Nel bazar della Rimini anni ‘50

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 10 feb 2010

E’ marchè ad San Francesch

Prima del mercato coperto e prima degli iper

Un mercato che molti riminesi hanno forse dimenticato, era l'Emporio nell'area dell'ex convento di San Francesco. Oggi su quell'area sorge il Mercato coperto, che venne inaugurato alla fine degli anni '60.

Con Guido, un ex commerciante di frutta e verdura che lavorava lì negli anni '50, abbiamo ricordato quei tempi, guardando vecchie foto in bianco e nero. Al Marchè ad San Francèsh, si vendevano i prodotti della campagne circostanti come la verdura, la frutta i polli, le uova, i conigli. Sembrava un mercato africano, con i banchi che tenevano le cose per terra senza nemmeno un riparo dalla pioggia o dal sole; solo pochi fortunati possedevano un box in legno ai margini del mercato, dove vendevano formaggi e salumi.

Le bancarelle aprivano con le prime luci dell'alba, quando le contadine arrivavano in bicicletta, anche da Riccione e Bellaria, con le loro merci. Si vedevano arrivare i primi motocarri a due posti, i rumorosissimi Moto Guzzi “Ercole”. con il pianale carico di prodotti, i primi furgoncini Ape (come quello che aveva Guido) o i tricicli con il rimorchio in lamiera. Si scaricavano allora le cassette di legno con la frutta e la verdura e le gabbie degli animali, insieme alle bilance da tavolo con i piatti in ottone o le vecchie stadere.

Gli animali, venivano uccisi al momento, pesati e venduti. Guido ricordava che il mercato era frequentato da tantissima gente e che spesso ci si pestava i piedi; la sporcizia e il disordine erano un po' dappertutto e alcuni banchi erano disposti male ed erano in precarie condizioni igieniche. Ad esempio alcuni contadini vendevano le rosole raccolte in campagna in ceste di vimini appoggiate al pavimento.

Non mancavano poi gli artigiani dediti agli antichi mestieri: c'era e rùdadein (l'arrotino di coltelli), Vito lustraschèrpi (il lustrascarpe), Pippo con i suoi bomboloni e i garzùn, i ragazzetti a volte anche maltrattati dai padroni dei banchi, che correvano su e giù. Al ritirarsi del mercato verso le 13, i poveri raccoglievano quello che trovavano per terra oppure approfittavano della generosità degli ambulanti che regalavano loro qualcosa da mangiare.

Guido mi raccontava che fare l'ambulante al mercato era molto duro, che ci si svegliava di notte per andare a lavorare, per poter preparare le cassette, scaricarle e prepararle alla vendita. Nel pomeriggio poi si andava dai contadini a comprare la merce. Si era occupati per tutto il giorno, ma ne valeva la pena perché si guadagnava bene. Guido mi diceva che sono tanti anche i bei ricordi, che il rapporto con gli altri venditori era basato sulla solidarietà e che spesso nascevano belle amicizie, anche perché non c'era il tempo per essere gelosi!

 

Claudio Cupi

 

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