Il teatro degli orrori: pathos rock
Intervista al frontman Pierpaolo Capovilla
A Ravenna il 27 febbraio
Il Teatro degli Orrori rappresenta in parte lo spin-off in lingua italiana degli One Dimensional Man. Verba cantant! Il nome palesa le proprie mire. "Ecco l'angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi…” Citazione di Artaud: la band si ispira al suo Teatro delle Crudeltà. Nel 2007 l’album ‘Dell’Impero delle Tenebre’è l’acclamato preludio all’ultimo ‘A sangue freddo’. Pierpaolo Capovilla ne è la voce, autore e qui nostro interlocutore.
Consacrati forse come la migliore band 2009 nella scena alternative italiana. Un riconoscimento che ti ha sorpreso?
“Ho sempre pensato che il successo sia la cifra della bontà delle cose che fai. Puoi fare la miglior musica del mondo, ma se non ti ascolta nessuno, che senso avrebbe? Perciò ti dirò che non sono sorpreso, me l'aspettavo e ci speravo anche. Detto questo, credo che non abbia molto senso stilare una classifica dei "migliori": sono così tante le realtà nella musica indipendente e mainstream, e così diverse fra loro. Il Teatro degli Orrori è sicuramente una di queste”.
La tua definizione di ‘A sangue freddo’?
“Giulio Favero ha fatto un gran lavoro di produzione, con pazienza e determinazione. Molto più meditato del precedente, è un album più classicamente rock, dai suoni potenti ma più definiti e dalla poetica vicina all'oggi, attenta alla società italiana e a ciò che è diventata in questi anni. Un disco meno letterario, se vuoi, e più politico”.
Nel giro di pochi mesi, due concerti al Bronson. Succede veramente a pochi.
“Tutti questi sold-out rappresentano la nostra più grande soddisfazione. Per noi il palcoscenico è la vita stessa, ciò che ci spinge ad essere noi stessi. Constatiamo con gioia che il nostro pubblico è diventato ampio e inter-generazionale e vedere giovanissimi accalcarsi sotto il palco e cantare ‘Majakovskij’, seguiti da numerosi quarantenni dalle facce stupite quando ascoltano il Padre Nostro, ci fa capire d'esser riusciti a toccare il cuore di molti, anche di coloro che da tempo aspettavano qualcosa di autentico. Non sono i dischi venduti, né il diventare famosi ed ammirati, ma l'amorevolezza e l'affetto del pubblico sono ciò a cui teniamo di più, nella convinzione che con della buona musica possiamo contribuire a migliorare la società in cui viviamo”.
Ci sono delle novità nella formazione.
“Il gruppo si è trasformato in quintetto. Al posto di Giulio, Tommaso Mantelli al basso e Nicola Manzan alla chitarra, tastiere e violino. Stiamo re-implementando il repertorio e rodando nuovamente la band. Questo continuo ri-debuttare è tanto snervante quanto avvincente. Ora abbiamo di fronte a noi un lunghissimo tour che ci impegnerà per tutto il 2010. E' la parte di questo terribile lavoro, più divertente. Ne vedrete, ma soprattutto sentirete, delle belle”.
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