Edelweiss Rodriguez una vita sul ring prima con i guantoni poi da arbitro

RIMINI - Notizie sport - mer 13 gen 2010
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport

Con lui sul quadrato i pugili si sentivano protetti

Figlio di quell’ Edelweiss Rodriguez che resta una vera leggenda della boxe riminese, Edelweiss junior, ha respirato, fin dall’infanzia l’aria pesante della palestra; un’aria impregnata di sudore, di muffa, di linimento canforato. Lo sport, nel suo piccolo, è un problema di vocazione, per lui no. Per lui è stata una inevitabile scelta. Nell’immediato secondo dopoguerra (Edelweiss Rodriguez jr è nato nel 1937) i giovani, usciti dagli stenti, volendo dimenticare gli spaventi, al ritmo del rock and roll, si gettarono con impeto verso le discipline sportive. Rifiorirono le corse ciclistiche, si tornò a giocare il pallone su ignobili spianate e le palestre pugilistiche ripresero a funzionare a pieno ritmo. Il giovane Edelweiss, con poca voglia di studiare si decise a varcare la soglia della palestra del Dopolavoro Ferroviario dove, ad accoglierlo, trovò Guido Fabbri (E Barboun), Dauro Tamburini e soprattutto Aroldo Montanari che era un vero e proprio mito vivente. Era il 1951. C’era stato il ritorno sul ring di Duilio Bianchini che spendeva gli ultimi spiccioli della sua feroce classe. Nell’ambiente il giovane Rodriguez venne coccolato, gli amici di suo padre che gli facevano da maestri erano, con lui, prodighi di consigli, consigli ed attenzioni che trovavano un fertile terreno in quell’atleta coraggioso dal carattere faceto ma nello stesso tempo sfrontato e ribelle. Il debutto avvenne ad Urbino nella categoria welter . Fu una vittoria. A questo successo ne seguirono altri sei, tra i quali la vittoria per KO alla prima ripresa contro Bizzocchi. Era il novembre 1953. La località Cesena e l’incontro fungeva da sottoclou alla sfida tra Imbsweller e Milandri. Quindi vennero le vittorie (quasi tutte per knock-out) su Valmori , Ragazzini, Benini, Pinna, Segni. Ma la malasania della sorte lo inviluppò facendolo cadere in un laccio del diavolo. Una polmonite, non subitaneamente diagnosticata, degenerò in pleurite. Ma da quell’incidente il giovane Rodriguez riuscì a venirne fuori ma dello scattante, muscolato pugilista non si scorgeva più traccia Si impiegò nell’attività di famiglia vendendo giornali. Tuttavia l’antica passione del pugilato; il vecchio tarlo, cominciò a farsi risentire. Rodriguez, accarezzò l’idea di diventare arbitro. Aiutato da Tamagnini, il factotum della Libertas Boxe, s’iscrisse ad un corso che si teneva a Bologna e nel giro di tre mesi ottenne il patentino e da quel momento cominciò a salire sui rings. Ritrovato l’elemento a lui famigliare Edelweiss Rodriguez, iniziò da arbitro, una personale crociata affinchè il regolamento venisse rigorosamente applicato. Troppo, a suo parere, si concedeva all’improvvisazione, all’estro, alle combines. Certo, in questa volontà di cambiamento c’era il desiderio di ricondurre i matchs sul sentiero della originaria autenticità, a quella purezza che era un residuo della sua lontana adolescenza. L’ambiente gli fu ostile. Si battè. Molte sue istanze vennero accettate anche se il più delle volte, la sua, fu una lotta contro mulini a vento. Sul ring fu veramente bravo. A giudizio di Gino Brocchi, uno che di boxe se ne intende sicuramente, Edelweiss Rodriguez è stato uno dei migliori arbitri italiani (se non il migliore) di questo ultimo ventennio. Con lui sul quadrato i pugili si sentivano protetti. Non accettò mai compromessi. Questo suo essere irremovibile e rigoroso gli precluse una carriera importante. Ma non è di questo, tuttavia, che Rodriguez si rattrista. Ciò che gli fa dispiacere è vedere come si è ridotto oggi lo sport del pugilato. Nonostante tutto si batte ancora nella disperata illusione che tutto torni come un tempo.

 

commenti

SCRIVI COMMENTO Nome
email
Titolo
Commento
I commenti verranno pubblicati salvo approvazione da parte della Redazione di Chiamamicittā
Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2010  - č