Dell’amore e degli altri demoni di San Valentino

RIMINI - Notizie cultura - mer 10 feb 2010
di Lorella Barlaam

Piccolo prontuario biblioterapico

Come esorcizzare la parola più abusata di tutte

Febbraio è il mese di San Valentino, avverte “The school of life”, casa-madre della Biblioterapia. Ma se non riuscite a partecipare al Love weekend in programma a Bloomsbury, 70 Marchmont Street, nel letteratissimo quartiere londinese dove ha sede, ecco qualche rimedio di pronto impiego per sopravvivere all’inflazione della parola “amore”.

La sindrome “Amore e Morte” chiede una cura d’urto, come quella offerta da Arthur Schnitzler nei racconti brevi de “La fine dell’amore”, o Patrick Suskind nel saggio “Sull’amore, sulla morte”. Nel caso si scatenasse l’irresistibile tentazione di chiudersi in casa senza rispondere nemmeno al telefono, ne uscirete rinforzati attraverso la ricostituente lettura della “Trilogia d’amore e di guerra”, che riunisce tre dei più intensi romanzi di Abraham Yeoshua, magari aggiungendo “Vedi alla voce: amore” di David Grossman, libro impervio e toccante. Mentre “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcia Marquez allevia l’ipocondria, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Luis Sepulveda è un tonico corroborante per la terza età.

Riservato alle mogli di lungo corso, ”L’amore o quasi” di Catherine Dunne ravviva le malmaritate, mentre “L’amore paziente” di Anne Tyler seda e predispone alla comprensione e dell’ascolto. A chi avverte un irresistibile impulso alla fuga dalla coppia, “Amore liquido” di Zygmunt Bauman permette di metabolizzare la dissoluzione dei legami.

La persecuzione di un ex che non si dà per vinto sarà alleviata omeopaticamente da “L’amore fatale” di Ian McEwan, e una lettura appassionata e condivisa delle “Poesie d’amore” di Nazim Hikmet cicatrizzerà le ferite della relazione. “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” dell’essenziale Raymond Carver prosciuga gli eccessi verbali, “La storia dell’amore” di Nicole Kraus dà una lieve vertigine, “Amore mio infinito” di Aldo Nove è un coadiuvante nell’insorgere della nostalgia.

E a chi fosse in cerca di una blanda terapia anestetica, occorrerà rivolgersi senz’altro alle antenate di Bridget Jones, Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, alias Liala, da “Melodia dell’antico amore” a “Fiaba d’amore fra ieri e domani”, e a Delly, nome d’arte di Jeanne-Marie e Frédéric Petitjean de la Rosière: come ignorare “Un amore del tempo che fu” o “Più che il tuo amore”?

 

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