Un Re Mida dei giorni nostri
Alex Britti a Radio Icaro
Tutto quello che fa gli riesce bene dal blues al pop
Com'è la vita con la sindrome del Re Mida, quando tutto quello che fai ti riesce solo ed esclusivamente bene? Alex Britti è un caso unico: a vent'anni mastica blues come pochi e gira l'Europa suonando insieme a fior di musicisti. A trenta si stufa di fare il fenomeno di culto e gli vien voglia, mica è un reato, di tirar su due soldi. Esce con un pezzo pop deliziosamente scemo (c'era una volta, o forse erano due, c'era una mucca, un asinello e un bue) che diventa la canzone dell'estate. Meteora da classifica? Bellimbusto senza spessore? Le sue canzoni, intanto, le canta pure Mina, e scusate se è poco. Intanto il tempo va, passano le ore, passano pure gli anni, passa pure una love story con la coscialunga dei primi 2000, la Luisona Corna (la sindrome del Re Mida...) ma Britti non passa di moda. C'è la voglia di guardarsi indietro (23, il suo ultimo album, prende il nome dal suo giorno di nascita) ma anche di non adagiarsi: “Ho cambiato quasi completamente la band – racconta a Radio Icaro – con musicisti trentenni, meno turnisti e più artisti, che non hanno ancora avuto il tempo di annoiarsi”. Consapevole che il pubblico va trattato bene: “Nei concerti faccio solo metà del nuovo album, i classici li suono. Anche a me, quando vado a sentire altri, piace ascoltare le canzoni più conosciute”. Ma senza dimenticare di essere un musicista, visto che siamo a carnevale, coi controfiocchetti: “Dopo il tour unplugged, questo sarà un po' più rock. Suono la mia chitarra acustica, ma con un'amplificazione elettrica”: Qualche dubbio su quel che uscirà dalle sue dita? Un Re Mida, resta sempre un Re Mida.
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