Non serve studiare la geografia, tanto c'é tom tom
Riforme epocali
L’ultima speranza è che a governare ci vada la destra, quella vera
Chi l'ha detto che la sola preoccupazione del centrodestra sia “strologare” l'ampia varietà di trucchi giudiziari di cui Berlusconi ha bisogno come...il caviale? Magari l'unico scempio fosse a danno della “giustizia uguale per tutti”!
Prendiamo l'accoppiata Maroni-Sacconi. In tempi normali, i due bighellonerebbero per osterie a sfidarsi a briscola; invece oggi, da ministri quali incredibilmente sono, si dilettano ad inventare la “patente a punti” per gli immigrati. Ognuno dei quali avrà il suo libretto con un tot di punti e per conservarli dovrà dimostrare non solo di saper parlare e scrivere in buon italiano, ma di conoscere la Costituzione, la cultura, il sistema sanitario e fiscale del nostro Paese. Ogni tanto passerà un esamino e se risulterà impreparato perderà i punti e verrà rimandato: non a settembre, ma a calci in culo da dove è venuto. Passi per Sacconi, che del suo passato di socialista conserva la dimestichezza con la lingua italiana; è invece il colmo che a pretendere simili prestazioni dagli immigrati sia un gerarca della Lega, al cui interno ci si esprime per lo più a gesti e suoni gutturali, si irridono Costituzione e tricolore e, al solo udire la parola “cultura”, Borghezio corre a tirare lo sciacquone.
Che dire poi della “scolastica riforma del Menga” della Gelmini? Solo tagli voluti da Tremonti, più un capolavoro di ipocrisia: fingere che un quindicenne possa completare la scuola dell'obbligo facendo l'apprendista anzitempo.
Ai Grandi Magazzini della Libertà prosegue dunque la svendita di patacche berlusconiane che la Repubblica Italiana – grazie all'ignavia della “larga minoranza” di compiacenti o creduloni – sta pagando con l'assottigliarsi della sua democrazia. Lo so, la cosa andrebbe detta con più ponderazione, senza l'aria di avercela con i tanti “posseduti dal berlusconismo”, cercando anzi di capire dove nascano le suggestioni e le paure su cui si fonda il consenso a questo “Brezhnev miliardario” che ogni giorno fa sfoggio della sua padronale incontinenza. Ma dopo gli anni passati a tentar di rimanere nel recinto del “politicamente corretto”, oggi rivendico il diritto a concedermi qualche salutare “sfogo in libertà”. Arrivando perfino a dire che, se proprio non potrò presto rivedere la sinistra al governo, almeno vorrei vederci la destra: quella vera, con cui non aver nulla da spartire, ma che almeno parli il linguaggio della politica e non dei bassifondi o dell'avanspettacolo; che abbia per capo un avversario dignitoso, non un aspirante padrone d'Italia che alterna la protervia al fare giullaresco; come quando racconta ai poveri frati di Betlemme la barzelletta della Madonna incavolata perché avrebbe voluto che Gesù fosse una femminuccia. Diciamolo: chiunque altro l'avesse fatto, si sarebbe sorbito una chilometrica reprimenda dal bellicoso vescovo di San Marino, a cui “La Voce” conferisce una speciale licenza di sconfinamento pastorale nella Diocesi di Rimini.
P.S. Con Renato Capacci non furono solo rose e fiori “in illo tempore”, da “segretari dirimpettai” di PCI e PSI. La fierezza con cui ha rinunciato a chiudere con un'irrisoria ammenda la vicenda giudiziaria che avrebbe potuto lasciare un'ombra sulla sua correttezza professione, pretendendo invece essere processato e assolto, mi ha fatto venire una botta di nostalgia per una stagione politica in cui non era un optional essere “portatori sani” di un po' di coraggio civile.
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