoghi della città, quanto ancora per impedire la propagazione di mali venerei dei quali sono causa le meretrici; due cose ora sarebbero necessarie, se non per togliere, almeno per scemare i suindicati disordini.

mer 04 apr 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio

"Quando ve ne sarete andati mi verranno in mente i fatti, le persone e i luoghi che ritornano tutti i giorni nei miei ricordi e che ora non so raccontarvi come vorrei". Jonne Balestra, classe 1916, seduta su di una sedia vicino ad una luminosa finestra, pronuncia queste parole con un leggero sospiro, poi aggiunge: "Sono nata nella Castellaccia, un quartiere non certo ricco della città, ma a me piaceva vivere là, ci conoscevamo tutti, vi sono rimasta fino agli anni ‘50. I miei mi hanno fatto studiare, ho fatto le medie e poi sono diplomata come maestra giardiniera. Mio padre, del borgo San Giuliano, prima di sposarsi emigrò in Argentina e tornò dopo qualche anno con un po' di soldi per comprare la casa. D'estate andavamo al mare in bici con le amiche passando da via Bastioni, la domenica al cinema, alle volte andavo anche da sola al Fulgor a vedere i film a puntate. I ragazzi non erano cattivi, era solo che avevano studiato poco. Non mi sono sposata, avevo un carattere un po' difficile, c'è chi mi corteggiava, ma non più di lì - aggiunge in dialetto - forse non mi hanno voluto". "Non ho fatto molti viaggi, ma sono stata a Roma per dare l'esame di stato di maestra giardiniera e il giorno in cui Mussolini dichiarò la guerra ero a piazza Venezia. La gente gridava tutta contenta. Se avessero potuto solo immaginare la catastrofe che ne seguì...". 
"Ho sempre lavorato - continua Jonne - dopo gli studi, nel negozio alimentare di mio padre in piazzetta Ducale all'angolo con via Cavalieri, poi da Isaia Pagliarani che vendeva prodotti per bambini. Io mandavo le lettere alle neo mamme per propagandare i suoi prodotti. Un'occasione per un buon lavoro mi capitò all'inizio della guerra. Gli uomini erano stati richiamati alle armi e all'anagrafe avevano cominciato ad assumere qualche donna istruita che sapesse anche scrivere a macchina, mentre prima praticamente vi erano solo uomini.

mer 25 gen 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

L'Ordine Benedettino contava a Rimini diversi monasteri e ben tre grandi abbazie, di cui oggi ci rimangono solo quella dei santi Pietro e Paolo, l'odierna San Giuliano, e l'antica Santa Maria in Trivio, in origine alle dipendenze di Pomposa, ma ceduta nel XIII secolo ai Francescani con i quali divenne San Francesco, e oggi Tempio Malatestiano.
L'antica abbazia di San Gaudenzo, che si trovava sulla via Flaminia, fu trasformata in residenza privata ai rimi dell'800 e poi demolita nel XX secolo.
SS. Pietro e Paolo si trovava sotto una speciale tutela della Sede Apostolica, (come "immediate subiectum"), e quindi esente dalla giurisdizione del vescovo di Rimini, come accadeva per le altre fondazioni benedettine della zona.
La chiesa che sarà poi dedicata a San Giuliano, le cui prime notizie risalgono al IX secolo, sebbene la sua fondazione sia certamente più antica, faceva parte dunque di un potente monastero benedettino che possedeva gran parte del borgo e persino la metà del vicino ponte di Tiberio, oltre al monastero di San Vitale. Fuori dalle mura, SS. Pietro e Paolo deteneva molti beni soprattutto in direzione di Ravenna; fin dal 1033 sono segnalati la pieve di Bordonchio (Donegaglia) con le sue pertinenze, le chiese di San Giovenale (Viserba), San Martino in Riparotta e molte altre, oltre a fundi, mansi, curtes sparsi fino a Fano e Ancona. Nei secoli successivi il patrimonio di ingrandirà ulteriormente.

mer 23 nov 2011 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Bernucci Annamaria

 

Nella composta architettura cinquecentesca della chiesa di San Giuliano sono conservati i resti del Santo martire venerato dal X secolo nella città (storia, martirio e leggende si sono intrecciate e le narrazioni hanno preso una declinazione tutta riminese). Ma oltre le reliquie, la chiesa vanta uno dei dipinti più visitati della città. E' opera del veneziano Paolo Veronese, realizzata poco prima della morte del pittore (1587) per i Padri canonici di San Giorgio in Alga. L'altar maggiore dove è collocata la pala fu consacrato nello stesso anno della chiesa e dedicato alla Vergine e ai santi Pietro e Paolo (cui in origine era dedicata l'abbazia) e Giuliano. E' probabile che la commissione fosse antecedente a tale data e riconducibile al 1583. 

