Prendi al povero per dare al ricco

RIMINI - Notizie primo piano - mer 13 gen 2010
di Stefano Cicchetti

L'ennesima conferma dal rapporto Bankitalia
A pagare per la crisi sono i più deboli: tanto per cambiare

ll 10 per cento degli italiani possiede il 44 per cento del patrimonio di tutta la
nazione. 
Invece, la metà più povera degli italiani detiene appena il 10 per cento della ricchezza complessiva. Questi i dati diffusi dalla Banca d'Italia nel dicembre scorso; l'istituto centrale ci informa anche che nel 2008 la ricchezza delle famiglie italiane è diminuita del 5 per cento rispetto all'anno prima. Una brusca sterzata, visto che dal 1990 a oggi c'era stata una crescita costante proprio del 5 per cento l'anno. Inoltre, la riduzione della ricchezza non è valsa per tutti: tanto per cambiare, i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri. Così avviene dal 1990, quando Bankitalia ha iniziato questo tipo di rilevazioni, a oggi. Non sono valsi cambi di governo o andamenti internazionali. I ricchi si sono arricchiti con la destra come con la sinistra e la differenza con i poveri è aumentata sia che l'economia fosse in espansione sia durante le crisi più nere. Altra facile deduzione: a pagare per i vari crack sono stati, sono e saranno immancabilmente i più deboli.
A meno che intervenga la politica. Di cosa dovrebbe occuparsi, sennò? Ha bisogno di altri argomenti per convincersi che una distribuzione del reddito più equa è nell'interesse di una nazione nella sua interezza e non "solo" della sua pur grande maggioranza di meno abbienti? Basterebbero le rilevazioni sulla qualità della vita, cui si dedicano ogni fine anno i quotidiani economici.
Magari le classifiche divergono, i parametri cambiano, molte città possono recriminare di star meglio e altre si meravigliarsi di essere piazzate così in alto. Ma c'è un dato invariabile ogni anno e sul quale ogni tipo di statistica dice la stessa cosa: si vive meglio non laddove si produce più ricchezza, e cioè in Lombardia, Piemonte, Lazio. Ma dove la ricchezza è meglio distribuita: Triveneto, Emilia Romagna, Marche. E la Sicilia, da sempre in fondo alle graduatorie, non è la regione più povera del mezzogiorno, ma la più socialmente squilibrata.
D'altra parte un maggiore equilibrio non si raggiunge solo con tasse che massacrano i paperoni ed aiutano i paperini. Certo l'equità fiscale non guasterebbe ed assurdo continuare ad usare l'evasione come pressoché unico ammortizzatore sociale. Però le regioni più avanzate non hanno sistemi fiscali diversi e fanno anche loro una brava fetta di nero. Le loro carte vincenti sono altre: l'iniziativa individuale, l'enorme numero di piccole imprese e pubbliche amministrazioni "normali", che pur non brillando per snellezza ed efficienza garantiscono standard di servizi mediamente decenti.
Una politica che facesse il suo mestiere dovrebbe prendere i modelli che hanno dimostrato di funzionare per cercare di introdurli dove si fa diversamente. Dovrebbe prendere esatta coscienza dei conflitti in campo. Ma attenzione! La politica non la fanno solo i politici e i partiti. La facciamo tutti noi, compreso chi è convinto, e lo proclama, di non occuparsi di politica. Fa politica perfino chi non va mai a votare. Siamo noi che dobbiamo freddamente ragionare sulla nostra condizione e sui nostri interessi, per agire di conseguenza. Siamo noi, uno per uno, a sapere se apparteniamo a quel 10 per cento di privilegiati che si mangia fette sempre più grosse della nostra torta, oppure no.

 

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