Le vicende umane del grande storico nella Rimini dell’Ottocento

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 27 gen 2010
di Claudio Costantini

Il libro di Romano Ricciotti “Luigi Tonini Riminese”

Una vita non facile in una città molto più povera, ma ugualmente distratta verso le sue memorie

Difficilmente chi vuol raccontare la storia della nostra città, sia semplice cronista o storico, può prescindere dagli scritti e dalle ricerche di Luigi Tonini. I suoi studi coprono l’intera storia di Rimini dall’epoca romana fino al 1874 anno della sua morte. Uno studioso insigne, un appassionato archeologo di cui si apprezza e si usa a piene mani l’opera, in primo luogo i sei volumi della sua “Storia civile e sacra di Rimini”. Uno storico la cui fama travalica i confini cittadini. Di lui si parla solo attraverso i suoi lavori, ma poco “è stato scritto della sua vita, di riminese, di cristiano, di patriota”. Romano Ricciotti con il suo libro “Luigi Tonini riminese”, edizioni Panozzo, collana “Quaderni di Ariminum” ci parla dell’uomo, anche se lo studio e la ricerca sono una costante imprescindibile nella sua vita. Percorrendo questo cammino troviamo come sfondo la Rimini dell’Ottocento assai diversa dall’attuale: “...era una città povera e scarsamente popolata (poco più di 15000 anime)... Torme di ragazzi percorrevano le strade sterrate e fangose dedicandosi al furto...”. Non amava i viaggi, non si allontanò mai dalla sua città, lui archeologo di fama non si recò mai a Roma. Ebbe una vita assai triste, giovinetto perse i genitori, sposò Anna Bresciani, ebbe 11 figli, di nove ne vide la morte, fu bibliotecario della Gambalunga, professore al Liceo. RicciotTi riesce a consegnarci una biografia di Tonini - opera non facile vista la sobrietà della vita dello storico - ricca di spunti per capire l’uomo, la città e l’epoca in cui è vissuto. Leggendo il libro ci si apre una strada per addentrarci nei sui studi. Alla sua scomparsa, ci riferisce Ricciotti, si mise solo una lapide sotto il Municipio, nessun busto marmoreo, costava troppo. Il centenario delle sua morte, fu ignorato dalla città e nemmeno si sa più dove sia la sua tomba, anche la scuola a lui dedicata ha cambiato nome. Ma Luigi Tonini conosceva i riminesi e non si sarebbe più di tanto stupito: “Basso estimatore di sé e dei suoi, tien da molto il forestiere...”.

Nella biblioteca Gambalunga vi sono ancora venti faldoni di suoi manoscritti da aprire, con la cura dello studioso. In appendice al libro vi sono i compendi di due scritti di Tonini, “La guida del forestiere nella città di Rimini” ora nell’edizione anastatica dell’editore Luisè e il dotto opuscolo“Le tasse pagate dai riminesi nel XIV secolo” un contributo alla storia del diritto tributario. 

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