Espressione di una versatilità compositiva e di un impianto formale ripreso più volte dal pittore (Martirio di S.Giustina a Padova), anche la pala riminese accentua, in ragione delle esigenze devozionali e pietistiche di quegli anni, una forte dimensione della gloria e della esaltazione divina: tutta la parte superiore del quadro è orchestrata infatti sulla figura della vergine attorniata da angeli e dai santi apostoli; nel registro inferiore è collocata la scena del martirio di Giuliano, con l'immagine luminosa del giovane dai biondi capelli, vicino al quale si muove la dolorosa figura della madre Asclepiodora, dalle vesti sontuose, inginocchiata, nell'atto di sostenerlo nella fede e di accompagnarlo al tragico supplizio. 

 

mer 10 ago 2011 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Bernucci Annamaria

Nella composta architettura cinquecentesca della chiesa di San Giuliano sono conservati i resti del santo martire venerato dal X secolo nella città; vicende, martirio e leggende si sono intrecciate e le narrazioni hanno una declinazione tutta riminese. La racconta anche Pier Giorgio Pasini, che pone l'accento sul contesto storico della Rimini medievale in cui avvenne il ritrovamento dell'arca contenente il corpo del santo, giovane istriano del III secolo, processato dal console Marziano, al cospetto della cristianissima madre Asclepiodora, durante la prima feroce persecuzione di Decio, in Cilicia (Turchia). Il martirio è noto: il corpo gettato in mare in un sacco con serpi e sabbia arrivò con le correnti marine sulle coste del Proconneso dove fu sepolto in un grande sarcofago marmoreo posto a picco su una scogliera; la quale nel X sec. franò rovinosamente in mare. Sospinta da angeli ceroferari l'arca approdò sulla spiaggia adriatica. Fu ‘intrasportabile' verso la cattedrale riminese, sede vescovile e simbolo del potere diocesano, né si aprì, ma fu accolta e riparata sotto il portico della chiesa e convento benedettini dei santi Pietro e Paolo, nel borgo a ridosso del ponte di Tiberio (la chiesa prese poi il nome di San Giuliano dal XIII sec.). Contrasti di potere alla origine della venerabile collocazione? I più fidati benedettini ebbero la meglio: l'arca fu aperta e ispezionata, sotto la custodia dell'Abate Lupicino, il corpo posto poi in un urna dorata. 

mer 01 giu 2011 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da

Il problema dell'accumulo dei detriti alla foce del Marecchia che intasavano la bocca del porto, fu studiato a lungo dallo Stato della Chiesa, vista l'importanza dello scalo riminese, secondo in Adriatico solo ad Ancona.
All'inizio del '500, proprio a causa della difficoltà di deflusso delle acque in mare, il Marecchia aveva ripreso a percorrere - come accaduto nell'alto Medio Evo e probabilmente anche in epoche più antiche - l'alveo della Fossa Viserba, da San Martino in Riparotta al mare.
Il governo di Papa Giulio II decise allora di aumentare il corpo d'acqua del fiume per mantenere in sospensione i detriti facilitandone così lo scaricarsi degli stessi in mare aperto: per questo motivo vietò di prelevare acqua dal Marecchia.
Un'ennesima, terribile alluvione sconvolse la nostra città l'11 ottobre 1523, quando Marecchia, Ausa e Mavone uscirono dai propri alvei, unendosi e allagando l'intera Rimini: il ponte di san Bartolo di frote all'Arco venne distrutto, mentre quello di Tiberio fu sommerso.
Alcune piene del Marecchia per certi aspetti furono anche utili: quella del 1585, ad esempio, liberò la bocca del porto da una grande massa di detriti che aveva reso inagibile il canale per quasi sei mesi.
Il 10 novembre 1614 una memorabile "fiumana" distrusse molte barche, mentre numerose case del borgo di San Giuliano furono allagate dovettero essere abbandonate.

