La cucina della nonna? Sognatevela

RIMINI - Notizie satira - mer 24 feb 2010
di Lia Celi

La terza età ha dato l’addio ai fornelli

Fra pantere grigie ormai impazza il “già pronto”

Accusare i giovani di non aver più voglia di lavorare è un classico delle rimostranze degli anziani attestata fin dalle iscrizioni cuneiformi babilonesi. Ma che i vecchi non abbiamo più voglia di cucinare non è un’accusa, è una triste verità e un allarmante sintomo della crisi dei valori. Tutti quei cibi pronti che negli negli spot pubblicitari scaldano le serate di maliziose giovani coppiette o consolano autoironici single trentenni, al supermercato li vedi per lo più nei carrelli delle signore anziane. Proprio quelle che ti immagini chine sui fornelli a mescolare il ragù, con le mani odorose dell’aglio con cui hanno appena condito i sardoncini: sono loro le seguaci più fedeli dei «Quattro salti in padella» e le migliori clienti delle rosticcerie – e sì che sono care ammazzate.

Il «già pronto» non conquista le donne in carriera o le mamme che sfrecciano sul doppio binario casa-lavoro, e nemmeno gli studenti fuorisede – una busta di «quattro salti» ti sfama meno di un paio di piadine, e costa altrettanto – ma le nonne. Che magari nel weekend vestono lo «zinale» e officiano per figli e nipoti i riti ancestrali della sfoglia e del coniglio in porchetta, ma nei giorni feriali praticano con spregiudicatezza l’arte tutta contemporanea di spadellare il sofficino o resuscitare le lasagne a mezzo microonde.

E poi, quali sofficini e lasagne? Il rosticciere propone ogni giorno un nuovo itinerario fra le specialità di regioni italiane dove la signora non ha mai messo piede né dente: «Signora, oggi abbiamo il cacciucco, I knodel e il sartù, deve assaggiarli!». E dalla gastronomia sottozero le nonne accettano proposte anche più ardite, con nomi esotici e condimenti poco seri, che so, «cuccarelli broccoli e bottarga», «zuppa giuggiolona», «chili alla mexicana con tortilla light». Magari solo a pranzo – a cena si lessano due erbe, tanto per tenere buoni la bilancia e il dottore.

A settant’anni, da pensionate, avrebbero tutto il tempo per cucinare pasti decenti e nutrizionalmente bilanciati, ma cominciano a sospettare che cucinare ogni santo giorno pasti decenti e nutrizionalmente bilanciati sia una colossale rottura di marroni, e che valga la pena di spendere qualche soldo in più per un pasto moderatamente indecente e sbilanciato, che lascia le arterie un po’ più sporche e la cucina molto più pulita.

Tra le feste e i corsi di computer al centro sociale per anziani, l’assistenza a coetanei e parenti ospedalizzati, il volontariato in parrocchia, quel salto settimanale dalla parrucchiera per la messimpiega e il pedicure curativo di cui non si può più fare a meno, oggi una pantera grigia ha ben altro da fare che scrostare le pentole dei cannelloni – come dimostra la svolta gerontofila di «Uomini e donne», che ora punta su tronisti novantenni e corteggiatrici in calze anti-varici. E poi, via, dopo aver lavorato quarant’anni, mandato avanti una casa, sopportato un marito e allevato due o tre figli, una poveraccia avrà pure il diritto di spararsi una «zuppa giuggiolona» senza rimorsi?

http://www.liaceli.com/

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