Le opere d’arte nascoste dal tempo
“La chiesa riminese dei Santi Bartolomeo e Marino detta di Santa Rita” scritto e curato da Pier Giorgi Pasini
Tra i tesori da ammirare anche il coro ligneo del quattrocento
Una chiesa, quella di Santa Rita a Rimini in piazza Gramsci, dall’aspetto esteriore modesto, semplice che però al suo interno custodisce tesori dell’arte. Un luogo assai frequentato dai devoti della santa che là si raccolgono a pregare. Le pareti, l’abside, i quadri erano coperti della grigia patina del tempo. Nel 2005 cominciarono i restauri e questi svelarono ben presto la bellezza degli affreschi, delle tele, degli scranni in legno di noce del coro quattrocentesco e dell’organo del settecento. I risultati che ognuno può costatare con i propri occhi, sono stati documentati in un bel libro “La chiesa riminese dei Santi Bartolomeo e Marino detta di Santa Rita”scritto e curato da Pier Giorgio Pasini, edito da Minerva edizioni con il contributo della Banca Carim e Fondazione Cassa di Risparmio. Pasini oltre a spiegarci l’origine dei dipinti e degli affreschi e l’arte dei loro autori, traccia la storia millenaria della chiesa che forse non molti conoscono a Rimini a cominciare dal nome. In origine la chiesa fu dedicata a San Marino. Il santo originario della Dalmazia approdò a Rimini come scalpellino nel 257 per lavorare al restauro delle mura romane e qui visse per lungo tempo prima di chiudersi nell’eremitaggio sul monte Titano. Si ha notizia dell’esistenza della chiesa nel XII secolo, quindi sicuramente la sua costruzione è più antica. In età napoleonica si aggiunse al nome di San Marino quello di San Bartolomeo e nel 1925 quello di Santa Rita. Passò nei secoli nelle mani di diversi ordini religiosi fino ai canonici Lateranensi per volere di Sigismondo nel 1457. La chiesa negli anni successivi fu arricchita e impreziosita con tele e affreschi realizzati da importanti artisti romagnoli e di altre parti d’Italia. Giovanni Laurentini detto L’Arrigoni realizzò una delle sue prime tele San Michele Arcangelo, Zeno da Verona dipinse La Vergine incoronata, l’icona per l’altar maggiore, oggi a Genga, il riminese Bartolomeo Coda La vergine in trono con bambino . L’artista a cui si devono le quattro tele dell’abside (la storia di Marino) e gli affreschi della volta dell’abside e del presbiterio che dopo il restauro sono ritornano a splendere nella loro bellezza, è Giorgio Picchi di Urbania. Un raffinato pittore che lavorò a Rimini per quasi venti anni fin dopo il 1604. Leggendo il libro di Pasini si rivive la storia e la trasformazione di un luogo, di una città che ci ha lasciato come testimoni del suo passato ponti, archi, anfiteatri, chiese, castelli, quadri e affreschi. Sono molte altre le opere da ammirare nella chiesa come il coro ligneo del quattrocento o l’altare delle stesso periodo e per meglio apprezzarne l’arte è utile leggere il libro di Pasini e recarsi di persona alla chiesa di San Marino, San Bartolomeo e Santa Rita. In questi anni a Rimini si è cercato di recuperare quanto resta del passato - Santa Rita è riuscita a sopravvivere a quattro terremoti e una guerra - il lavoro però è ancora lungo e molte altre sono le cose da valorizzare e scoprire.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