mer 01 giu 2011 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Costantini Claudio

In occasione della recente visita del presidente Giorgio Napolitano in Israele, è stata dedicata a Giorgio Perlasca una foresta di alberi piantati in suo onore. Alla fine della seconda guerra mondiale salvò a Budapest, spacciandosi per console onorario spagnolo, cinquemila persone di fede ebraica dalla deportazione. In Ungheria vi erano 800 mila cittadini ebrei, 500 mila non tornarono più dai lager. 
Il Borgo San Giuliano conosce bene questo "uomo normale" come lo definisce il figlio Franco, perché lo ha eletto nel 1992 cittadino onorario del Borgo. Nello stesso anno è nata la "Settimana del Giusto" una iniziativa che si propone di onorare una persona - o un'organizzazione - distintasi per atti di particolare significato umanitario, senza curarsi di frontiere ideologiche, nazionali, politiche, razziali o religiose. L'idea nacque da Sergio Giorgi il partigiano meglio conosciuto con il nome di Mazaset. Nel comitato promotore figuravano l'Anpi, la "Società de' borg", Chiamami Città, ONU di Rimini, e la Libreria Luisè.

mer 23 mar 2011 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Bernucci Annamaria

Una storia di mare, di fiumane e di salvataggi miracolosi sta dietro alla venerabile immagine della Madonna della Scala e dell'omonima chiesa che sull'argine sinistro del Marecchia si erge ancora nella sua sobria veste architettonica di origine settecentesca. Tutto iniziò il 2 luglio 1610 quando uno sventurato giovane fu inghiottito col suo cavallo dal fiume in piena, e affidando le sue preghiere e il suo sguardo alla piccola madonna dipinta sul muro del torrione d'angolo che delimitava dai tempi di Pandolfo Malatesti e di suo figlio Galeotto l'ingresso del porto, fu salvato.
Il prodigio innescò una devozione popolare tra gli abitanti del borgo S.Giuliano e del porto. 
Grazie alle offerte sorse una piccola cappella che accolse l'affresco miracoloso, staccato dal muro del torrione e posto sopra l'altare della celletta, per iniziativa del ‘paron' di barca Giovanni Anzi e del padre Gregorio Affini priore della chiesa di S.Giuliano. La chiesa era stata finanziata proprio "dalla marinarezza e da poveri habitatori del Borgo, capo de' quali era stato sempre Giovanni Zangi pescatore e patron di barca..". Già dal 1611 si propose l'ampliamento dell'oratorio ma si dovette attendere il 1718 anche a seguito di crolli e guasti causati dai continui straripamenti del fiume per veder realizzata la prima riedificazione della chiesa, ingrandita nella struttura e nella pianta. La chiesa entrò a far parte del patrimonio delle soppressioni napoleoniche del 1797 e passò alla nobile famiglia Martinelli che ne garantì tuttavia l'apertura al culto.

gio 13 gen 2011 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Cicchetti Stefano

"Una parola nata fra Ausa e Marecchia". Questa la frase che ha colpito un nostro lettore, Serafino Donati. La parola in questione era "zudro", o meglio zudre, nel nostro dialetto, di cui avevamo provato a occuparci sul numero 651 di Chiamami Città. L'articolo, preso atto che l'origine del termine risultava sconosciuto, terminava con appello a chi ne sapesse qualcosa. E Serafino Donati una sua idea se l'è fatta. Se non altro perchè è nato è cresciuto proprio fra Ausa e Marecchia. Il che non significa genericamente a Rimini, ma proprio nella zona dove Ausa e Marecchia hanno finito per confluire, dopo la costruzione del deviatore che conduce il torrente al fiume e che attraversa i Paduli.

