Chi spezzò le ali a Michela?

RIMINI - Notizie sport - mer 16 dic 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport

La Carlini fu l’ultima grande ginnasta riminese, esclusa dalle olimpiadi per pura ingiustizia

Michela Carlini, nata a Rimini nel 1972, è stata l’ultima grande ginnasta della scuola riminese. Quella scuola che aveva avuto negli anni ’30, in Romeo Neri, il campione ineguagliabile.

Michela, bambina piuttosto timida ed introversa, venne a contatto con la ginnastica artistica in maniera piuttosto casuale: era stata condotta in palestra per seguire il fratello. Subito gli allenatori si accorsero che la bambina possedeva buone qualità: era minuta, ma forte, era determinata ed aveva coraggio e pertanto, dopo poco tempo,gli stessi insegnanti, dissero ai genitori di Michela di avere per la loro figlia progetti agonistici ambiziosi.

L’iter che la piccola seguì fu quello classico: palestra, palestra ed ancora palestra. Con il body della “Romeo Neri” esordì affrontando le prime gare e subito primeggiò. Il passo dalle competizioni promozionali a quelle di più alto livello fu breve. Raggiunse la nazionale. Un vero successo per una giovane atleta priva di santi in paradiso, la quale, in tutto, doveva contare esclusivamente su se stessa. La di lei vita cambiò: non più la famiglia a proteggerla ma un continuo via vai tra alberghi, palestre, Palazzetti dello Sport, maestri e psicologi. Tutto era programmato. Addirittura il cibo veniva pesato e razionato. Senza avvedersene, tra spostamenti in aereo, ritiri collegiali, gare su tutte le pedane europee, Michela aveva operato una scelta che la stava privando della adolescenza. Ma i successi fioccavano. Nel 1987 a sedici anni conquista una strepitosa medaglia d’argento ai giochi del Mediterraneo (in Siria), si impadronisce del titolo italiano individuale juniores ed ai Campionati Europei tenutisi a Mosca, si classifica prima tra tutte le atlete italiane.

Nel 1988 si celebravano i giochi olimpici a Seul. I dirigenti nazionali, addottorati nelle scienze luciferine e manovratori di intrighi si sprecarono in promesse ed assicurazioni. Poi la beffa. Nonostante si fosse classificata al secondo posto (dietro a Giulia Volpi) ai Campionati Nazionali, la lasciarono a casa. Al suo posto venne preferita una carneade qualunque, una certa Maria Cucuzza, catanese, la quale, nel ranking, era ben dietro la ginnasta di casa nostra. La Cucuzza in Corea finì quarantunesima; qualche anno dopo il suo conterraneo Pippo Baudo la lanciò come ballerina nello show Numero Uno; lasciando quali indelebili memorie, ciascun telespettatore lo potrà giudicare.

Ma intanto l’esclusione ingiusta aveva gettato Michela nello sconforto ed un umor negro e fuligginoso invelenì la solare anima della giovane campionessa. La carriera agonistica di Michela, iniziata all’età di sei anni si protrasse fino ai diciannove. Prese parte a dodici incontri internazionali, si misurò con i mostri sacri dell’est come: Daniela Silivas, Yelena Shushunova, Kerten Dagmar, Svetlana Boginskaya. Non intendo affermare che il vissuto sportivo di Michela, le ingiustizie subite, l’insensibilità mostrata da certi allenatori, le pressioni delle quali era fatta oggetto, abbiano provocato in lei traumi, tuttavia il non aver vissuto quelle che sono le fasi consuete per i giovani, ha lasciato un segno nella personalità di questa ragazza; segno che non ha impedito a Michela, di formarsi una famiglia e di avere due bellissimi figli.

Oggi, l’ex campionessa può permettersi di essere critica circa i metodi con i quali certi maestri impartivano (e lo fanno tutt’ora) i loro insegnamenti. Nel frattempo lavora presso la Polisportiva Celle di Rimini, (è responsabile della ginnastica artistica femminile) ed il suo è un insegnamento basato sull’amore e sulla disponibilità. Michela Carlini è una donna appagata, serena e colta. E’ conscia di aver vissuto un’esperienza inebriante che l’ha portata ad altissimi livelli, una esperienza che le ha dato successo e notorietà. Ma ormai si è conclusa. Oggi, con saggezza guarda il passato con freddezza e se rimpianti ne ha, certo non li palesa.

 

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