Va in scena la crisi, la stagione s’accorcia
Da Broadway alla Riviera teatri in difficoltà: i big non bastano e le grandi produzioni arrivano se ci sono le repliche
Ma fanno ancora il tutto esaurito gli one man show
È calato definitivamente il sipario sul musical “Hairspray” e su altri otto show teatrali di Broadway. Per salvare altri spettacoli, i produttori sono pronti a trasferirsi in Cina. Per sopravvivere alcuni produttori di New York hanno imboccato la strada della Cina con cast completamente cinesi ed adattamenti in mandarino. I primi spettacoli di “Saranno Famosi” a Pechino hanno già fatto registrare il tutto esaurito, nonostante i biglietti spesso arrivino a costare l'equivalente di 187 dollari, più dello stipendio mensile di un lavoratore cinese medio. È la faccia della globalizzazione.
Ma la crisi interessa tutti. In Italia lo spettacolo incassa una flessione del pubblico (-0,58%) e della spesa (-4,8%), e il teatro deve fare i conti con debiti e mal funzionamento: è l’analisi che traccia l’Eurispes nel rapporto “Italia 2009”.
Ma la crisi è anche e soprattutto nelle idee, nei programmi. Mancano nuovi drammaturghi, innanzitutto. E il Teatro contemporaneo – quello che tempo fa veniva chiamato “di ricerca” - è ancora dedicato a spettatori di nicchia.
Mancano i progetti. E quelli che ci sono hanno legami troppo morbosi con il denaro. Così la crisi delle idee si ripercuote sul pubblico che, scoraggiato anche dai prezzi dei biglietti, sta lentamente abbandonando la platea.
Non bastano più i nomi celebri. E i cartelloni dei teatri annaspano. La colpa però va ricercata a monte: il palcoscenico è il prodotto finale, è - in sintesi – l’ultimo anello della filiera. Quello che viene messo in mostra. Nonostante il teatro Novelli di Rimini abbia il proprio pubblico fedele, la stagione che è sulla via della conclusione ha - nei turni A, B e C - solamente otto titoli: “Molto rumore per nulla – for nothing” di Shakesperare (Compagnia Lavia – Anagni); “L’appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamone portato in scena da Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli; Maurizio Micheli e Tullio Solenghi, ovvero “Italiani si nasce e noi lo nacquimo”; “Il birraio di Preston” di Andrea Camilleri; Massimo Popolizio in “Cyrano de Bergerac”; “Le signorine di Wilko”; “Roman e il suo cucciolo” (con Alessandro Gassman) e il goldoniano “La trilogia della villeggiatura” che vedrà impegnato lo straordinario Toni Servillo.
Il lavoro del direttore del Novelli Giampiero Piscaglia è ragguardevole. E le pièce proposte sono probabilmente il meglio che può offrire il mercato.
Il problema è principalmente uno solo: molte grandi produzioni chiedono – spesso a sproposito vista, spesso, la qualità - almeno una manciata di repliche. Ed è chiaro che tenere sul palco uno spettacolo per cinque giorni può essere una lama a doppio taglio, specie se il manico è dalla parte dello spettatore. Il problema delle repliche si ripercuote anche nella stagione di Cattolica: il teatro della Regina gestito da Simonetta Salvetti (unica donna della Romagna ad essere al timone di un teatro) offre due serate per ogni spettacolo in rassegna.
Così per “La presidentessa” diretta da Massimo Castri, così per “Amleto” diretto da Armando Pugliese e che vede sul palco Alessandro Preziosi e le musiche di Massive Attack.
Un cartellone a misura di scuola (oltre a Shakespeare, alla Regina anche Moliere e Sofocle), ma che deve subire sempre – in fase di programmazione - una prima scrematura: quella del numero delle repliche.
Vanno benissimo invece gli one man show, spesso mutuati dalla comicità televisiva. Attori che dai programmi si prestano al teatro, per una collezione di sold out che copre l’intera Romagna. Così non sorprende che Giuseppe Giacobazzi – che gioca in casa – abbia riempito sia il Novelli che la Regina.
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