"La nostra casa - ricorda il signor Donati, che è gentilmente venuto in redazione a raccontare la sua storia - era presso il bar Filon. Che esisteva anche allora, nel dopoguerra, ma era la classica osteria, con tanto di rivendita di alimentari. E fra gli ortaggi sui banchi, facevano bella mostra i magnifici ‘meloni turchi' per cui quella zona andava famosa. Sì, perché tutta l'area, ricchissima di acqua, era coltivata ad orto. Erano proprio buoni quei meloni, tanto che da piccolo mi sono costati anche qualche bastonata, quando mi sono azzardato a sgraffignarne qualcuno a un vicino.. ma questa è un'altra storia..".

gio 04 nov 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Bernucci Annamaria

Si data al 1930, in pieno regime, un piano di intervento firmato dall'Ufficio Tecnico Comunale, e più che un risanamento sembrò prendere subito i connotati di una vera demolizione del borgo per salvaguardare l'immagine della marina e del turismo balneare. Il borgo si trovò compreso in quella forbice di strade che lo circoscrisse e condizionò: già verso la metà degli anni '30 grazie all'affermazione dell'Istituto case popolari che godeva di contributi economici governativi si avviò infatti la costruzione di edifici in via Matteotti e in via dei Mille, rinnovate arterie e nuova carta d'ingresso della città per chi proviene da nord. Ma per superare la crisi delle abitazioni è la stessa Società Anonima Case Popolari ad intervenire, predisponendo il piano regolatore del nuovo quartiere che prese il nome di Marecchia; lo fece spezzando quella unitarietà del tessuto sociale, secolarmente consolidato del vecchio e popolarissimo borgo, sovversivo e pericoloso, e soprattutto potenziale mina per il regime.

mer 25 ago 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Maturo Antonio

La festa del Borgo di quest'anno è dedicata al fenomeno migratorio. Si tratta di un tema, anzi di una realtà, impegnativa. A Rimini oltre l'11% della popolazione è composto da immigrati stranieri, con una prevalenza di albanesi. Sebbene Rimini sia una città accogliente, a tutti sarà capitato, qui e là, di ascoltare qualche mugugno, se non peggio, sui mutamenti dei "colori" urbani. Vari partiti politici hanno lucrato sulla "difesa" dell'italianità. Eppure non c'è scampo, che lo si voglia o no, nel futuro ci saranno più e non meno immigrati a Rimini. Ce ne saranno meno solo quando ce ne saranno così tanti che non ci accorgeremo più chi è riminese e chi non lo è. Lo saremo/saranno tutti.
In un recente articolo sul Corriere della sera, Maurizio Ferrera, ha proposto di vedere la cittadinanza più come un processo che uno status. Oggi, la cittadinanza si ottiene per nascita sul suolo del paese oppure perché uno dei genitori è cittadino (ius soli e ius sanguinis, rispettivamente). Perché, invece, non considerare la cittadinanza come un'acquisizione graduale, basata su vari fattori come il pagare le tasse, il conoscere la cultura e la lingua del paese d'adozione, l'impegno lavorativo? 

mer 25 ago 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Redazione

Abbiamo preso dall'antologia dei migranti compilata in occasione della Festa del Borgo due personaggi, uno assai conosciuto, il secondo molto meno, ma ambedue partiti per vivere la loro vita lontano. Guido Nozzoli il grande giornalista è ritornato, Bruno Tamburini è rimasto lontano, in Australia.

ven 06 ago 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Come per ogni fatto rimasto nella memoria cittadina col tempo ci colorisce e si deforma. Così accade per la "balena della Barafonda", un capodoglio che si arenò il 4 aprile del 1943 sulla spiaggia di San Giuliano Mare. Alcuni confondono la balena con un altro spiaggiamento, avvenuto in precedenza e sempre alla Barafonda di un enorme pesce-luna. Altri tramandano che il capodoglio fu ucciso dai militari perché scambiato per un sommergibile nemico. Ma cosa accadde realmente?
La versione dell'evento raccontata da Guido Lucchini in "Barafonda. Storie di gente alla buona e versi in dialetto romagnolo" è affascinante e ricca di particolari. 
Prima dell'alba di quel giorno, il pescatore Pino Bignardi andò a recuperare le sue reti (cugòll) e rinvenne una massa scura che sbuffava come una "locomotiva in pressione". Era un enorme animale marino! Chiamò dunque il padre ("e' Nin") e, subito dopo i due, armati di una "resta" (lunga corda per la pesca con la tratta), legarono l'animale e la fissarono a riva ad una "stanga" (palo per la posa in mare dei cogolli).
La notizia si diffuse subito per tutta la Barafonda ed arrivarono curiosi, ma anche giornalisti, autorità civili e militari. Si decise di trascinaret il cetaceo a riva.

