RIMINI Mestieri meditativi: il coach esperienziale

RIMINI - Notizie Benessere - mer 08 ott 2008
di Redazione
[Intervista a Marco Tanda, consulente aziendale e problem solver, ideatore del metodo di formazione esperienziale] {Marco come nasce l’idea della formazione esperienziale?} L’idea nasce nel 2003 grazie alla mia esperienza di conduttore di gruppi di crescita personale e tecniche di meditazione. I partecipanti presentavano spesso problematiche legate ad un disagio che, pur avendo origine nella loro storia familiare o nella vita privata, si sviluppava in modo forte ed evidente nel mondo del lavoro: incomprensione, mancanza di dialogo, confusione nei ruoli, scarsa autostima, meritocrazia deviata, conflitto, mobbing. Situazioni che compromettono la produttività e generano forte insoddisfazione personale. Così viene fondata da me e dal mio socio Polo Novi ioè, una società di consulenza aziendale e formazione. {Che tecniche si utilizzano in formazione esperienziale?} Ho svolto per anni vari incarichi manageriali legati alla logistica e alle funzioni commerciali che mi hanno dato la possibilità di comprendere le cause strutturali per cui il “clima aziendale” non è salubre. A queste conoscenze ho aggiunto un bagaglio personale di training come formatore (PNL, counselling, primal) e l’amore per la musica. Molti degli esercizi che accompagnano le strutture della formazione esperienziale sono infatti ricchi di movimento, di suoni e di ritmo. Si va dal ballo all’interazione attraverso esperienze ed esercizi che riguardano i sensi e la percezione, dalla giocoleria alla meditazione in movimento. L’uso delle tecniche meditative innesca un processo di aiuto e autoanalisi che unisce e rende positivamente sensibile il gruppo. Come avviene il vostro intervento all’interno di una azienda? L’intervento avviene in tre fasi distinte: una fase interlocutoria nella quale incontriamo i responsabili di settore e/o la Direzione Risorse Umane HR per arrivare a conoscere le problematiche relative alle persone o al gruppo che verrà poi coinvolto nell’intervento. In questo incontro il coach deve instaurare un dialogo basato su rispetto reciproco e verità e deve essere pronto a usare le sue capacità intuitive rivolgendo al cliente domande di precisione. Segue la preparazione del progetto d’intervento con un questionario di analisi del clima interno. A questo punto si procede con la condivisione dello “stato reale delle cose” che prelude alla fase esperienziale vera e propria. Quest’ultima parte è la più efficace perché lavora sugli obiettivi personali e professionali e su un principio molto semplice: favorire l’empatia e la soluzione dei nodi relazionali. {In che cosa vi differenziate dalle altre aziende di formazione?} Domanda alla quale è difficile rispondere senza coinvolgerci emotivamente ma diremmo: buona organizzazione del lavoro, strumenti efficaci e veloci, attenzione alla sensibilità delle persone, un coinvolgimento attivo e continuo nel progetto, spiccate capacità intuitive e di analisi dei trainer. {Nel 2005 per lanciare la vostra attività avete organizzato a Rimini un evento al quale avete invitato il XIV Dalai Lama.} E’ stata una grande esperienza, molto profonda ed intensa. Con l’aiuto dell’associazione Italia-Tibet siamo riusciti a coinvolgere il Dalai Lama. Ha parlato, davanti a diecimila persone che hanno affollato il Parco XXV aprile, della sua esperienza di uomo, del suo rapporto con le emozioni, con la meditazione , con la gioia ed il dolore emozionando tutti e lasciando un dono di consapevolezza difficile da dimenticare.

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