Noi, bambini della Castellaccia

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 27 gen 2010

Rione Clodio

Quando penso alla mia infanzia in via Clodia mi vengono in mente un sacco di bei ricordi. La gente si accontentava di poco, il benessere era limitato, le persone avevano modi un po' rudi e a volte assistevo a litigi per le strade, si sentivano pettegolezzi che erano sulla bocca di tutti ma nonostante questo ci si voleva bene e regnava un senso di solidarietà. Se un vicino stava male tutti si improvvisavano dottori e farmacisti. Ricordo, che quando una donna doveva partorire tutte le donne del vicinato si preoccupavano per lei. Se una persona anziana aveva bisogno d'assistenza anche noi bambini ci prestavamo. Anche nella vita domestica, ci si aiutava molto e si urlava dalle finestre: “t’è na muliga ad pevre?, t’è un po' ad zvolla?”, a cui seguivano lanci di pacchetti dalle finestre! Quando i miei nonni non erano a casa, la Dina mi insegnava a cucinare piatti semplici, come la pasta in bianco e mi ripeteva sempre: “T’è da imparè, belo!”.

Nonostante le condizioni economiche modeste, la gente mi sembrava più serena e ci si divertiva anche a farsi scherzi. Vivevo e giocavo in queste anguste vie con le case basse e umide e le piazzette nascoste, dove il giardino Ferrari era il luogo d'incontro di tutti, bambini e adulti.

Noi bambini ci adattavamo molto dato che la televisione non c'era in casa: a volte si andava a vedere “Lascia o raddoppia” con Mike Bongiorno a casa d'altri. D'inverno, si giocava a tombola dal prete insieme alle mamme, io andavo con mia nonna. D'estate gli adulti si mettevano seduti con le sedie davanti a casa per fè du paroli, mentre io con il nonno andavo spesso al bar del Borgo San Giuliano o sulla palata.

Naturalmente dovevamo anche studiare e allora ci si arruffianava un amico per chiedere aiuto nei compiti di scuola e spesso questa persona diventava l'amico del cuore. Il pomeriggio si andava all'oratorio per fare catechismo e ricordo che durante le spiegazioni io leggevo i fumetti come Alan Ford (dato che i videogiochi non esistevano). Il nostro negozio di fiducia era lo storico gestito da più di cinquant’anni dalla famiglia Silvegni, che tuttora lo conduce: dopo averli letti, li riportavo da loro, che poi li rivendevano usati.

 

Claudio Cupi

 

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