mer 05 mag 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Uno degli angoli più pittoreschi del borgo di San Giuliano e forse di tutta Rimini è costituito dalle mura che costeggiano via Madonna della Scala, uno dei tratti meglio conservati della cerchia. In particolare, l'angolo costituito da uno dei torrioni quattrocenteschi, dalla porta Gervasona e dalla chiesa della Madonna della Scala. Purtroppo, il traffico ha ridotto quel luogo solo a un incrocio malfamato per la sua pericolosità. Ma chi avesse tempo per soffermarsi potrebbe approfondire il significato di quei reperti.
Il borgo di San Giuliano nel ‘400 si ritrovò due cinte murarie; la prima risalente al XII secolo secondo la tradizione dovute al Barbarossa; se ne vedono varie tracce, specie presso Villa Maria e l'abbazia di San Giuliano. La seconda cinta fu costruita da Galeotto Malatesta nel 1359, come annota il Clementini, "per seguire il mare, che pur anco si fuggìa.. e per poter chiudere la bocca del porto, tirandovi la catena". Dunque non per comprendere abitazioni esterne alle mura, ma un miglior controllo del porto. Infatti l'area fra le due cortine era e restò inedificata per secoli, occupata da orti e boschetti. Fu infatti detta "orto dei Cervi", una piccola riserva di caccia dei signori come ne esistevano in molte città italiane. 

mer 24 feb 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Dopo aver riportato a Rimini alcuni capolavori del Trecento Riminese, con opere di Giuliano da Rimini, Pietro da Rimini e Giovanni Baronzio, la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ha recentemente acquistato presso la Galleria Altomani & Sons (Milano-Pesaro) una nuova importante opera d’arte, questa volta quattrocentesca: la cuspide di un polittico andato perduto, che rappresenta la Crocifissione, attribuita a Bitino da Faenza. Il dipinto è ora depositato al Museo della Città. L’artista faentino, di cui abbiamo oggi poche opere, è l’autore del polittico con le Storie di San Giuliano conservato presso la chiesa di San Giuliano di Rimini, datato 1409. Nell’opera si legge anche la firma dell’autore: “BITINUS FECIT HOC OPUS. FECIT FIERI DOMINUS SIMON ABBAS MONASTERII SANCTI IULIANI SUB ANNO DOMINI MILLESIMO CCC VIIII”. Ciò rende il polittico di San Giuliano l’unico dipinto autografato e datato dell’artista faentino, il che lo rende ancor più prezioso.

mer 16 dic 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Gli antichi Romani apprezzavano moltissimo il pesce, mentre nel Medio Evo il suo gradimento crollò, anche per via di errate considerazioni “mediche”: i sapienti di allora ritenevano infatti che “l’umor freddo” delle creature marine fosse dannoso per l’uomo.

Ovviamente in tutte le città di mare la pesca non si arrestò. Ma si trattava attività costiera e mai d’altura, comunque regolata dagli statuti comunali e debitamente tassata. Risale al 1475 una concessione rilasciata da Roberto Malatesta a Opizzone da Ravenna per ll’appalto dei dazi del comune di Rimini tra i quali rientrava anche “il dazio del pesse da terra”. Tale imposizione era dunque indirizzata ai pescatori locali, mentre il “datio del pesse forestiero” colpiva gli “stranieri”, soprattutto di Chioggia e Burano, che pescavano nelle nostre acque e vendevano al mercato di Rimini.

L’evasione fiscale era un problema anche allora. Per agevolare la riscossione, il pescato poteva entrare in città solo da Porta Marina (o “dei Cavalieri”) e venduto esclusivamente nella piazza della Fontana (piazza Cavour). La vendita era a peso (“alle bilanze”), dopo la cernita e “purgato da vilumara, alga e altra immondizia”.

 

mer 16 dic 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Per incentivare la produzione ittica, i “forestieri” a un certo punto furono esentati del dazio, avendo solo l’obbligo di vendere l’intero pescato sulla piazza riminese e a non altrove. Molte famiglie di Buranelli e Chioggiotti finirono per trasferirsi definitivamente a Rimini, nei borghi di San Giuliano e Marina.

