Natale con gli occhi a mandorla
Avete fatto caso da dove vengono regali e decorazioni?
Ormai senza il Made in China riusciremmo a festeggiare ben poco
Si può discutere del fatto che il Natale ci renda tutti più buoni. Ma una cosa è certa: le feste di fine anno ci rendono tutti più cinesi. Dopo ogni Epifania, ognuno di noi si ritrova in casa mezza tonnellata di Cina in più, fra giocattoli, piccoli elettrodomestici e chincaglieria varia. Del resto era cinese anche tutto l'apparato di decorazioni natalizie, dall'albero sintetico alle ghirlande luminose, per non parlare degli addobbi - ebbene sì, anche la stellina di legno in stile tirolese che abbiamo comprato al mercatino natalizio di Vipiteno da una graziosa Fraulein in costume tipico, anche quella è «made in Prc», che non significa «puro rovere carinziano», ma People's Republic of China. Pure il carillon con Babbo Natale che balla il Valzer delle candele con le renne, pure le statuine del presepe, e perfino la tovaglietta rossa ricamata con i fiocchi di neve.
Le uniche cose presumibilmente non cinesi erano il panettone, i cappelletti e il cotechino, ma disgraziatamente ce le siamo mangiate. Vabbè, non è il caso di strapparsi i capelli e di fare piazzate in stile leghista. Cent'anni fa di tradizioni natalizie noi italiani non ne sapevamo molto più dei cinesi. Il Natale era una festa di precetto un po' più solenne; vabbè, c'era il presepe di Greccio, la vigilia di magro, «Tu scendi dalle stelle», poca roba. Tanto per dire, il primo albero di Natale in Italia fu realizzato al Quirinale dalla regina Margherita, quella che mangiava il pollo con le dita (speriamo che se le fosse pulite, prima di appendere le decorazioni); la grande maggioranza degli italiani scoprì l'abete decorato solo dopo il 1943, all'arrivo degli angloamericani. Babbo Natale era un perfetto sconosciuto, i regali li portavano Santa Lucia, San Nicola, Gesù Bambino e soprattutto la Befana. Insomma, abbiamo copiato quasi tutto anche noi, come i cinesi. Solo che loro l'hanno fatto più tardi, e ci hanno messo più impegno, sotto ogni profilo - capirai, sono più di un miliardo. Anzi, grazie a loro la tradizione natalizia si è diffusa ancor più capillarmente in tutti gli strati sociali: una volta le decorazioni costavano un capitale, ora invece un po'di addobbo possono permetterselo tutti.
E perfino il negoziante più tirchio ti rifila un gadgettino natalizio «made in China», mentre fino a qualche anno fa era già molto se ti diceva «'guri». Insomma, diciamolo: senza la Cina, queste feste di crisi sarebbero state le classiche nozze coi fichi secchi, quindi bando ai mal di pancia: il prossimo dicembre riappenderemo con rinnovato entusiasmo i manufatti del Lontano Oriente, e diremo ai bambini che provengono dal lontano e magico paese di Babbo Natale. Unica eccezione: le lucine intermittenti. L'imprecazione contro le stramaledette lucine cinesi che si fulminano appena comperate e mandano in corto l'impianto elettrico è ormai diventata una consolidata tradizione natalizia in tutte le famiglie. Ognuno di noi è convinto che con le lucine di fabbricazione italiana, quelle che si usavano quando eravamo piccoli noi, questo non succedeva. Costavano un capitale, ma ti duravano una vita. In realtà è vera solo la prima parte della frase. Difatti i nostri genitori, quelle lucine, non si sognavano nemmeno di comprarle. Ma quanto alla contraffazione dei ricordi d'infanzia, non ci battono nemmeno i cinesi.
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