Mi è venuto il parlòz

RIMINI - Notizie cultura - mer 10 feb 2010
di Stefano Cicchetti

Le nostre parole

Un vocabolo che scomparso dall’italiano che sopravvive nei dialetti

Se riguarda noi, implica indulgente compiacimento. Se tocca agli altri, suscita bonaria derisione. Che diventa tenerezza quando colpisce i bambini. E’ il parlóz, ovvero il colpo di sonno; l’equivalente del romanesco, ma oramai nazionale, abbiocco. Se i riminesi, specie dopo un lauto pranzo, is imparluzès, verso Ravenna interviene e’ palùg, da cui il verbo impalughìs. Una di quelle parole intime, famigliari, che non paiono trovare un’adeguata traduzione in italiano.

In realtà l’equivalente c’era e lo riportava anche la Crusca, ma è andato in disuso. Spiega infatti il “Vocabolario Romagnolo-Italiano” di Libero Ercolani (1994): «Impalughìs corrisponde al toscano appalugare (appisolarsi), all'umbro appaliginasse (addormentarsi) e si accosta all'aretino appliginare (vederci male, detto di chi guarda e non riesce a discernere). Il ravennate, del sec. XVII, è à palugar, cominciare a prendere sonno».

A Orciano di Pesaro per confessare un pisolino si dice m so impaluginàt. Ma c’è da dubitare che qualcuno, perfino in Toscana, quanto voglia parlare italiano usi ancora “appalugare”. Gli ultimi vocabolari che lo attestano risalgono a un secolo fa e sono testi di etimologia. I quali però servono a formulare un’ipotesi di parentela fra il parlòz e il palùg. Annotava il Pianigiani nel 1907: «Appalugarsi vale Incominciare ad addormentarsi e pare ad alcuno alterato dall’antico BALICÀRE tentennare, dondolare e indicherebbe quel movimento del capo che fa chi piglia sonno stando seduto; e BALICARE, dice lo Zambaldi, potrebbe forse avere la sua origine dalla radice BAN che è nella voce bandiera. Sembra invece però che questo verbo stia per AB-BARLUCIÀRE, BARLUGIÀRE (onde poi ABBARLUGIÀRE, APPALUGIÀRE) e non possa disgiungersi da una supposta forma BAR-LUCIO (=BARLUZZO) nel senso di luce fioca, quella che è tra il giorno e la notte (simile a Sbiluciare, che che suona talora nella bocca del volgo anche Sbilugiare, Sbalugiare): lo che porta al significato di Chiudere gli occhi sonnacchiosi alla fioca lùce del vespero».

Stando alla tesi dello studioso senese, la strada del parlòz e quella del palùg si sarebbe dunque separata in tempi remoti e per ignoti motivi. Mentre il termine riminese suona vicino al barluzzo delle parlate toscane, un avverbio indica “gli istanti fra giorno e notte”. Ancora il Pianigiani: «Barluzzo composto di BAR ( prefisso simile a BIS e DIS che ha un senso peggiorativo, di non perfetto) e il latino LUX luce mediante una forma quasi aggettivale LÚCEO, LÚCIO (cfr. lombardo BARLÜS = provenzale BELUGA scintilla): d’onde le forme diminutive non usate Barluzzolo, Barluzzico trasformate in Bruzzolo, Bruzzico». Il milanese ha anche un barlusènt per “luccicante”.

Barluzzo fu un personaggio vissuto in Val d’Elsa ai primi del ‘300. Purtroppo non sappiamo se dovesse il nome ad una forma augurale riferita alla luce, o a una certa sua tendenza all’intorpidimento: viene citato negli statuti del castello di Montagutolo solo come ex possessore di un’aia, che segnava un confine per i pascoli: «Neuno omo ne femmina non debbia pasturare né con capre né con pecore dal fossato d'Acqua calda al fossato del Broio, e infino a Salsa, e infino a Colle Benzoli, e infino a li olivi del Colle, e infino a 1'aia che fu di Barluzzo, e infino al fossato a la Casella, e infino…».

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - è