RIMINI La magia della cavèja

RIMINI - Notizie Borgo S. Andrea - mer 08 ott 2008
di Stefano Cicchetti
[Uno dei simboli della Romagna in una ricerca di Arnaldo Della Rosa] Cos’è la {cavéja}? Perché è diventata un simbolo della Romagna? Che significati magici aveva? Le risposte a queste domande sono tutte in un delizioso librettino di Arnaldo Della Rosa, “La cavéja nella cultura e tradizione popolare in Romagna”, edito da La Stamperia con il contributo di provincia di Rimini, comune di Santarcagelo, Fondazione Carim, Banca Malatestiana. Della Rosa, prosegue la ricerca iniziata da altre due pubblicazioni, “L’uomo e l’animale nella civiltà contadina” e “Le mani ruvide”, svelando i segreti dello “statoio o caviglia”, ovvero “lo strumento di ferro in forma di alberello che serviva a fissare il giogo al timone del carro agricolo (il plaustro)”. La {cavéja} era ornata con “anelle”, di numero variabile secondo le zone: una nel Riminese, tre a Ferrara, quattro e perfino sei a Forlì e Ravenna. Le funzioni magiche erano soprattutto nelle “anelle”: dal loro tintinnare si traevano auspici sui raccolti e sul sesso del nascituro, uomo o animale. O per stornare pericoli dalla famiglia, dagli animali e dai campi, come proteggere dal temporale, allontanare il folletto, scongiurare il malocchio. Il libretto è corredato da immagini delle magnifiche {cavéje} esposte al MET, il museo clementino degli usi e costumi della gente di Romagna.

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