La macchina delle beffe

RIMINI - Notizie primo piano - mer 10 feb 2010
di Stefano Cicchetti

Il tormentato amore fra gli Italiani e l'automobile
Un paese dove oggi si incentiva quello che ieri era supertassato

Calcio e macchine: le più grandi passioni degli italiani. E le più grandi assenti dalla cultura italiana. Non solo i libri, ma neanche i film o le fiction, la pittura o la musica hanno mai prodotto qualcosa di notevole in questi campi; salvo rarissime eccezioni che vanno dai Futuristi a Luciano Ligabue. Dal che qualcuno deduce l'irrimediabile, sdegnoso distacco dei nostri artisti e intellettuali dal mondo che li circonda.
Ma forse si può azzardare un'altra spiegazione, che viene suggerita proprio da quanto ci succede intorno. La passione ce l'abbiamo eccome e rasenta la manìa, ma nessuno di noi, colto o illetterato che sia, è proprio capace di fabbricarci sopra una "cultura".
Prendiamo l'automobile. Ci viviamo praticamente dentro, ma cosa ne sappiamo? Di sicuro, dimostriamo solo vaghe idee sui guai provocati da un suo uso scorretto. Danni in soldi. Morte. Calamità che non si verificano solo in quell'universo a noi ignoto e incomprensibile rappresentato dagli "altri" - pedoni, ciclisti, motociclisti, automobilisti come noi, i nostri passeggeri - ma anche a noi stessi e perfino alla nostra adorata vettura.
Basta guardare le strade. Le frecce, abolite; o meglio, servono solo quando si sta per commettere qualche gigantesca cretinata: inversioni a U, sorpassi illeciti o quando parcheggiamo sul marciapiede. I limiti di velocità, grazie al gps che ci segnala gli autovelox, servono solo ad aumentare il piacere di violarli. Le isole pedonali e le piste ciclabili invece fomentano la nostre frustrazioni, impedendoci di arrivare su quattro ruote fino al divano di casa.
A questo comune sentire si sono debitamente adeguate le politiche dei nostri governanti. Per un amore smisurato si è disposti a tutto, quindi al cittadino automobilista niente è stato risparmiato, soprattutto dal fisco e dalla burocrazia. E così per decenni abbiamo avuto i balzelli più fantasiosi (qualcuno ricorda quello sull'autoradio?), le procedure più astruse e costose su immatricolazioni e passaggi di proprietà, controlli della sicurezza stradale tarati sulle necessità finanziare degli enti pubblici.
E siccome un innamorato ha anche la memoria corta, il legislatore si è potuto permettere paradossi davvero sublimi. Per esempio, oggi è tutto un fiorire di agevolazioni per le auto a metano e gpl, che inquinano meno e il cui carburante è meno costoso, con effetti positivi anche per la bilancia commerciale. Eppure negli anni '70, in piena crisi petrolifera, quando i prezzi della benzina crescevano a dismisura, cosa si scolpì sulla stessa Gazzetta Ufficiale che oggi annuncia gli "eco-incentivi"? Il superbollo proprio per metano e gpl! Introdotto nel 1978 e raddoppiato nell'87, nonostante l'inquinamento fosse già un bel problema. Ma i petrolieri rischiavano di vedere calare i profitti sulla benzina, quindi col classico piccione si colsero due fave: quella delle lobbies e quella dell'erario. Anzi tre, perché ferocemente superbollate furono anche le auto diesel: qui c'era invece da tener buona la Fiat, che non aveva ancora motorizzazioni a gasolio da immettere sul mercato.
Ma sono storie vecchie, oggi siamo tutti eco-compatibili. Cioè, dal punto di vista ecologico, veramente degni di compassione. Tant'è vero che non potremmo più permetterci altre auto, non sapendo dove metterle. Ma nemmeno possiamo smettere di comprarle, altrimenti l'industria nazionale va a rotoli. O all'estero.

 

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