A Rimini solo nella seconda metà del Seicento la pesca raggiunse dimensioni rilevanti, con l’impiego di grosse imbarcazioni d’altura sviluppate in loco (tartanoni riminesi, trabaccoli) che si recavano soprattutto nel Quarnaro. In breve la flottiglia riminese divenne fra le maggiori dello Stato della Chiesa. Il pesce veniva esportato nella maggiori città italiane grazie ad un’efficiente rete di “nevaie” per la conservazione e di corrieri veloci per il trasporto.

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Il Lungofiume degli Artisti, nelle intenzioni dell’associazione Infezna, vorrebbe essere una sorta di laboratorio pronto ad accogliere ulteriori espressioni artistiche, così da rendere l’ambiente frequentato, vissuto, amato e curato da riminesi e non.

Dopo una accurata preparazione dei muri, realizzata grazie all’opera dell’artigiano Aldo Casciello, ancora oggi vari artisti coordinati da Giuliano Maroncelli realizzano murales che raccontano le storie legate al mare, che fa da sfondo alla vita di tutti i giorni.

I murales sono arricchiti da poesie dialettali di Guido Lucchini, che legano così indissolubilmente questa sorta di affreschi contemporanei alla nostra terra.

Tra i soggetti trattati spicca lo “spiaggiamento del capodoglio”, evento avvenuto realmente il 4 aprile del 1943 nella vicina piazza della Balena, al cui centro è collocata la scultura dedicata al cetaceo da Elio Morri nel 1969.

Nel murale realizzato da Enzo Maneglia si celebra invece il film Amarcord, con a corredo la celebre poesia del muratore Calzinazz (ispirata alle rime altrettanto famose di Tonino Guerra) “Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me, ma la casa mia dov’è?”.

 

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

I riminesi sanno bene che San Giuliano Mare è sempre stata detta popolarmente “la Barafonda”. Ma sul perché di questo nome non c’è invece certezza. Quel che si sa è che prima della costruzione del deviatore Marecchia, completato nel 1927, l’area era quasi tutta ricoperta da paludi, soggetta a inondazioni e scarsamente abitata. In compenso era frequentatissima da nugoli di zanzare e quindi costituiva un pericoloso focolaio di malaria, che in ripetute epidemie colpì anche il Borgo San Giuliano almeno fino al 1930; ancora nel ’33 proseguivano le campagne di disinfestazione. Eppure già da un anno aveva aperto la pensione Girotti, la prima di una lunghissima serie; la seconda, nel 1934, fu la pensione Ricchi. Entrambe sono tuttora esistenti. Da allora la metamorfosi fu veloce quanto inarrestabile: man mano che venivano prosciugati gli stagni, sorgevano casette e piccole pensioni.

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Tra le iniziative più interessanti dell’estate 2009 c’è sicuramente il Lungofiume degli Artisti, inaugurato il 3 luglio in occasione della Notte Rosa, cui è dedicato uno dei murales che lo compongono. L’iniziativa consiste infatti in una sorta di galleria d’arte all’aperto lungo il deviatore del Marecchia, dove i muri delle case private prospicienti alla pista ciclo-pedonale sono stati dipinti da pittori locali. Certamente un primo passo verso la riqualificazione di quest’area a lungo trascurata, e ora oggetto di attenzioni da parte dell’associazione Infezna (che in dialetto che significa immagine, segno particolare di una persona…), che si è costituita proprio con la finalità di operare per la valorizzazione e la crescita di San Giuliano Mare ( o Barafonda che dir si voglia) sotto ogni profilo: culturale, economico e sociale.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Uno dei principali problemi urbanistici che l’amministrazione Palloni (1929-33) si propose di affrontare fu l’ingresso della città per chi proveniva dalla via Emilia. Quindi, “lo sventramento (del Borgo San Giuliano) era divenuto ormai necessario non solo per ragioni sociali e igieniche ma anche per il transito, divenuto pericolosissimo con l’aumento della circolazione”.

