A chi piacciono i Granchi alla graticola

RIMINI - Notizie sport - mer 10 feb 2010
di Luca Ioli

 

La crisi del Basket Rimini

Dalle stelle alla stalle in quattro mesi: cronaca di una morte niente affatto annunciata

In questi quattro mesi intorno al Basket Rimini se ne sono sentite e viste di tutti i colori. Nell’ordine: è stata allestita in settembre con i soldi della Public Company una compagine di tutto rispetto che vince sette delle prime otto partite; è qui che parte l’annuncio dell’acquisto della società da parte di un gruppo di aziende facente capo a Luca Bergamini e sponsorizzato da Riviera Solare che dovrebbe coinvolgere Alberto Bucci come presidente e Riccardo Morandotti nello staff dirigenziale. Il passaggio di proprietà dovrebbe avvenire il 28 ottobre 2009 ed è garantito da un contratto, due assegni (uno da 400 mila euro e l’altro da 165 mila euro) e da un contratto di sponsorizzazione da 300 mila euro di Riviera Solare che si installa con il suo marchio sulle maglie della società. Il 28 ottobre non però succede nulla. Poi è un susseguirsi di continui ritardi nel passaggio di proprietà sino all’epilogo del 2 febbraio, quando il Presidente Braschi comunica che gli assegni sono scoperti: è stato tutto un bluff.

A chi croce addosso? A Braschi!

Intanto la squadra in tutto questo bailamme precipita a centro classifica, nonostante il presunto ingresso societario abbia portato addirittura all’inserimento di un giocatore valido come Pecile. Adriano Braschi non fa misteri nel dire che la Public Company non funzionava perché i soci dopo il primo anno di attività hanno iniziato a non concepire questa presenza come un impegno, ma come un aiuto che si poteva diminuire se non evitare. Al punto che il buon presidente sembrava più un sacrestano che chiede la questua piuttosto che un dirigente sportivo. Avere una società in mani solide significava per lui dare a Rimini l’opportunità di un futuro importante nel mondo dei canestri. In cambio, qualcuno gli ha dato perfino dello sprovveduto perché si è fidato di Bergamini. Chiariamo: se una persona che ha in mano non solo due contratti, ma anche due assegni firmati, non si deve fidare, quali altre garanzie deve avere? Un ostaggio cui tagliare la gola? Siamo troppo abituati all’impunità determinata dal nostro sistema fallato. E così, siccome chi non ottempera ai contratti e firma assegni per quasi 600 mila euro a vuoto non finisce al fresco il giorno dopo, ce la prendiamo con chi ha subito il danno. Diciamo le cose con nome e cognome: il responsabile di questa faccenda è Luca Bergamini. Giancarlo Grossi A.D. di Riviera Solare deve versare 300 mila euro di sponsorizzazione entro la fine del mese e lì valuteremo la congruità della persona. Alberto Bucci poteva essere più prudente nell’annunciare una operazione senza averne il titolo (ricordate la conferenza stampa da Vecchi?). In ogni modo, se Bergamini voleva iniziare con un approccio più soft, cioè annunciare solo la sponsorizzazione, bastava smentirlo e non assecondarlo. Ma non tiriamo in ballo Braschi, che è l’unico in questi anni ad aver tenuto la barra di una barca che faceva acqua. E qui veniamo all’altra faccia della medaglia: possibile che in una città come Rimini si aspetti sempre il salvatore della patria da fuori e non si arrivi mai ad una assunzione di responsabilità dalle nostre aziende del territorio?

E intanto tacciono i grandi nomi dell’economia riminese

Tacciono i grandi nomi che fanno affari in città, tacciono le banche (nonostante la realtà più blasonata del nostro basket sia di proprietà del Monte dei Paschi di Siena), tace il gruppo SCM mai impegnato nella realtà sportiva riminese e peraltro afflitto da ben altri crucci. E ancora, tace il gruppo Valentini del Mercatone Uno, tacciono le aziende che fanno capo all’imprenditore Morandi, tace il gruppo Marr, tace la Focchi spa, tace il gruppo Maggioli, tace il gruppo di abbigliamento facente capo a Taddei, tace Valleverde. Insomma, le uniche borse che negli ultimi anni si sono aperte per i nostri due sport maggiori sono state solo quelle di Cocif (Longiano) per il calcio e di Coopsette (Reggio Emilia) per il basket. Fa eccezione solo il baseball grazie al santarcangiolese Giorgio Corbelli, anche se la sua Telemarket ha sede a Brescia. Eppure non lontano, a Cesena, i maggiori imprenditori hanno costituito strumento operativo: una Srl finanziata dalle imprese che si confronta con il comune per gli eventi e le sponsorizzazioni ed il cui azionariato è delle aziende stesse. Non ci sono state novità negli ultimi colloqui con l’Amministrazione Comunale (che, tanto per chiarezza, non ha nessun dovere di mantenere lo sport professionistico in città). Quindi? Quindi un uomo solo al comando, Adriano Braschi. Con il compito proibitivo di rimediare 800 mila euro in tre mesi. Intanto a Rimini c’è qualche deficiente che lo sport lo intende così: dopo avere messo una bomba sotto la macchina di Ricchiuti (uno che poteva giocare in serie A cinque anni prima, se non avesse voluto rispettare un impegno d’onore con il Presidente Bellavista e con la città) si diverte a mettere teste di maiale davanti agli spogliatoi della Rimini Calcio. Storie non del basket, d’accordo, ma del calcio. Un mondo dove il presidente della FIGC Giancarlo Abete rispondendo a Fabio Capello, che notoriamente non capisce nulla di pallone, dice non che c’è un problema ultras in Italia. Qualcuno dica ad Abete che Udine è in Italia (domenica sette accoltellati presso lo stadio, fra cui tre poliziotti) e lo è perfino Roma (sempre domenica, tribune date alle fiamme all’Olimpico).

 

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