Lo shopping col partner, tomba dell’amore
Sofferenze femminili
Perché è cosa saggia lasciare a casa l’uomo mentre si fanno compere
Essere donna comporta una quota inevitabile di sofferenze psicofisiche, per lo più autoinflitte – la ceretta, i tacchi alti, l’assurda competizione con figone chiaramente siliconate e fotoritoccate, il cappuccino alla soia, eccetera. Ma cosa spinge una donna ad aggravare la sua già pesante soma di tormenti trascinandosi dietro il partner quando va a fare compere? Perché rovinarsi quello squisito momento di autogratificazione che è lo shopping, e inserire un terzo incomodo nella coppia perfetta formata da una ragazza e dal suo bancomat?
Okay, passi per le signore anziane che si portano dietro il coniuge ingrugnato quando vanno a fare la spesa al Conad: in questo caso è un’opera buona, tanto per staccare il nonno dal televisore e impedirsi di sedersi a tavola già alle dieci di mattina col tovagliolo al collo reclamando il pranzo. «Vuoi il puré o le zucchine trifolate?» gli chiede pazientemente la moglie, davanti al banco dell’ortofrutta, tentando di destare il suo interesse. Ma cosa ne sa lui? Puré, zucchine, gli va bene qualunque cosa, purché se la ritrovi pronta nel piatto per mezzogiorno in punto davanti alla tivù accesa.
A prescindere dall’età, questo è il dramma, per gli uomini che accompagnano le donne a far compere: vengono chiamati a dare un parere su cose di cui al maschio eterosessuale medio non gliene frega una mazza. «Mi sta meglio questo giacchino o l’altro?» (L’altro? Ma non era identico?) «Dici che questo copriletto si intonerà alle tende?» (Quali tende?) «Non ti sembra troppo secco questo profumo?» (Boh, a vederlo pare liquido come gli altri.) «Scelgo i cuissardes di vernice o i tronchetti scamosciati?» (Eh? Cosa? Aiuto!) Il poveretto annaspa, invoca un aiutino dalla commessa, che lo ricambia con un ghigno sadico: bello mio, non sei riuscito a smarcarti per andare a farti un giro nel più vicino negozio di cellulari o di videogiochi? Beh, adesso sono tutti cavoli tuoi. In genere si tratta di un neo-fidanzato, ancora innamorato e acquiescente, magari un po’ geloso; lei, dal canto suo, è ancora convinta che lui sia diverso dagli altri e preferisca davvero trascorrere il sabato pomeriggio a fare lo shopping consultant della sua dolce metà invece che a giocare a calcetto con gli amici. Ma dopo un mese, se è una ragazza di buon senso, capisce che le compere a due sono la tomba dell’amore, e torna a battere il centro in compagnia delle amiche o della mamma. E anche il fidanzato più innamorato si rende conto che per i nervi maschili è meno stressante assistere una donna in sala parto che in una boutique alla moda.
E quando, fra moltissimi anni, la sua compagna di vita gli chiederà davanti al banco dell’ortofrutta «puré o zucchine?», lui le risponderà: «Tronchetti scamosciati». Buon San Valentino a tutti!
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