Non si può più far finta di non vedere

ROSARNO - Notizie attualità - mer 13 gen 2010
di Claudio Costantini

La protesta dei braccianti africani a Rosarno
Dodici ore di lavoro per pochi euro ed un alloggio di cartone

Spesso molti fatti vengono conosciuti solo quando i mezzi di informazione ne parlano perché esplodono le contraddizioni, le proteste popolari o scoppiano le tragedie. Quello che è accaduto a Rosarno in questi giorni, le provocazioni contro gli immigrati di colore, tutti africani, e le conseguenti proteste non appartengono a quella categoria. E' da anni che si conosce lo sfruttamento senza nessuna tutela dei clandestini nell'agricoltura, specialmente al sud, e le antigeniche condizioni degli alloggi in cui sono costretti a vivere, alloggi di cartone dentro capannoni senza servizi igienici con un unico rubinetto per l'acqua potabile. Non si è fatto niente per affrontare il problema nemmeno dopo le denunce delle organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere e il reportage della BBC dell'inizio del 2009. Solo un anno fa a Castel Volturno in Campania vennero massacrati sei immigrati dalla camorra. Anche loro erano braccianti provenienti dall'Africa e lavoravano per pochi soldi nelle serre in condizioni di lavoro molto precarie, senza nessuna tutela. Ebbero il coraggio di scendere in strada e ribellarsi contro la camorra. Fu l'unica protesta in tanti anni contro la criminalità di tutta la provincia, ma non organizzata dagli abitanti del luogo. Una situazione analoga si è presentata a Rosarno, hanno sparato contro i braccianti senza fortunatamente lasciare morti sulla strada. Anche nella cittadina calabrese vi sono state proteste anche violente contro lo sfruttamento e la ‘ndrangheta. E ora nessuno può chiudere gli occhi davanti al dramma di persone che sono venute da noi per cercare un futuro e sono migliaia i braccianti agricoli in quelle condizioni. Ed è troppo facile invocare una generica giustizia o accoglienza umanitaria senza indicare i mezzi e le strade per attuarle. E' altrettanto sbagliato criticare in modo indiscriminato o magari tacciare di scarsa umanità le popolazioni di quei paesi anche loro vittime non solo della criminalità, ma anche di uno Stato spesso assente, non si farebbe altro che rendere più scorrevole la via dell'odio, della discriminazione, della xenofobia.

L'integrazione possibile

A Rimini ci si chiede: potrebbero anche qui capitare fatti analoghi a quelli di Rosarno o Castel Volturno? Sarebbe senz'altro azzardato dare una risposta perentoria. Meglio guardarsi intorno e vedere cosa si sta facendo, quale rapporto abbiamo noi anche personalmente con gli immigrati, quanti di loro sono diventati nostri amici, quanti lavorano insieme a noi. Sono cresciute in provincia le imprese di stranieri, soprattutto quelle artigiane per cui le associazioni di categoria aprono sportelli di informazione e assistenza, stessa cosa fanno i sindacati per i lavoratori di altre nazioni, il Comune e la Provincia, le Acli e la Caritas. Il lavoro stagionale nei nostri alberghi è sempre più tutelato e remunerato e questo grazie ai controlli istituzionali e alla deontologia di molti albergatori. La stragrande maggioranza dei figli di immigrati frequenta la scuola che è il luogo più importante per l'integrazione e la comprensione fra culture diverse dove si diventa amici senza i pregiudizi dei grandi. Vi sono corsi per stranieri pomeridiani gratuiti ed alcuni mirati alle donne con orari più consoni ai loro impegni. Tutto questo allontana le tensioni sociali. Non tutto è risolto - magari lo fosse - problemi ve ne sono e anche seri, ma si possono superare solo affrontandoli con mezzi adeguati e con la buona volontà.

 

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