E il popolo batte le trame dei giudici
Sanremo è sempre Sanremo
Il delfino dei Savoia pronto alla promozione: sarà il merluzzo di Palazzo Grazioli?
Appartengo a quella minoranza di italiani che si caverebbero un occhio piuttosto che vedere il Grande Fratello, che non sono tentati dal multiforme chiacchiericcio dei ballatoi informatici, che non si sentiranno in colpa per essersi persi Avatar. Inoltre, da quando sono preda dello “snobismo di certa sinistra” ho anche smesso di guardare il festival di Sanremo (Bersani non me ne vorrà), con due eccezioni di pochi minuti: per godermi Benigni, non ricordo quando; e l'anno scorso, per ammirare lo stile impeccabile dell'amico Umberto Calandrella, l'arcinoto ex Prefetto di Rimini, impegnato nelle premiazioni in veste di Commissario Straordinario della Città dei Fiori.
L'altra sera non ho dunque potuto solidarizzare in diretta col pubblico spernacchiante e con i poveri orchestrali, increduli per il verdetto a favore della goffa prestazione di “sua bassezza canterina” Emanuele Filiberto; la cui esibizione, in perfetta sintonia con una canzone idiota, è stata un'altra occasione per coprirsi di ridicolo e proseguire sull'invereconda strada del suo degno genitore (so che lo pensa anche quella squisita persona del monarchico Ruzzier).
Se le apparizioni televisive da “puffo ballerino” gli valsero la candidatura UDC del 2009, la performance di Sanremo merita la sua promozione da delfino di Casa Savoia a merluzzo (alias baccalà) di Palazzo Grazioli, aspirante successore di Apicella. Sì, perché il cocal-savoiardo è un beneficiario dell'italica fresconeria in campo canoro esattamente come Berlusconi lo è in quello politico: chi ha “orecchio da intenditore” si scompisci pure dal riderne, tanto a loro li vota “il popolo spettatore”. Alla faccia dei “giudici politicizzati”, siano la Giuria di Sanremo o la famigerata Procura di Milano, le cui «metastasi» stanno propagandosi a tutti i Palazzi di Giustizia d'Italia. Lo dimostra l'accanimento di queste ore contro San Bertolaso della Maddalena, solo perché dei «birbantelli» hanno fatto un po' di cresta a qualche spesuccia pubblica qua e là.
Il Gran Capo della Libertà è sconsolato da quest'ennesima pervicacia giudiziaria; lo si capiva dal tono piagnucoloso della sua telefonata-tv al raduno riccionese dei formigoniani. Per fortuna ci ha poi pensato il Cardinal Bertone a consolarlo, facendogli dono di qualche bel complimento e di un paio di fendenti al PD.
Politicamente parlando, certi notabili vaticani sono dotati di stomaco double-face. Se devono ingurgitare le pietanze del centrodestra digeriscono anche i sassi; basta che chi ha appena mandato “il negro fuori dalle balle”, o ha passato una notte a escort e champagne, o ha utilizzato la cosa pubblica per un affaruccio di famiglia, abbia l'accortezza di pronunciare la magica formuletta “primato della famiglia, difesa della vita”: per loro è meglio dell'Alka-Seltzer. Della cucina del centrosinistra trovano invece tutto indigesto, soprattutto ora che sono spariti i risini sciapi di Rutelli e le tisane lassative della Binetti.
PS Nel centrodestra riminese è in corso una fallosissima finale per stabilire chi, fra Renzi e Lombardi, torni in Regione o resti a casa. Renzi accusa Lombardi di aver ritoccato la foto del manifesto in cui, con le sembianze di un ragazzotto mescolato ad altri coetanei, ha l'aria di dire: “Quanto siamo fighi!” Lombardi ribatte che pure il poster dell'antagonista è ritoccato, perché mostra un Renzi che sorride; quando invece, l'ultima volta che lo videro sorridere, fu per l'elezione di Rauti a segretario del MSI.
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