Come l’Arco D’Augusto, il ponte romano doveva essere isolato. Soprattutto, al borgo San Giuliano andava applicato un risanamento edilizio che doveva essere anche politico, nel senso di cancellare le memorie sovversive del quartiere: “All’animo di noi fascisti tale opera appare necessaria, giusta e bella; è opera fascista, o camicie nere di Rimini, imporre il segno della nostra ricostruzione sulle rovine di quel borgo di San Giuliano che ricorda tutte le ore tristi della nostra città, che fu leggendaria barriera alle coorti fasciste, che impose alle pavide autorità di allora di sciogliere i nostri funebri accompagni di qua del ponte (…). L’opera prima ancora di essere apprezzata nel suo aspetto edilizio ed igienico, va considerata atto di prevenzione e redenzione sociale”.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Una delle dispute urbanistico-ideologiche di Rimini riguarda la distruzione del Kursaal, avvenuta nel dopoguerra per opera delle amministrazioni anti-fasciste. La demolizione assunse da subito caratteri politici: secondo la sinistra, andava eliminato il simbolo dei divertimenti “borghesi”, dando allo stesso tempo lavoro e pane alle masse dei disoccupati. Il che viene ancora oggi rinfacciato da destra, come scempio dettato dall’ottusità partitica. E’ poco noto, invece, che di abbattere il Kursaal si era parlato, e seriamente, in pieno ventennio fascista. L’intenzione era stata espressa già negli anni ’20 dall’Azienda di Soggiorno, in vista di un ampliamento in forme “grandiose”, mentre al posto delle palazzine Milano e Roma sarebbe sorto un hotel di lusso. Progetti in tal senso furono presentati nel 1933 dall’impresa romana Rocco Valenti, su disegni di De Fazio Napoli, mentre nel ’34 l’architetto Gaspare Rastrelli fu pagato dal comune per un suo progetto. Non se ne fece nulla, se non un ampliamento delle palazzine, e una sistemazione del piazzale Littorio (la rotonda del Grand Hotel) dovuti ancora una volta a Giuseppe Maioli.

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Sulla figura di Giuseppe Maioli, è stata realizzata nel 2008 una mostra con tutti i suoi progetti, sia quelli per la costruzione di nuovi edifici che per  i restauri di quelli lesionati dalla guerra.

Nato nel 1899, Maioli fu chiamato a lavorare nel 1919 nell’ufficio tecnico comunale come geometra applicato straordinario. Tra i suoi primi incarichi ci furono il restauro di palazzo Lettimi, la ristrutturazione dei palazzi comunali (Arengo e Podestà) con l’architetto Gaspare Rastrelli e il progetto urbanistico per la realizzazione del quartiere Anfiteatro.

Fu però durante il governo del podestà Palloni, che il giovane Maioli espresse il maggior impegno. Di grande importanza fu il suo ruolo di progettista dopo le distruzioni belliche in cui molti edifici ancora oggi visibili portano la sua firma. Morì nel 1972.

 

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La fiera di San Giuliano era la più importante fra quelle che si svolgevano a Rimini fin dal primo medio evo. Un'altra era quella di San Gaudenzo, che si teneva nel mese di ottobre nel Borgo oggi detto di San Giovanni (anticamente San Bartolo o San Genesio), mentre nel ‘600 si tentò, con scarso successo, di lanciare una terza fiera nel Borgo Marina, dedicandola a Sant’Antonio da Padova; era inizialmente nel mese di maggio, poi in giugno.
Per quanto riguarda la fiera di San Giuliano, Cesare Clementini nel ‘600 riferiva che iniziava il 13 giugno, festa di S. Antonio da Padova, e durava fino al 22 luglio. L’area occupata dai mercanti era il borgo, ma non solo: nei “Capitoli della fiera” (1579) si parla anche della “strada reale fin’al canto della chiesa della Santissima Madonna del Giglio”, cioè il tratto del Corso dal ponte fino all’oratorio tutt’ora esistente presso la questura.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca


