L'ereditą di Cicciolina
Il partito dell’amore e la pratica dell’odio
Però almeno Ilona e Moana non erano razziste
Forse è colpa dell'Epifania che, insieme a tutte le feste che proverbialmente si porta via, quest'anno deve aver trafugato anche le ultime scorte di bontà che il Natale riesce a procurarsi con sempre maggior fatica. Così, mentre scrivo, a Rosarno è in pieno svolgimento il tentativo di “mattanza dei negri”, ordinato dalla 'ndrangheta -il vero governo del territorio- i cui capi considerano quelle migliaia di disgraziati una loro proprietà commerciale. Per decenni li hanno offerti come manodopera a prezzi stracciati alla “brava gente” che coltiva il pomodoro; oggi che invece vogliono disfarsene, per rimpiazzarli con rumeni più malleabili e meno costosi, arruolano la medesima “brava gente” perché li vada a massacrare.
A questo punto ci si immaginerebbe uno Stato che combatta con durezza i fautori di tanta violenza, compresa naturalmente quella ascrivibile ad un manipolo di extracomunitari, molti dei quali -lo si capisce bene- agiscono agli ordini della 'ndrangheta stessa. Invece lo Stato che fa? Prima ripete con il suo caricaturale ministro degli Interni il ritornello della «troppa tolleranza verso i clandestini», cavallo di battaglia del razzismo legaiolo; dopo di che invia sì i poliziotti, ma a “deportare” quei poveretti: non importa dove, basta che sgombrino in fretta l'orrendo casermone che fungeva loro da squallido dormitorio, perché sulle sue macerie la criminalità possa magari far sorgere qualcosa di più remunerativo.
Ma niente paura: nella Casa del Grande Fratello della Libertà c'è chi pensa a dare un tetto agli extracomunitari. Si tratta di un'incocalita ragazzotta dall'eloquio stentato che è solita deliziarci con le sue mediocri “gelminate”; l'ultima delle quali, appunto, fissa al 30% “il tetto” degli alunni stranieri che ogni classe potrà sopportare senza che ne venga compromessa “l'italiana purezza”. Va detto che nell'aggettivo “italiana” vi è tutto il doloroso compromesso a cui ha dovuto assoggettarsi la Lega; ma quando in Pirlandia, o Padania che dir si voglia, arriverà il sospirato federalismo (il primo d'aprile o l'ultimo giorno di carnevale, chissà?), con la sua bella “scuola padanica”, nel tetto di quell'inquinante 30% verranno finalmente compresi anche i “terroni italiani” provenienti da fuori Nord-Est.
Meno male che a compensare tutta questa dilagante crudeltà c'è il Berlusconi “risorto latte e miele” dopo il lancio della Madonnina in faccia subito un mese fa; per il quale, a scanso di equivoci, va ribadita la più ferma deprecazione, pur riconoscendo che mai gesto violento fu così provvidenziale, come dimostra il processo di “beatificazione” scaturito da quel labbro incerottato.
Certo, a dare una mano all'operazione neo-buonista di Berlusconi ci ha pensato, come sempre, l'elefantiasi politica di Di Pietro, supportato dal suo meritato delfino De Magistris. Né le è stata d'intralcio la prolungata apnea in cui versa il PD, interrotta solo da fugaci performances quali il “va avanti tu che mi scappa da ridere” per la candidatura a Presidente del Lazio, o la faticosa competizione per assicurarsi l'ultimo posto già nella griglia di partenza delle prossime elezioni in Puglia.
Così, d'ora in avanti, si dovrà fare i conti con quel “partito dell'amore” che fu già di Cicciolina e Moana Pozzi, ma che oggi Berlusconi -diciamo così- ci ripropone da vestito.
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