Nella mia testa non si entra senza bussare
Perché dobbiamo tenere occupati dei neuroni inutilmente?
Come difendere la proprietà privata più importante
L'altro giorno parlavo con mio cugino e a un certo punto è venuta fuori l'Alfa Romeo Arna. Pochi se la ricordano, ma non tutti l'hanno dimenticata. Uno degli ultimi parti dell'industria automobilistica di stato, prodotta assieme alla Nissan, vinse il premio di auto più brutta in un sondaggio del Sole24Ore del 2008.
Ebbene, non appena il discorso cade sulla sfigatissima Arna, mi torna in mente il suo altrettanto goffo slogan "Chilometrissima Arna". Era l'epoca in cui l'advertising italiano giocava con gli aggettivi (la Fiat Uno fu lanciata con gli slogan "Uno è comodosa", "Uno è risparmiosa", "Uno è scattosa").
Ma non è questo che mi è venuto in mente dopo.
Quello che mi è venuto da pensare è che, per tutti questi anni, lo slogan "Chilometrissima Arna" è stato da qualche parte nel mio cervello.
Oggi molti scienziati hanno criticato l'idea che la memoria sia un magazzino con uno spazio magari grande ma limitato, cioè che si possa riempire finché non ci entra più niente. Tuttavia, tuttavia, ricordo anche una citazione di Sherlock Holmes dal romanzo Uno studio in rosso: "io ritengo che il cervello umano sia originariamente come una piccola soffitta vuota, che dobbiamo riempire con mobili che scegliamo noi. [...] E' un errore pensare che questa stanzetta abbia muri elastici e possa allargarsi senza limiti. A causa di questa limitazione arriva il momento in cui per ogni aggiunta di conoscenza dimentichiamo qualcosa che prima conoscevamo."
Certamente dall'epoca di Conan Doyle forse la metafora del cervello da stanzetta è diventata un immenso hard disk, forse molti ricordi sono smontati e ridotti a operazioni e occupano meno posto ma, insomma, per quante cellule e sinapsi possa avere, il cervello è limitato. Può ricordare tanto, tantissimo, ma non tutto. E sicuramente ricordare qualcosa impedisce di ricordarne un'altra. Se non altro per il tempo di attenzione che abbiamo dedicato a quella comunicazione.
E dunque, qualcuno mi ha messo nel cervello "chilometrissima Arna" per almeno 27 anni (è uscita nel 1983) ed è rimasta lì, occupando neuroni o sinapsi, senza rendere niente né a me né all'Alfa Romeo, la quale nel frattempo è diventata Fiat, senza servire a nulla se non ad emergere stupidamente nella conversazione con mio cugino 27 anni dopo. E magari, per ricordare “Chilometrissima Arna” non riesco a ricordare per intero “L'infinito” di Leopardi. Con un grave danno: ripetere a me stesso una delle più belle poesie mai scritte mi dà una sensazione di immenso piacere. Declamarla ad altri potrebbe creare una mia migliore immagine sociale. Insomma, se potessi dimostrare che lo stupido slogan ha creato un danno irreparabile nella mia salute mentale e nella vita sociale potrei denunciare chi mi ha insinuato la pubblicità nel cervello.
Ma quanta della nostra memoria è stata occupata con astuzia e prepotenza dalla pubblicità?
Se solo ci penso, gli slogan saltano fuori come pulci da un materasso polveroso. Mi ricordo persino la Brillantina Linetti. Quella dell'infallibile ispettore Rock. Non ho mai comprato né brillantina né Alfa Romeo. Perciò, in termini di economia, non ho goduto di nessuno dei vantaggi che la comunicazione commerciale avrebbe potuto offrirmi. La mia memoria è stata in gran parte occupata da aziende che non avevo invitato e che non hanno pagato nulla per l'affitto.
Un giorno, quando si troverà il modo di scansionare il cervello e vedere quanta parte è stata sequestrata abusivamente, sicuramente negli Stati Uniti qualcuno chiederà i danni. E sarà risarcito come quelli che hanno denunciato la Philip Morris.
Seth Godin ha definito il marketing tradizionale 'interruption marketing' proprio perché cattura l'attenzione delle persone con una comunicazione invasiva. Godin afferma che oggi appare sempre più inaccettabile. Penso davvero che tra qualche anno ricorderemo quando stavamo seduti immobili davanti a uno schermo dal quale ci mitragliavano slogan ossessivi mentre ci mostravano immagini subliminali sfarfallanti. Che qualcuno possa assoggettarti a un messaggio senza chiederti il permesso è effettivamente piuttosto barbaro. Certamente, è stato accettato dagli anni 40-50 perché era un periodo allegro, il benessere si diffondeva, alla gente piaceva ascoltare e vedere spot curiosi e divertenti, era bello comprare la lavatrice a rate. Ma nel nuovo millennio, la difesa della proprietà del nostro cervello diventerà una questione di prima importanza. “Nel mio cervello faccio entrare solo i messaggi che chiedono il permesso. Quelli che mi rispettano”.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