La Tarsu, tassa d’occupazione del suolo pubblico, non è certo invenzione dei giorni nostri. Già i “Capitoli della fiera” stabilivano i canoni d’affitto per le aree occupate dai mercanti. Le loro “botteghe” (oggi diremmo gli stand) erano “murate, coperte o d’asse, ossia fisse”, oltre a banchi e tavole “di marzaria e libraria e vedri”; occupavano anche il ponte di Tiberio, con strutture di legno approntate per l’occasione: ancora oggi nel travertino si notano i fori dove venivano infissi i pali di sostegno. Le baracche dovevano essere larghe “sei piedi dinanzi in testa e alte a proporzione”.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La fiera di San Giuliano visse l’apice alla fine del XVI secolo, ma dopo cento anni era già praticamente scomparsa.
La fiera di San Gaudenzo già alla metà del ‘500 non venne più convocata. Il sistema medievale di scambi nelle fiere cittadine era ormai entrato in crisi. La concorrenza di altri centri si era fatta più viva: per esempio il Duca di Urbino tentò di ripristinare la fiera di Pesaro proprio per sottrarre a Rimini il traffico della ferrareccia; ma neanche lui ebbe fortuna. L’ostilità di Venezia, gelosa del suo monopolio marittimo, non era mai venuta meno. Ma soprattutto, fu la fiera di Senigallia a fare terra bruciata delle manifestazioni limitrofe; fu infatti l’unica a resistere anche in pieno Settecento e soprattutto a costituire un fattore decisivo per l’economia locale, in quanto maggior manifestazione dello Stato Pontificio cui concorrevano mercanti di mezza Europa.

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La stragrande maggioranza delle chiese presenti nella nostra città, soprattutto quelle fuori dal centro storico, sono state realizzate nell'immediato dopoguerra, contemporaneamente ai nuovi quartieri residenziali. 
E' questo il caso della chiesa "della Barafonda", cioè dei SS. Giovanni e Paolo a San Giuliano Mare, realizzata con fondi dell'IFRI (Istituto fiduciario ricostruzione immobiliare) di Roma, che elaborò un progetto per la costruzione di una nuova chiesa, approvato nell'anno 1947, dopo aver superato il parere della Pontificia commissione centrale per l'arte sacra.
La prima pietra fu posata solo il 13 gennaio del 1952, anche se poi i lavori subirono una accelerazione e già il 12 ottobre di quello stesso anno la chiesa venne inaugurata.
Purtroppo, ad un solo anno dall' inaugurazione, il 23 ottobre 1953, la chiesa fu gravemente danneggiata dallo scoppio di una autocisterna precipitata dal ponte attiguo: in quel incidente morirono 5 persone e 150 persone rimasero ferite e ustionate; la chiesa rimase chiusa fino al marzo del 1955, quando venne riaperta al culto dei fedeli. L'edificio parrocchiale venne profondamente trasformato al suo interno nel 1966, per essere adeguato alle nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II: l'incarico di tali lavori fu affidato all'architetto Giorgio Franchini, il quale rimosse i due altari laterali, spostando al centro del presbiterio l'altare maggiore, rivolto all'assemblea dei fedeli. 

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

All'ingresso, sotto il portico di destra, è possibile ammirare il mini-museo di oggetti riguardanti San (Padre) Pio da Petrelcina, che consistono in ricordi raccolti personalmente da Don Magnani, il quale molte volte ha potuto incontrare il Padre negli anni 1959-1968: tra gli oggetti esposti vi sono delle escare, ossia crostine di sangue cadute dalle mani di San Pio, un pezzo di stoffa intrisa di siero sanguigno del costato, una sciarpa di lana, un ciuffo di capelli, oltre ad oggetti e paramenti sacri benedetti dal Santo.

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La chiesa "della Barafonda" ricevette l'intitolazione ai Santi Giovanni e Paolo "in eredità" da una antichissima chiesetta che si trovava all'angolo fra le vie Sigismondo e Soardi, distrutta dalla seconda guerra mondiale. Giovanni e Paolo non sono gli Apostoli, bensì due fratelli martiri a Roma il 26 giugno 362. Erano soldati romani al servizio di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino. La loro passio racconta che i due fratelli sarebbero stati decapitati per ordine dell'imperatore Giuliano l'Apostata, al loro rifiuto di adorare una statua di Giove; un'esecuzione segreta, temendo la reazione del popolo che li amava. Tradizione piuttosto dubbia, poiché non si hanno prove storiche di persecuzioni cruente da parte dell'Apòstata.

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