Una domenica con Sua maestą il Maiale
La vendita di prodotti andrà a favore dello IOR
Piazza Cavour diventa un’aia contadina per la seconda edizione della manifestazione promossa dal Consorzio Verde e Sole
Domenica 7 febbraio, dalle 10 alle 21, in piazza Cavour a Rimini torna “e’ baghin in tla piaza”, la seconda edizione della giornata dedicata a Sua maestà il Maiale, promossa dal Consorzio Macellerie Verde e Sole. Un Carnevale in anticipo, con ingresso gratuito e aperto a tutti: la scorsa edizione aveva riempito di profumi appetitosi e stuzzicanti e di un pubblico curioso la Vecchia Pescheria, dove una volta c’erano le macellerie storiche di Rimini. Quest’anno sarà tutta la piazza a trasformarsi in un’aia contadina, come quelle dove una volta ci si trovava per il rito della “smettitura” del maiale di casa. Per assistere in diretta alla produzione di braciole, salami, salsicce, cotechini e ciccioli, assaggiarli e magari comprarli, per portare a casa un prodotto preparato con una sapienza antica, che va all’allevamento dei maiali alla lavorazione della carne, alla preparazione dei salumi.
Il ricavato della vendita dei prodotti, anche quest’anno, andrà allo IOR. All’insegna della cultura gastronomica del territorio anche lo spazio riservato ai prodotti PiùRimini.
E siccome l’appetito vien mangiando, uno stand enogastronomico, a cura del Consorzio Verde e Sole, preparerà per tutto il giorno i cibi golosi della tradizione, come la piada con salame cotto o prosciutto e i piatti “della festa”: dai maltagliati fagioli e cotiche alle tagliatelle alla salsiccia romagnola, e la grigliata con piada e vino. Per chi ha voglia di sapori antichi, legati alle domeniche sazie dell’infanzia.
Oltre a uno spazio per i giochi di una volta, allestito dal Ludobus, con animazione a tema per tutta la famiglia, nell’angolo della “veglia” saranno narrate antiche storie e favole. A creare l’atmosfera, anche il corteo di animali addomesticati di Toma Pastore: oche e caprette e galline e asini, che daranno la possibilità ai bambini di entrare in contatto con quelli che erano gli animali familiari, “una volta” allevati nel cortile di casa, di cui oggi nelle città non c’è modo di fare esperienza, e di farsi fotografare insieme all’animale preferito. La festa del baghino ha radici profonde, da noi. Quello del maiale nella nostra zona era un allevamento piccolo e diffuso in tutte le famiglie contadine, e costituiva una fonte preziosa di proteine per tutto l’anno. Del baghino “non si buttava via niente”, dal sangue, recuperato per il migliaccio, alla carne, al grasso, sfrigolante nei ciccioli e fuso per dare lo strutto, che caratterizza la nostra cultura gastronomica, tra la cultura dell’olio al sud e quella del burro a nord.
Il porcile era ricavato a lato della casa, ed erano le arzdore nutrire il baghino, che diventava “un d’la fameja”. Anche per questo la macellazione del suino diventava un rito: il baghino era sotto la protezione di Sant’Antonio Abate, spesso raffigurato con un maiale accanto, e la festa del Santo, il 17 gennaio, giorno ancora oggi dedicato alla benedizione degli animali, era una data tradizionale per la “smettitura”, che avveniva comunque tra novembre e gennaio, in un giorno freddissimo di luna calante o nuova. “E’ baghin in tla piaza” vuole rievocare quel mondo di buone carni nostrane, radice della moderna produzione, che ha in più la sicurezza delle moderne tecniche di allevamento e lavorazione.
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