Le Occare, un viaggio nel tempo e nella pianura

RUNCO DI PORTOMAGGIORE - FERRARA - Notizie il taccuino della tavola - mer 24 feb 2010
di Michele Marziani

Una guesthouse d'altri tempi, dove si respirano ospitalità e cultura, con una cucina di bontà e semplicità sopraffina nascosta nella pianura ferrarese

In tavola spesso i tartufi del bosco e - sorpresa! - la padrona di casa è riminese

Questa non è la recensione di un ristorante, ma la suggestione di un luogo. Che parte da un ricordo, quello di una delle cene più semplici (e golose) gustate negli ultimi tempi. Autunno 2009. Cibo frugale, a tavola con i proprietari: uova al tegame, di morbidezza perfetta, avvolte da una nuvola odorosa di tartufo bianco pregiato, il pane ferrarese fatto in casa (il più buono che abbia mai mangiato), una bottiglia di Barbaresco del 1999. Non servono grandi cose, ma cose grandi per fare la felicità a tavola. E i commensali non sono certo secondari, Giovanni e Cristina, proprietari delle Occare, dimora con cucina nella campagna ferrarese, a Runco di Portomaggiore, sono ospiti attenti, delicati e colti come pochi se ne incontrano in giro per l'Italia. Li ho conosciuti scrivendo il romanzo La signora del caviale. Nel libro si parla anche del mitico caviale del Po che Cristina stava cercando di riportare agli antichi splendori (e le sperimentazioni fanno ben sperare). Cristina, che di cognome fa Maresi, è riminese e questo ha reso l'incontro ancor più interessante: non tutti i riminesi che si occupano di ospitalità in giro per il mondo ripropongono lo stereotipo della pensione mariuccia. Alle Occare l'ospitalità in una casa di campagna che sembra uscire da una rivista delle dimore di charme dello Yorkshire è accompagnata da una cucina di una semplicità disarmante pari solo alla bontà dovuta all'attenzione, alla mano leggera e alle materie prime. A partire dal tartufo che è di casa perché alle Occare c'è il bosco che è una tartufaia coltivata e offre "frutti" profumatissimi per diversi mesi l'anno. A Ferrara proprio in questo periodo si sta svolgendo la seconda edizione de "Il tartufo estense tra rocche e castelli" organizzata dall’Arci Tartufi, una sorta di maratona gastronomica tra i migliori ristoratori della provincia per proporre cene a base di tartufo marzuolo, l'umile bianchetto capace comunque di golose suggestioni. Il 12 marzo è in calendario una serata proprio alle Occare, con un menu che prevede tortino di zucca con vellutata di parmigiano e tartufo marzuolo, pasticcio di maccheroni alla ferrarese (piatto antico, rinascimentale, imperdibile), uova in cocotte al marzuolo, insalata di sedano, parmigiano e marzuolo. Conclusione con torta tenerina al cioccolato fondente. Al di là della data del 12 marzo, qui il tartufo è di casa. E la casa è accogliente, avvolgente in un susseguirsi di oggetti che sono la storia, la passione e il buon gusto di Gianni e Cristina, accompagnati da una ricca biblioteca, spazi per leggere, camere d'altri tempi e un silenzio che avvolge tra le brume invernali. È respiro di bello. Oltre che di buono. Non presentatevi alle Occare senza telefonare (tel. 0532 329100) Cristina e Gianni l'ospitalità l'hanno imparata girando per il mondo e il vizio non l'hanno certo perduto. Spesso, quindi, non ci sono.

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